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Manuela De Leonardis
Leggi i suoi articoliCome un organismo vivente, la mostra «Pour tout faire, il faut une fleur» (Per fare tutto, ci vuole un fiore) (fino al 6 settembre) si nutre e respira di connessioni, scambi, sollecitazioni, coinvolgendo in questa conversazione «pluricellulare» l’intero edificio in Style Sapin del Musée des Beaux-Arts Le Locle (Mbal) nel Canton Neuchâtel, regione svizzera del Giura. A idearla e curarla, su invito della direttrice Federica Chiocchetti (in carica fino al 30 aprile), l’artista e grafico svizzero Nicolas Polli (cofondatore di «YET Magazine» e ideatore della piattaforma editoriale sperimentale CIAO Press) che, lasciando emergere componenti emotive e cognitive, ha coinvolto artiste e artisti svizzeri e internazionali (Ayed Arafah, Ruth van Beek, Linus Bill & Adrien Horni, Alina Frieske, Sabine Hess, Jeanne Jacob, Enzo Mari, Aldo Mozzini, Nicolas Polli, Olga Prader, Erin O’Keefe e Peter Fischli & David Weiss) in questa pluralità di sguardi. Fil rouge dell’intero progetto che intercetta pittura, fotografia, graphic design e «pratiche artistiche ibride» è la strofa della poesia di Gianni Rodari musicata da Sergio Endrigo nel 1974 (citata già nel titolo della mostra), memento irrinunciabile sul legame tra il singolo e il tutto, nel rispetto della natura simbolicamente rappresentata dal fiore, irrinunciabile germoglio creativo.
Un altro concetto fondamentale è quello del «dietro le quinte», sia in riferimento al lavoro di squadra sia come spazio fisico in sé: anche mettendo in mostra il retro delle tele, oppure nelle pagine del catalogo nel quale sono raccontate le diverse fasi del lavoro, attraverso le singole conversazioni tra il curatore e le artiste e gli artisti, ma anche durante l’allestimento nei tre piani dell’edificio e la costruzione di alcune opere, in particolare quelle di Enzo Mari e dell’artista palestinese Ayed Arafah con i suoi assemblaggi di pezzi di mobilio di scarto. L’omaggio al grande designer italiano e al suo concetto di democratizzazione del design, con il coinvolgimento diretto del consumatore nella produzione di mobili e oggetti d’arredo funzionali come alternativa al consumismo, è espresso anche nei pezzi costruiti per la mostra seguendo le indicazioni di «Autoprogettazione?» (1974), che alla sua conclusione saranno venduti a una cifra simbolica per essere rimessi in circolo. Diversamente, la Sala 03 ospita anche alcuni «sgabelli impossibili» («Les conspirateurs», 2010-25) del ticinese Aldo Mozzini, tra gli artisti con cui Polli collabora da tempo.
In questo percorso «aperto e flessibile» di cui fanno parte anche delle «opere satellite», oltre alla contaminazione di tecniche e poetiche si percepisce l’energia della sfida nel cambiare, talvolta, la direzione di un lavoro, come in «Lazybones n. 21» (2026) di Ruth van Beek, concepito come libro in forma di leporello di 12 pagine e trasformato in una sorta di paravento in cui le immagini ingrandite, ritagliate da vecchi manuali di economia domestica, diventano l’espressione di un’identità condivisa in cui le mani femminili anonime sono un autoritratto dell’artista stessa nel suo esercizio creativo. Nella Sala 06, invece, viene ricreato il «caos ordinato», ossimoro permettendo, dello studio di Polli, ad eterna memoria di quello di Bienne che l’artista dovrà presto lasciare, con il lungo tavolo ricoperto di schizzi, fotografie, libri, appunti (le ciabatte di platica sono al di sotto): ad accogliere il visitatore è l’immagine monumentale di un mozzicone di matita che, come afferma l’artista «funziona come Virgilio per Dante: una guida che accompagna metaforicamente sia i pensieri dell’artista sia del visitatore». Ancora uno spazio domestico, contenitore di ispirazioni e riflessioni, all’ultimo piano del Mbal con l’installazione «One Bed, Two Blankets, Eighty-five Rules», realizzata da Sabine Hesse & Nicolas Polli a partire dal 2023. È un invito alla condivisione di momenti intimi tra arte e vita che, però, prevedono anche delle regole come quella sacrosanta di «non iniziare una discussione seria prima del primo caffè della giornata».