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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliRompere il quadro, disseminare la pittura nello spazio, ridurla a superficie, supporto, colore. Il lavoro di Pino Pinelli nasce da qui: dal confronto con la storia della pittura, più che nel proseguirla, dalla necessità di ridefinirne il senso. Con l’uscita nel 2028 del Catalogo generale a lui dedicato, a cura di Marco Meneguzzo, si ricostruisce in modo sistematico un percorso coerente e radicale, segnato da passaggi decisivi e da una continua verifica del linguaggio pittorico.
Nato a Catania nel 1938, Pinelli si forma nella sua città e nel 1963 si trasferisce a Milano, attratto da un ambiente animato da Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani. Dopo i Premi San Fedele, nel 1968 tiene la prima personale alla Galleria Bergamini. All’inizio degli anni Settanta avvia una riflessione sul rapporto tra tradizione e innovazione, concentrata sulla superficie pittorica. Nascono le Topologie e i Monocromi, attraversati da minime variazioni. In questo contesto il suo lavoro viene accostato alla «pittura analitica» secondo Filiberto Menna. Dal 1976 la svolta: abbandona tela e telaio, riduce le dimensioni e dispone la pittura nello spazio in elementi distinti. È una rottura con il quadro e con il suo valore simbolico.
La parete entra nel lavoro, gli elementi si moltiplicano e seguono traiettorie leggere, in una logica di disseminazione. Il catalogo segue questa ricerca anche nella sua dimensione operativa. Meneguzzo ricordava già nel 2023 come «tre elementi blu, identici solo in apparenza sono cinque, dieci, quindici mani dello stesso colore». Un esempio che chiarisce l’attenzione alle «varianti» e all’analisi del fare pittura proprio di Pinelli. Nel tempo il suo lavoro ha ottenuto riconoscimenti internazionali, fino alla monografica al Multimedia Art Museum di Mosca e all’ingresso al Centre George Pompidou nel 2017.
Oggi le sue opere restano presenze autonome nello spazio. E il catalogo ragionato le restituisce come sistema aperto, offrendo uno strumento per leggere un percorso che ha rimesso in discussione l’idea stessa di pittura.
I collezionisti di opere di Pinelli non archiviate sono invitati a contattare l’archivio.
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