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Salvatore Garzillo (Salgar), «L'ho vista, è lì sul fondo»

Galleria Patricia Armocida

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Salvatore Garzillo (Salgar), «L'ho vista, è lì sul fondo»

Galleria Patricia Armocida

Appunti di un cronista. Le cartografie umane di Salvatore Garzillo in mostra a Milano

Dalla cronaca nera al disegno, alla Galleria Patricia Armocida l'artista trasforma storie dure e reali in immagini poetiche sull’animo umano

Carlotta Mascherpa

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«Chi ha paura del disegno?» Era il titolo di una bella mostra di qualche anno fa, di disegni del Novecento da una collezione privata milanese. Ma la domanda calza a pennello per un singolare artista, che per mestiere ha scelto la cronaca nera, e che forse per sopravviverle ha deciso di sublimare le sue storie disegnando immagini che sono quasi epigrammi. Così, fino al 28 marzo, Salvatore Garzillo torna in mostra nella sede milanese di Patricia Armocida con “Cartografie Umane, appunti di un cronista”. Come spiega, “chi torna da un viaggio, breve o lungo che sia, porta con sé una mappa. Queste non sono fotografie, neppure radiografie. Sono cartografie umane”.

Una serie di piccole opere su carta, fogli staccati dai suoi taccuini di appunti, sui quali crea figure e paesaggi immaginari spesso corredati da qualche parola, in un equilibrio sottile tra riflessioni amare e ironia. In un formato che gli è ormai consono (il quadernino che il giornalista porta con sé e sul quale annota), Salgar riesce a intitolare i piccoli schizzi con rimandi che derivano dalle cronache stesse per sconfinare nella poesia, nell’emozione, nella leggerezza, e che un po´ ricordano gli aforismi buffi di Fischli e Weiss.

Una serie di carte più grandi, appartenenti a un nuovo progetto, vede personaggi criminali raffigurati su mappe o atlanti stradali, ancorati al loro territorio e ai loro misfatti, e dichiarati nelle loro sembianze, o trasformati in animali che li rappresentano, connotandone i tratti salienti. Il “dutturicchio”, invisibile e discreto fac totum attivo da decenni, diventa una balena per la sua longevità e capacità di rimanere nel limbo, nelle profondità marine, per lunghi periodi, un pellicano è simbolo della voracità criminale di un personaggio non identificato che opera, secondo la mappa, attorno al delta del Po. Un bestiario malefico, una rivisitazione delle favole di Esopo in un mondo di valori sottosopra, in cui quello che a prima vista può sembrare quasi un monumento nasconde un potente atto di denuncia.  Arte concettuale anche se figurativa, sembra quasi di scorgere un messaggio sociale, che si cela in una dialettica tutta partenopea.

Carlotta Mascherpa, 17 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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