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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliEra il 1831 quando da un’eruzione vulcanica apparve un lembo di terra tra la Sicilia e la Tunisia che prese il nome di Isola Ferdinandea. Immediatamente le potenze politiche dell’epoca avviarono una corsa alla conquista e, proprio mentre cartografi e generali piantavano bandiere sui confini, l’isola si inabissò sottraendo all’uomo la scelta e lasciando solamente il ricordo di un riverbero geopolitico. Oggi, quell’isola che non c’è continua a interpellarci attraverso un dialogo tra arte e storia.
È su questa linea tra emersione geologica e resistenza politica che si muove Elisa Giardina Papa (Medicina, Bo, 1979) con la sua nuova video installazione, «She Flickered In and Out of History», che sarà presentata all’Institute of Contemporary Arts (Ica) di Londra dal 17 giugno al 6 settembre. L’opera, curata da Andrea Nitsche-Krupp, trae ispirazione da questo evento storico quasi surreale che nell’arco di cinque mesi scatenò una disputa internazionale.
L’installazione rappresenta il capitolo cruciale di una trilogia che l’artista dedica alle storie dimenticate, sommerse o minori del Mediterraneo. Dopo il successo di «U Scantu: A Disorderly Tale», presentato alla 59ma Biennale di Venezia, Giardina Papa continua a indagare quelle forme di conoscenza e desiderio che le logiche egemoniche hanno cercato di archiviare come irrilevanti.
L’opera-video filmata tra le pendici dell’Etna, a Stromboli e lungo i vulcani sottomarini, costruisce un ecosistema visivo primordiale in cui l’isola è una materia instabile fatta di cenere, pomice e increspature marine. «L’isola è una mutaforma, spiega Elisa Giardina Papa nella sua dichiarazione di poetica. Materialmente ingovernabile, mette in scena una tensione tra emersione, accumulo, erosione e dispersione, sempre già nuova, sempre già scomparsa. Incomputabile e resistente alla cattura e alla misurazione, essa destabilizza lo sguardo imperiale e ordinatore, rendendo assurdi i progetti di conquista, passati e presenti. Per tutti noi coinvolti nel progetto, ha offerto una cornice per ripensare la sovranità, i confini e l’appartenenza».
L’installazione si espande inoltre in una dimensione multisensoriale con un componimento sonoro e poetico in lingua siciliana, scritto da Megan Fernandes, a partire dalle ricerche d’archivio dell’artista, che medita sul rifiuto dell’isola di farsi nazione.
Il percorso è arricchito da sculture in vetro e pietra vulcanica che sembrano trasudare i colori di un evento atmosferico reale: dopo l’eruzione del 1831, il rilascio di zolfo nell’atmosfera alterò la percezione della luce solare in tutto il mondo. Documenti dell’epoca riportano visioni di soli blu, verdi e viola dai Caraibi al Medio Oriente, un fenomeno che Giardina Papa traduce in tonalità saturate e profonde, quasi a voler materializzare l’eco cromatica di quella scomparsa.
Proprio per la sua rilevanza internazionale, l’esposizione presso l’Ica gode del supporto della Christian Levett Collection e del Musée Famm di Mougins. Il progetto ha inoltre ricevuto il prestigioso sostegno dell’Italian Council (2024), programma promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, consolidando una rete di collaborazioni con istituzioni come il Museo di Arte Moderna di Bogotà (Mambo), il Macte di Termoli, il centro di studi media e cultura della Brown University e Michelle Cristella.
Con «She Flickered In and Out of History», Elisa Giardina Papa conferma la sua capacità di trasformare la ricerca d’archivio in un’esperienza estetica potente, mostrando come ogni confine in natura, non sia altro che una costruzione destinata a inabissarsi.