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Gilbert & George, «Bale», 2013

© Gilbert & George. Courtesy Gilbert & George and White Cube

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Gilbert & George, «Bale», 2013

© Gilbert & George. Courtesy Gilbert & George and White Cube

A Mantova la Sonnabend Collection si rinnova

Gilbert & George e i grandi protagonisti della Pop Art raccontano un museo in movimento

Lavinia Trivulzio

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La Sonnabend Collection di Mantova conferma la propria vocazione di museo dinamico con un nuovo capitolo espositivo a Palazzo della Ragione, dove dal 10 settembre al 5 aprile 2027 la raccolta nata dalla visione di Ileana Sonnabend torna a trasformarsi, mettendo in dialogo opere storiche e nuove acquisizioni. Il progetto, promosso dal Comune di Mantova in collaborazione con Marsilio Arte e la Sonnabend Collection Foundation, inaugura in concomitanza con la trentesima edizione di Festivaletteratura e ribadisce una concezione del museo come organismo vivo, capace di modificare il proprio racconto nel tempo.

La scelta di rinnovare periodicamente il percorso permanente nasce direttamente dalla filosofia di Ileana Sonnabend, una delle figure più influenti del mercato e della cultura artistica internazionale del secondo Novecento. La gallerista rumena naturalizzata statunitense ha avuto un ruolo decisivo nella promozione di alcune delle ricerche che hanno cambiato il volto dell’arte contemporanea, dall’arte concettuale alla Pop Art, sostenendo artisti destinati a diventare protagonisti della scena mondiale. La sua collezione non è mai stata pensata come una raccolta chiusa bensì come un insieme in continua evoluzione, capace di seguire gli sviluppi della creatività contemporanea. Il nuovo appuntamento di Palazzo della Ragione concentra l’attenzione su Gilbert & George, il celebre duo britannico formato da Gilbert Prousch e George Passmore, artisti che dalla fine degli anni Sessanta hanno costruito una delle esperienze più originali dell’arte contemporanea internazionale. La loro ricerca ha cancellato il confine tradizionale tra opera e artista: Gilbert & George hanno trasformato sé stessi in parte integrante del loro lavoro, presentandosi come «sculture viventi» e utilizzando la propria immagine come strumento per osservare e mettere in discussione la società.

Il rapporto con la galleria Sonnabend risale al 1971, quando la loro performance «The Singing Sculpture» inaugurò la sede newyorkese della galleria, dando avvio a una collaborazione destinata a durare decenni. A Mantova vengono presentate otto opere emblematiche, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia, capaci di ripercorrere quasi sessant’anni di attività artistica e di affrontare i temi centrali della loro poetica: l’identità, la religione, la sessualità, la politica, la vita nelle metropoli e il rapporto dell’individuo con la contemporaneità.

Gilbert & George, «FREE HK», 2020. © Gilbert & George. Courtesy Gilbert & George and White Cube

Curata da Mario Codognato, la mostra accompagna il pubblico dagli esordi degli anni Settanta fino alla produzione più recente. Il percorso si apre con «The Bar II» del 1972, una monumentale opera a carboncino su carta che anticipa molte delle caratteristiche che renderanno celebre il linguaggio del duo britannico: la presenza fisica degli artisti, il senso di straniamento e la capacità di trasformare un ambiente quotidiano in una riflessione esistenziale. Negli anni Ottanta Gilbert & George arrivano alla forma espressiva che li renderà immediatamente riconoscibili: grandi composizioni a colori costruite attraverso una rigorosa struttura a griglia, vicine per dimensione e ambizione ai grandi cicli narrativi della storia dell’arte. Le loro immagini, apparentemente dirette e provocatorie, funzionano come affreschi della società contemporanea, dove simboli, slogan e riferimenti autobiografici si intrecciano in una rappresentazione complessa dell’uomo moderno.

Opere come «Piss Off!» (2014), «Bale» (2013) e «Beardway» (2016) mostrano la capacità di Gilbert & George di utilizzare il linguaggio popolare e la provocazione visiva per interrogare i cambiamenti culturali e sociali del nostro tempo. Il loro universo cromatico, ironico e spesso inquietante, mette lo spettatore davanti alle contraddizioni della società contemporanea, tra desiderio di appartenenza e senso di isolamento. Parallelamente alla mostra dedicata al duo britannico, Palazzo della Ragione rinnova il percorso permanente della Sonnabend Collection attraverso un importante avvicendamento di opere. Entrano così nella narrazione museale nuovi lavori di alcuni dei massimi protagonisti dell’arte americana del secondo Novecento, a partire da Andy Warhol e Roy Lichtenstein, due figure fondamentali della Pop Art, il movimento che negli anni Sessanta trasformò immagini della pubblicità, dei consumi e dei mass media in icone della cultura contemporanea.

Andy Warhol è stato il grande interprete della società dei consumi e della riproducibilità dell’immagine. Le sue celebri serie dedicate ai prodotti industriali, alle celebrità e ai simboli della cultura di massa hanno ridefinito il rapporto tra arte e quotidianità. A Mantova arrivano quattro tele dedicate ai «Flowers» del 1964, una delle serie più note della sua produzione, dove la semplicità dell’immagine nasconde una profonda riflessione sul rapporto tra natura, artificio e serialità. Roy Lichtenstein è invece uno degli artisti che più hanno contribuito alla trasformazione del linguaggio del fumetto in un codice artistico autonomo. Attraverso il caratteristico uso dei punti Ben-Day, delle linee nette e delle immagini ispirate ai comic book, Lichtenstein ha messo in discussione il confine tra cultura alta e cultura popolare. La nuova selezione comprende tre lavori su carta dei primi anni Sessanta, tra cui «Airplane» (1961), «Man with Coat» (1961) e «Knock Knock» (1961), opere che mostrano la precisione grafica e la forza iconica della sua ricerca.


Infine il nucleo dedicato a Jeff Koons, noto in tutto il mondo per le sue sculture monumentali ispirate alla cultura di massa e agli oggetti quotidiani, si avvale di altre due iconiche opere «Jim Beam -Barrel Car» (1986) e «Buster Keaton»(1988), quest'ultima originale rivisitazione lignea di un mito americano attraverso (i due lavori sostituiscono «Wild Boy and Puppy» e «Gazing Ball»). Da Gilbert & George alla Pop Art americana, insomma, il percorso di Palazzo della Ragione restituisce la vitalità di una collezione che continua a produrre nuove letture del presente.

Lavinia Trivulzio, 09 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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