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Fino al 30 agosto, Casa Cavazzini-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine presenta «Impressionismo e modernità. Monet, Van Gogh, Picasso, Kandinsky, Magritte. Capolavori dal Kunst Museum di Winterthur» (catalogo Moebius), una mostra che riunisce 84 opere di alcuni tra i più grandi artisti tra Otto e Novecento. Prodotta dalla Regione Friuli Venezia Giulia con PromoTurismoFVG, Comune di Udine e MondoMostre, la rassegna è curata da David Schmidhauser, capo curatore del Kunst Museum di Winterthur, e da Vania Gransinigh, responsabile dell’unità organizzativa Civici Musei di Udine e conservatore responsabile di Casa Cavazzini.
L’occasione della mostra è data dall’ampio restauro al quale è attualmente sottoposto l’edificio principale del museo svizzero, ma la scelta di Udine non è casuale: la collezione di arte francese dall’Impressionismo alla modernità di Winterthur (Ambroise Vollard lo descrisse come «le charmant musée», un tempio dell’arte francese) si fonda essenzialmente sul contributo di collezionisti e mecenati privati desiderosi di condividere con il pubblico le loro crescenti collezioni. Infatti, il loro impegno portò, nel 1916, all’inaugurazione di un museo dedicato, a quei tempi una rarità per la Svizzera. Grazie a generose donazioni il nucleo di opere impressioniste e postimpressioniste, che ancora oggi contraddistinguono la collezione museale, crebbe progressivamente fino a includere, grazie a ulteriori donazioni come quelle di Jezler e Wolfer nel secondo dopoguerra, lavori dalla modernità all’Astrattismo. A Udine, invece, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, il cui patrimonio di oltre 4mila opere (da Carlo Carrà a Filippo de Pisis e Giorgio Morandi, da Roy Lichtenstein a Willem de Kooning) dal 2012 ha sede a Casa Cavazzini, ha ereditato il nucleo di opere della Galleria d’Arte Moderna costituito a partire dal lascito del ricco commerciante Antonio Marangoni a fine Ottocento, progressivamente arricchito con opere, tra le altre dei fratelli Dino, Mirko e Afro Basaldella. Il mecenatismo privato di Winterthur, che all’inizio del XX secolo volge consapevolmente lo sguardo a Parigi, contrastando apertamente il provincialismo culturale della Svizzera, dialoga così con l’eredità pubblica dell’udinese Marangoni.
Il percorso espositivo, che attraversa oltre mezzo secolo di ricerca artistica, espone capolavori, tra gli altri, di Vincent Van Gogh, Claude Monet, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Pablo Picasso, Piet Mondrian, Vasilij Kandinskij, René Magritte, Max Ernst, Paul Klee e Giorgio de Chirico, proponendo un ampio racconto delle trasformazioni che hanno attraversato l’arte europea tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, mettendo in luce la nascita della modernità artistica attraverso alcune delle sue correnti fondamentali.
Accanto ai capolavori impressionisti, tra gli altri, di Monet («Nave ormeggiata a Fécamp» del 1868 e «Belle-île, tramonto» del 1886), Pissarro («Boulevard Montmartre, martedì grasso, tramonto», 1897), Renoir («Donna che si asciuga», 1912-14), e quelli postimpressionisti di Pierre Bonnard («Giovane nuda davanti al camino», 1919), Édouard Vuillard e Maurice Denis, i curatori hanno selezionato opere paradigmatiche della rivoluzione cubista, da Picasso («Bambina con il cerchio», 1920) a Juan Gris («Bottiglia e compostiera», 1920) e Fernand Léger («Le due donne e la natura morta (primo stato)», 1920) e surrealista (René Magritte, Max Ernst, Yves Tanguy e Giorgio de Chirico), seguendo anche le ricerche che conducono all’Astrattismo, cui è dedicata l’ultima sezione.
Agli esiti radicali del concretismo geometrico di Piet Mondrian («Composizione A», 1932) e del gruppo olandese De Stijl è qui accostata l’astrazione organica, più libera e poetica, di Paul Klee («Fioritura», 1934), Vasilij Kandinskij («Forma di scala (su macchie)», 1929) e Sophie Taeuber-Arp («Piano profilato in curve», 1935). Nel percorso espositivo non manca la scultura, esemplificata da alcuni di più importanti maestri dell’epoca: dai bronzi di Auguste Rodin (Pierre de Wissant (Nudo monumentale), 1885-87 ca), Edgar Degas («Cavallo fermo»,1881 ca), Medardo Rosso («Ritratto di Henri Rouart», 1890) e Aristide Maillol, a Constantin Brancusi e Hans Arp, che chiude il percorso con le sue sculture e rilievi astratti.
Vincent van Gogh, «Joseph Roulin», 1888, Kunst Museum Winterthur. Foto: SIK-ISEA, Zürich (Martin Stollenwerk)
Wassily Kandinsky, «Forma di scala (su macchie)», 1929, Kunst Museum Winterthur. Foto: Hans Humm, Zürich