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Marta Ortiz. Foto: Casa de America/Flickr

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Marta Ortiz. Foto: Casa de America/Flickr

Bogotá, crisi infinita al Mambo: si dimette la direttrice dopo le accuse, vuota anche la direzione artistica

Il Museo di Bogotá attraversa una profonda crisi di governance: la direttrice Martha Ortiz si dimette dopo accuse di molestie e clima lavorativo tossico, a poche settimane dal licenziamento del direttore artistico Eugenio Viola. Lettere aperte, comunicazioni opache e vuoti decisionali espongono una frattura tra istituzione e comunità culturale.

Sophie Seydoux

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Il Museo di Arte Moderna de Bogotá entra in una fase di instabilità che investe insieme governance, credibilità e relazione con il sistema dell’arte. Nel giro di poche settimane, l’istituzione perde le due figure apicali: la direttrice Martha Ortiz si dimette tra accuse di molestie e gestione tossica del personale, mentre resta vacante la direzione artistica dopo il licenziamento di Eugenio Viola, rimosso a febbraio dopo sette anni di mandato.

Le dimissioni di Ortiz arrivano a soli due mesi dall’avvio effettivo della sua direzione operativa. Proveniente dal settore dei media, senza un profilo curatoriale o museale consolidato, la sua nomina aveva già segnato una discontinuità nella linea dell’istituzione. La crisi esplode con accuse interne legate al clima lavorativo e alla gestione del personale, che si sommano a un contesto già compromesso dalla precedente decisione del consiglio.

Il licenziamento di Viola rappresenta infatti l’innesco della frattura. La rimozione viene comunicata via social, senza spiegazioni dettagliate e con i commenti disattivati. Una scelta che interrompe ogni possibilità di confronto pubblico e innesca una reazione immediata. Oltre 140 figure del sistema artistico colombiano – tra artisti, curatori e direttori – firmano una lettera aperta chiedendo trasparenza e motivazioni formali. Il documento denuncia un metodo decisionale percepito come autoritario e segnala un rischio reputazionale per il museo.

La risposta istituzionale non ricompone il conflitto. Il museo parla di “processo di discussione” con il direttore artistico su struttura e risorse, senza entrare nel merito delle divergenze. La comunicazione insiste su apertura e dialogo, ma resta generica. Un indirizzo email dedicato al confronto risulta non funzionante. Il disallineamento tra dichiarazioni e pratiche diventa un elemento centrale della crisi. Nel frattempo, la programmazione espositiva prosegue senza interruzioni formali. L’apertura della mostra personale di Ana María Rueda, significativamente intitolata El caos sensible, avviene nello stesso giorno della comunicazione ufficiale sulla rimozione di Viola. Il calendario regge, la struttura decisionale no.

Le parole dello stesso Viola chiariscono la natura del problema. Il curatore sostiene di aver segnalato già nel 2025 criticità strutturali e deterioramento delle condizioni di lavoro, senza ricevere risposta. La sua lettura introduce un tema più ampio: la gestione museale come equilibrio tra autonomia curatoriale e governance amministrativa. Quando questo equilibrio salta, la programmazione diventa un elemento secondario rispetto alla tenuta istituzionale. Il consiglio di amministrazione, ora guidato dalla presidente Ángela Royo sul piano strategico e da Francy Hernández su quello operativo, avvia una nuova fase di ricerca per entrambe le posizioni chiave. Il problema non è solo la sostituzione delle figure, ma la ridefinizione del modello di governance. Il museo deve ricostruire fiducia con la comunità artistica locale e con i suoi stakeholder internazionali.

Sophie Seydoux, 04 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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