Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
ARTE CONTEMPORANEA
La quarta edizione di Homo Faber, diretta artisticamente da Es Devlin sull'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, si è chiusa il 30 settembre con circa 65mila visitatori, il 30% in più rispetto al 2024. Oltre 700 oggetti realizzati da più di 500 artigiani di 70 Paesi hanno raccontato la vitalità del lavoro manuale. Ma la sfida della Michelangelo Foundation va oltre la biennale: costruire una rete internazionale, favorire l'incontro con i collezionisti e sostenere la formazione delle nuove generazioni, affinché competenze e tradizioni non vadano perdute.
Alla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, il progetto realizzato con Arcolaio esplora il rapporto tra tessitura, automazione e corpo attraverso le potenzialità del telaio Jacquard
I capolavori storici trainano la settimana d'aste e incoronano nuovi record mondiali
Dalla Polonia a Milano, Agnieszka Fąferek racconta come ha costruito eastcontemporary, la galleria-ponte tra l’Italia, l’Europa orientale e l’Asia centrale, che cosa ha imparato sul mestiere di gallerista e come crede debba evolvere
Scomparso sabato 17 ottobre, all’età di 89 anni, nel 1975 fondò la Galleria Pieroni negli spazi del Bagno Borbonico, a Pescara. Nel 1979 l’attività si trasferì a Roma, in via Panisperna, diventando un punto di riferimento per le ricerche concettuali, ambientali e post-minimali
Scomparso a Parigi il 3 ottobre, all'età di 83 anni, Giovanni Lista è stato uno dei maggiori studiosi del Futurismo e delle avanguardie del Novecento. Ricercatore e direttore di ricerca al CNRS, ha contribuito a rinnovare la lettura internazionale del movimento attraverso studi su Marinetti, Balla, Boccioni e Russolo, restituendone la portata sperimentale e l'influenza sulle avanguardie successive. Fondamentali le sue ricerche sulla fotografia futurista, culminate nella mostra parigina del 1981, e la fondazione della rivista «Ligeia», punto di riferimento del dibattito critico dal 1988.
Dal 15 novembre 2026 al 4 aprile 2027, il Museo MA*GA di Gallarate presenta «Jago. Corpi esposti», mostra curata da Tommaso Zijno che mette in relazione le sculture di Jago con le opere di Adolfo Wildt, Emilio Vedova, Salvatore Scarpitta e Marinella Pirelli. Il corpo umano, la sua vulnerabilità e la sua esposizione alla violenza costituiscono il filo conduttore di un confronto tra linguaggi e generazioni differenti. Il progetto si estende a Milano, a Palazzo Lombardia, con l'installazione «Acqua», visitabile dall'11 novembre al 10 gennaio.
Scomparso a 67 anni dopo una lunga malattia, Peter Nagy è stato una figura di collegamento tra due stagioni decisive dell'arte contemporanea: la New York dell'East Village negli anni Ottanta e l'affermazione internazionale della scena artistica indiana. Artista vicino alla Pictures Generation e cofondatore nel 1982 della galleria Nature Morte con Alan Belcher, ha esposto precocemente Steven Parrino, Gretchen Bender e altri protagonisti dell'avanguardia americana. Trasferitosi a Nuova Delhi nel 1992, ha trasformato Nature Morte in una piattaforma di riferimento per artisti come Subodh Gupta, Bharti Kher, Jitish Kallat e il collettivo Raqs Media.
Articoli precedenti
Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.
Dalla lezione di Roberto Longhi all’amicizia con Giuseppe Zigaina, Daniela Ferrari e Riccardo Balzarotti raccontano la pittura di Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con persone e paesaggi. All’Antica Grancia di Serre di Rapolano, il dialogo con «Omelia contadina» di Alice Rohrwacher e JR riporta al presente la riflessione sulla scomparsa del mondo contadino e sulle trasformazioni ambientali e sociali
Siamo tornati a Recife, per la quinta edizione della fiera Art.PE: ampliata, colorata e, soprattutto, cosciente del proprio ruolo e della propria diversità, secondo le parole della direttrice Beth da Mata
Alla Collezione Maramotti l’artista basco riunisce una ventina di dipinti e due video in un percorso tra memoria, storia dell’arte e quotidiano
La Collezione Olgiati presenta una nuova retrospettiva, a cura di Vincenzo de Bellis, dell’artista in collaborazione con l’Archivio Jannis Kounellis
Costruito tra il 1879 e il 1883, l'Hôtel de Ville di Limoges era uno degli esempi più rappresentativi dell'architettura municipale francese della Terza Repubblica. Il palazzo, progettato da Charles-Alfred Leclerc, riprendeva il linguaggio neorinascimentale e alcuni caratteri dello stile Luigi XIII, guardando esplicitamente al modello del municipio di Parigi. Un'architettura concepita per esprimere l'autorità delle istituzioni civiche e, insieme, celebrare la storia artistica e manifatturiera della città.
Durante le proteste del 17 ottobre in Francia, un incendio ha devastato l'Hôtel de Ville di Limoges, costruito tra il 1879 e il 1883 su progetto di Charles-Alfred Leclerc e tutelato come monumento storico dal 1975. Il tetto e la torre dell'orologio, alta 43 metri, sono crollati, mentre secondo il prefetto dell'Alta Vienne due terzi della facciata sono andati perduti. Ispirato al municipio di Parigi, l'edificio rappresentava uno dei principali monumenti civici della città, con decorazioni dedicate alla sua storia artistica e alle tradizioni dell'oreficeria e dello smalto.
Da Frieze ad Art Basel Paris, fino ad Artissima: nell’arco di tre settimane il sistema (e il suo mercato) attraversa tre città, mobilitando centinaia di gallerie, collezionisti, musei, fondazioni e case d’asta. Un calendario che assomiglia sempre più a un’unica manifestazione distribuita su scala continentale, nella quale ogni città esercita una funzione diversa. E che pone una questione decisiva: l’Europa può ancora essere il centro del sistema globale dell’arte contemporanea?














