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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliTra le sezione più amate e riconoscibili di Art Basel, a Basilea, c'è sicuramente Unlimited, lo spazio che raccoglie le opere che superano i confini del tradizionale stand fieristico. Fin dalla sua nascita, il settore offre a gallerie e artisti un palcoscenico senza pari per la presentazione di progetti di scala monumentale, complessità e ambizione. L'edizione 2026 (18-21 giugno) riunisce 59 grandi progetti presentati da 66 gallerie internazionali. Curata per la prima volta da Ruba Katrib, Chief Curator e Director of Curatorial Affairs del MoMA PS1, l'edizione di quest'anno mette in primo piano artisti le cui pratiche si confrontano con urgenza con le condizioni politiche, sociali ed ecologiche del presente.
«L'edizione di Unlimited di quest'anno accosta pesi massimi della storia dell'arte a nuove produzioni, alcune delle quali realizzate specificamente per questa sezione», ha raccontato Ruba Katrib. «Spaziando dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, gli artisti rispondono ai turbamenti politici e sociali attraverso svariati registri estetici. Le loro opere rivelano i modi acuti in cui gli autori si sintonizzano su dettagli, sfumature e condizioni che spesso diventano leggibili solo a posteriori. I dialoghi che ne scaturiscono sono rivelatori e, a tratti, inaspettati».
Spaziando tra sculture monumentali, installazioni immersive, immagini in movimento, performance e ambienti su larga scala, Unlimited offre ai visitatori una rara opportunità di confrontarsi con alcune delle produzioni artistiche più ambiziose del nostro tempo. Ecco alcune delle più attese.
Ed Ruscha, A, B, C (1987). Courtesy of Gagosian
L'installazione «Untitled (2018)» di Isa Genzken, presentata da Galerie Buchholz, Hauser & Wirth e David Zwirner, un grande ambiente composto da finestrini di aeroplani e sedili passeggeri abbandonati. L'opera inverte la logica dell'osservazione, trasformando gli spettatori nei soggetti osservati, mentre riflette sui temi della mobilità, della sorveglianza e della fragilità della vita globale contemporanea.
Il film in CGI «Writing A Play (dark blue orchard) (2023)» di Helen Marten, presentato da Sadie Coles e Greene Naftali, doppiato dall'attrice Gwendoline Christie. Nel video, ricorrenti personaggi non umani abitano un mondo psicologicamente carico, plasmato dal linguaggio, dall'immagine e dal senso di inquietudine.
L'opera «A, B, C (1987)» di Ed Ruscha, presentata da Gagosian, un raro lavoro monumentale originariamente concepito per la Miami-Dade Public Library e conservato a lungo nella collezione privata dell'artista, che estende la sua duratura esplorazione del linguaggio inteso come immagine.
L'installazione «Dead End Tunnel Folded into Four Arms with Common Walls (1980)» di Bruce Nauman, presentata da Hauser & Wirth, uno degli ambienti storici e fondamentali dell'artista, che mette il visitatore a confronto con il disorientamento, la frustrazione e la tensione psicologica attraverso una struttura architettonica labirintica.
Alfredo Jaar, The Power of Words (1984/2021). Courtesy Lelong
Il progetto «Exhibition M: A Re-enactment (2023-2026)» di Goshka Macuga, presentato da Kate MacGarry e Rüdiger Schöttle, in collaborazione con Vistamare, che unisce arazzi e performance dal vivo. Ispirato all'opera «Le Musée Imaginaire» di André Malraux, il lavoro attiva l'immaginario storico attraverso la scultura, la coreografia e la critica istituzionale.
La scultura «Homo, Composition in Metal (1930-1931)» di Oskar Schlemmer, presentata da Leandro Navarro e Thaddaeus Ropac, che riduce la figura umana sotto l'influenza degli ideali di proporzione, creando una disposizione ritmica che introduce un senso coreografico di movimento tra il corpo e lo spazio.
L'ambiente «A libation in Uncertain Times (2024)» di Theaster Gates, presentato da White Cube, una monumentale installazione composta da oltre 1.000 bottiglie di sake disposte su tradizionali scaffalature in legno, capace di trasformare l'artigianato, il rituale e la memoria materiale in un ambiente scultoreo e contemplativo.
L'opera «Knowing My Enemy (2002)» di Tracey Emin, presentata da White Cube, incentrata su una capanna balneare recuperata a Margate e collocata sopra una struttura a molo in legno. Accompagnata da documenti relativi al padre dell'artista, l'installazione esplora la memoria, l'eredità, la vulnerabilità e la perdita.
L'installazione «The Power of Words (1984/2021)» di Alfredo Jaar, presentata da Jean-Kenta Gauthier, Goodman Gallery, Lelong, Lia Rumma e Thomas Schulte, un lavoro precoce e presago che combina proiezioni di immagini di stampa, luci al neon e oggetti trovati per esaminare la rappresentazione dei media e la politica delle immagini.
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