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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliLa notifica - con conseguente prelazione - c'era, ma lo Stato italiano ha infine scelto di sfilarsi dalla gara per la «Tebaide» di Beato Angelico, eccezionalmente in asta da Pandolfini, a Firenze, il 20 maggio. Spazio dunque all'offerta privata, che si è contesa il dipinto di 68,5x56 centimetri fino ai 360 mila euro a cui è stato battuto, superando le aspettative della vigilia che lo stimavano 150-200 mila euro.
Del resto, l'occasione era ghiotta. L'opera, che in ogni caso dovrà rimanere in Italia grazie al vincolo posto dalla Sovrintendenza, che ne ha stabilito l'interesse nazionale, era scomparsa dalla circolazione dal 1970. E più in generale, negli ultimi venticinque anni solo dieci opere di Beato Angelico sono passate in asta. Finestre rarissime da cui affacciarsi è quasi d'obbligo.
In questo caso, gli offerenti si sono ritrovati a osservare, e desiderare, il deserto di Tebe, luogo simbolico della tradizione cristiana, dove vivevano gli antichi eremiti. Nel dipinto compaiono monaci, santi e asceti immersi in una natura silenziosa, intenti nella preghiera e nella meditazione. L’immagine si ispira alle «Vitae Patrum», le storie dei Padri del deserto, testi molto diffusi tra Medioevo e Rinascimento perché rappresentavano un ideale di vita spirituale austera e contemplativa.
Il dipinto era passato in asta a Firenze nel novembre del 1970 e successivamente se ne erano perse completamente le tracce. Eppure l’opera continuava a vivere nelle fotografie in bianco e nero, nei cataloghi e nelle discussioni critiche, che l’hanno sempre riconosciuta come autografa. La sua riscoperta è particolarmente importante perché può essere messo in relazione diretta con un’altra «Tebaide» conservata al Museo di San Marco, già agli Uffizi e recentemente esposta nella grande mostra dedicata al maestro tra Palazzo Strozzi e San Marco. Le due tavole appaiono quasi identiche, tanto da far pensare all’utilizzo dello stesso disegno preparatorio. Oggi questo potrebbe sorprendere, ma nel primo Rinascimento il concetto moderno di originalità non esisteva ancora. Gli artisti replicavano spesso composizioni particolarmente richieste, soprattutto per ambienti religiosi e monastici.
Resta ancora aperta la questione della destinazione originaria dell’opera. Alcuni studiosi la collegano all’ambiente vallombrosano, anche per i rapporti della famiglia Bartolini Salimbeni - antichi proprietari del dipinto - con la chiesa di Santa Trinita a Firenze. Altri invece ritengono più probabile una provenienza camaldolese, legata alla figura del monaco umanista Ambrogio Traversari, che nel 1423 tradusse dal greco le Vitae Patrum, contribuendo alla diffusione di questi racconti spirituali nell’Italia del Quattrocento. La provenienza conosciuta dell’opera parte proprio dalla collezione Bartolini Salimbeni per poi arrivare all’asta fiorentina del 1970 e infine a una collezione privata, dove il dipinto è rimasto invisibile per mezzo secolo.
Fra Angelico, detto Beato Angelico (Firenze, ca. 1395 - 1455), «Tebaide», tempera su tavola trasportata su tela, cm 68,5x56. Venduta a 360 mila euro
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