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Redazione
Leggi i suoi articoliPochi avvenimenti solleticano la curiosità degli appassionati d'arte come i ritrovamenti sorprendenti, inaspettati, conseguiti più o meno casualmente in un mercatino dell'usato, o nella soffitta di una vecchia casa di famiglia, dove opere preziose risiedevano senza che i proprietari fossero a conoscenza del reale valore. Probabilmente, oltre all'interesse per una storia avvincente, a muovere gli entusiasmi c'è il pensiero: «perché non potrebbe accadere anche a me?».
D'altra parte, le antiche dimore di oggi sono il frutto di una stratificazione di bellezza nata principalmente negli anni del boom economico, un’epoca in cui l’Italia non si limitava a ricostruire la propria economia, ma sanciva il proprio status attraverso un collezionismo colto e capillare. Anni in cui le famiglie della nuova classe media sceglievano di circondarsi di arredi, dipinti e oggetti di pregio, emulando il gusto delle antiche élite aristocratiche e trasformando, di fatto, le case italiane in una costellazione di piccoli scrigni di inaspettati tesori.
La questioni diventa allora scovarli, questi tesori, o accorgersi di averli sotto mano. Se farlo individualmente risulta spinoso e affidarsi casualmente a un mercante d'arte potrebbe nascondere insidie, una buona soluzione diventa allora rivolgersi a una casa d'asta. Di frequente le maison accettano di effettuare sopralluoghi, oppure aprono le porte delle loro sedi a giornate di valutazione. Il meccanismo è rassicurante: il guadagno della casa d'aste deriva da una percentuale sulla vendita; ne deriva che l'interesse del cliente - massimizzare il profitto - coincide con quello della società a cui si affida.
Molti italiani posseggono opere di artisti stranieri di cui ignorano il valore. Il proprietario di un dipinto del pittore serbo Lubarda mai avrebbe immaginato di poter ricavare 116.000 euro dalla sua vendita.
Uno strano divanetto orientaleggiante trovato dal proprietario nella casa ereditata da un bisnonno era un pezzo di rilievo dell’ebanista di fine ‘800 Eugenio Quarti. Lo ha riconosciuto Gino Bosa, responsabile del dipartimento di design di Capitolium Art. Venduto a 39.060 euro
Un'occasione di questo tipo si presenterà a Palermo, sabato 18 e domenica 19 aprile, quando Capitolium Art, al Grand Hotel et des Palmes, metterà i suoi esperti a disposizione del pubblico per due giornate di valutazione dei loro beni. Un servizio esteso a una vasta gamma di oggetti. Non si parla insomma di valutare soltanto opere d’arte, gioielli e orologi, monete o banconote, bottiglie di vini e distillati, come anche abiti e accessori. Per non parlare degli oggetti esotici:.«Nel corso dei secoli - spiega Mariateresa Rusconi, curatrice dell’evento palermitano - l’arte di culture lontane è affluita copiosamente in Europa e sono moltissime le famiglie che posseggono manufatti a cui non sanno dare un valore. Per questo è importante rivolgersi a specialisti in grado di identificare e valorizzare i nostri beni».
Gli specialisti da consultare sono professionisti come Giano Del Bufalo, responsabile del dipartimento di Wunderkammer, Curiosities & Etnografica di Capitolium, nonché volto noto della trasmissione televisiva Cash or Trash, il factual sul mercato dell’arte in onda da più di quattro anni. Insieme a lui Gino Bosa e Stefano D’Onghia, altri due protagonisti del programma TV, e una squadra complessiva di ben undici esperti.
Se il discorso pare troppo astratto, ecco qualche esempio virtuoso. La sola Capitolium Art, l'anno scorso ha scovato un frammento pittorico anonimo che le indagini hanno ricondotto alla mano di Artemisia Gentileschi (poi venduto per 182,7 mila euro); come anche un insolito divanetto dalle linee orientaleggianti, che si è rivelato essere un capolavoro dell’ebanista Eugenio Quarti, battuto in asta a 39 mila euro. Tutte opere ritrovate e rivalutate in modo inaspettato, come anche un dipinto del pittore serbo Peter Lubarda, passato di mano per 116 mila euro.
Ma al di là del possibile guadagno, eventi come questo rappresentano un'occasione per guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda, nella consapevolezza che dietro ogni oggetto può celarsi una storia pronta per essere raccontata e, finalmente, valorizzata.
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