Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Grigory Gluckmann, «Daydreams», anni ’50-’60, The Morus Art Foundation

Image

Grigory Gluckmann, «Daydreams», anni ’50-’60, The Morus Art Foundation

Ad Aosta la tecnica antica di Grigory Gluckmann

Il Museo Archeologico Regionale dedica al pittore americano di origine bielorussa la prima antologica organizzata in Italia

Grazia Mazzarri

Leggi i suoi articoli

Il Museo Archeologico Regionale di Aosta prosegue gli approfondimenti sull’arte moderna tra Otto e Novecento presentati nel corso degli anni proponendo, dal 28 febbraio al 2 giugno 2026, «Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia» (catalogo Mandragora), la prima antologica dedicata in Italia al pittore americano di origine bielorussa. Curata da Valeria Gorbova e Daria Jorioz, la mostra riunisce 35 dipinti che documentano il lavoro di un autore apprezzato in Europa e negli Stati Uniti, la cui carriera riflette la storia più ampia dell’esilio artistico e della migrazione culturale del ’900. 

Nato nel 1898 a Polotsk, allora parte dell’Impero Russo, Grigory Gluckmann nel 1917 entrò alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca, ma nel 1920, nel pieno degli sconvolgimenti rivoluzionari, abbandonò gli studi ed emigrò a Berlino, che lasciò nel 1924 per recarsi in Italia. I nove mesi trascorsi a Firenze, dove lavorò sistematicamente nei musei e, per la prima volta, in uno studio tutto suo, si rivelarono decisivi nella sua formazione artistica: lo studio della pittura rinascimentale lo spinse ad adottare la tecnica della pittura su tavola, che impiegò per tutta la sua carriera. Durante il soggiorno italiano partecipò alla 14ma Biennale di Venezia, entrando così nel circuito espositivo internazionale. Sempre nel 1924 Gluckmann si stabilì a Parigi, dove la sua prima mostra personale alla Galerie Druet attirò l’attenzione dei principali critici. Negli anni Venti e Trenta espose regolarmente nei maggiori salon parigini, tra cui il Salon des Tuileries e il Salon d’Automne, entrando così a far parte dell’École de Paris, la comunità composta perlopiù da artisti stranieri attivi in città.

Durante gli anni Trenta, caratterizzati da un’intensa attività espositiva e da una crescente visibilità sulla scena artistica parigina (nel 1937 gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Salon di Parigi), Gluckmann dipinse soprattutto caffè parigini («Rêverie (Due donne al caffè)»), folle di abitanti della città, scene di vita urbana («Un angolo di Parigi») ed episodi della Parigi notturna. Non mancano composizioni con nudi femminili sensuali, nei quali Gluckmann si rifà alle tecniche degli antichi maestri. Nel trattamento del nudo femminile, la materia smaltata delle tavole dipinte rinvia all’antica tecnica ad olio su supporto ligneo, fatta di sovrapposizioni di sottilissimi impasti, come in un’opera della maturità assegnabile al periodo americano, «Composition», presente in mostra.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo costrinse nuovamente all’esilio. Dopo un periodo nel Sud della Francia, nel 1941 emigrò negli Stati Uniti con l’aiuto del violinista Jascha Heifetz, che sarebbe diventato uno dei suoi più importanti collezionisti, stabilendosi tra New York e Los Angeles. Dagli anni Quaranta fino ai primi anni Settanta, periodo durante il quale ottenne altri importanti riconoscimenti (nel 1945 il Watson F. Blair Prize dall’Art Institute of Chicago, nel 1948 fu nominato Respected Fellow della Royal Society of Art di Londra e nel 1968 divenne membro della Benjamin Franklin Society of Art) proseguì la sua produzione artistica e l’attività espositiva negli Stati Uniti. Morì a Los Angeles nel 1973.

Grigory Gluckmann, «Composition», anni ’50-’60, The Morus Art Foundation

Grazia Mazzarri, 27 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Ad Aosta la tecnica antica di Grigory Gluckmann | Grazia Mazzarri

Ad Aosta la tecnica antica di Grigory Gluckmann | Grazia Mazzarri