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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliDal 30 ottobre 2026 la Pinacoteca Agnelli di Torino dedicherà una grande retrospettiva ad Alberto Savinio (Atene, 1891-Roma, 1952), figura cardine e ancora sorprendentemente attuale del Novecento europeo. La mostra si propone di restituire la complessità di un artista che fu insieme pittore d’avanguardia, intellettuale cosmopolita e instancabile sperimentatore, mettendo in luce il suo contributo rivoluzionario alla pittura e la sua capacità di dialogare con il presente. Savinio viene così presentato come autore «classico» e insieme postmoderno, uomo rinascimentale e artista del futuro, in una definizione che coglie appieno la natura proteiforme del suo lavoro.
«Quando l’artista è una “centrale creativa”, è stupido chiudersi dentro una singola arte», scriveva Savinio, rivendicando con lucidità la propria vocazione multidisciplinare. Pittore, musicista, scrittore, drammaturgo e critico, fu una delle personalità più colte e libere del suo tempo. Meno celebre del fratello maggiore Giorgio de Chirico, ma non meno originale, Savinio attraversò linguaggi e discipline riversando in ciascuno un immaginario colto, ironico e visionario.
Nato ad Atene da genitori italo-dalmati, Andrea Francesco Alberto de Chirico trascorse l’infanzia in Grecia, lasciandogli un’eredità culturale che segnerà profondamente la sua opera. Dopo gli studi musicali ad Atene e a Monaco di Baviera, il contatto con la filosofia tedesca, la musica wagneriana e la pittura simbolista, nel 1911 approda a Parigi, dove frequenta Apollinaire, Picasso e le avanguardie. Tornato in Italia durante la Prima guerra mondiale, partecipa alla nascita della pittura metafisica e avvia un’intensa attività letteraria.
È soprattutto tra gli anni Venti e Trenta che la sua pittura raggiunge esiti memorabili. Miti classici reinventati, figure ibride, manichini, architetture teatrali e «giocattoli» enigmatici popolano scenari sospesi tra sogno e memoria. Un vocabolario visivo denso e ambiguo, in cui classicità e avanguardia convivono senza gerarchie. Fino alla morte, nel 1952, Savinio continuerà a sperimentare, confermandosi non tanto un pittore in senso stretto, quanto «una fabbrica d’idee».
La retrospettiva torinese promette di restituire questa ricchezza, offrendo l’occasione di rileggere Savinio come uno dei grandi interpreti della modernità, capace ancora oggi di interrogare il nostro sguardo e il nostro tempo.
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