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Le cere anatomiche di Ercole Lelli a Palazzo Poggi

© Sistema Museale di Ateneo, Università di Bologna

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Le cere anatomiche di Ercole Lelli a Palazzo Poggi

© Sistema Museale di Ateneo, Università di Bologna

Bologna inaugura il nuovo percorso dei Musei universitari

Dopo mesi di lavoro si presentano con una veste rinnovata e una narrazione più chiara e accessibile. Nel Museo di Palazzo Poggi il progetto valorizza il dialogo tra le straordinarie collezioni scientifiche dell’Istituto delle Scienze, fondato nel ’700,  e i cicli di pitture murali cinquecentesche che decorano le sale del palazzo. Il Museo della Specola conduce il visitatore in un viaggio attraverso la storia dell’astronomia dal XIII al XXI secolo

 

Donatella Biagi Maino

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La più antica Università del mondo occidentale, ma anche una delle prime città italiane a dotarsi di un’istituzione d’avanguardia per la ricerca in campo scientifico e artistico: Bologna non ha dimenticato le sue radici e la gloriosa tradizione degli studi e fonda il suo futuro sull’attenzione e sul rispetto del passato anche se l’attualità delle scelte in più settori, anche culturali, risulta difficile da comprendere.

Dopo un periodo di restyling assai breve, considerando i risultati, il Museo di Palazzo Poggi e il Museo della Specola, i musei universitari dunque, hanno riaperto i battenti lasciando noi, frequentatori dei luoghi, stupefatti e felici. Non più un percorso ad ostacoli, nel passaggio da un secolo all’altro, il tracciato museale è finalmente chiarissimo nel ripercorrere la storia dell’Istituto delle Scienze, straordinaria creazione dell’Illuminismo, che il conte generale Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) volle per la sua città perché agli scienziati dell’epoca sua, gli anni della fine del XVII secolo e gli inizi del successivo, fosse possibile procedere nella ricerca grazie agli strumenti migliori e più aggiornati, restituendo a Bologna quel ruolo di avanguardia che negli ultimi tempi si era un poco appannato. 

A questo grande è dedicata la prima sala, dominata da un magnifico suo ritratto in marmo posto su un piedistallo di certo effetto, la trasposizione in legno di una antichità romana donato all’Istituto dal pontefice bolognese, Benedetto XIV, che dell’Istituto fu il secondo mecenate e protettore; con la ritrovata coerenza espositiva il percorso si snoda nelle sale, adorne di affreschi della scuola di Pellegrino Tibaldi e di Prospero Fontana, che custodiscono i materiali raccolti e consegnati alla posterità da Ulisse Aldrovandi, il cui domestico museo fu, nel Cinquecento, tra le meraviglie italiane per qualità e quantità dei reperti e per l’opera conoscitiva che lo scienziato seppe condurre. Anche questa collezione entrò a far parte, e fu così salvata, dell’istituto del Marsili, che volle per la sua creatura quanto di meglio in fatto di libri, documenti, mappe (e una, armena, importantissima, è esposta in museo), strumenti, e parte di quella del museo di Ferdinando Cospi, altra figura eccellente del XVII secolo: a tutto ciò Benedetto XIV aggiunse materiali e strumentazioni indispensabili per l’ostetricia, in un’epoca in cui molte puerpere e molti neonati erano destinati a soccombere, allo studio dell’anatomia, alle diverse branche della medicina. 

Giustamente celeberrima la «Camera anatomica» di Ercole Lelli (1702-66), del quale è presente anche una piccola statua di «Spellato» entro la teca originale, recuperata per il museo da chi scrive; da queste sale si giunge a quella della fisica, dove sono le lenti che dimostrano tramite il fenomeno della rifrazione la composizione spettrale della luce, esperimento fondamentale di Newton che affascinò Francesco Algarotti, assiduo frequentatore dell’Istituto, museologo ante litteram ed esperto di scienza e di pittura. Sì, perché il pensiero di Marsili era così avanzato che volle collegare arte e scienza in termini del tutto nuovi, cioè affiancando all’Istituto delle Scienze l’Accademia di Pittura, Scultura e Architettura chiamata Clementina in onore di Clemente XI, che concesse la costruzione della Specola destinata all’osservazione astronomica, unendo le due istituzioni nella medesima sede, Palazzo Poggi, affrescato da Tibaldi, da Nicolò dell’Abate, le cui opere sono parte integrante dell’esposizione. 

Degli artisti dell’Accademia ci sono più opere, ritratti di illustri scienziati e personalità eccellenti: di spicco quello di «Marco Antonio Collina», scienziato e mecenate, opera di Donato Creti, tra i migliori interpreti del Rococò della prima metà del Settecento. Lo fronteggia quello di «Francesco Pannolini» di Ludovico Carracci, un esempio di sobrietà e verità di rara bellezza, che fu fatto collocare presso l’Istituto da Prospero Lambertini, al quale siamo debitori anche della grande e superba (il dispendio di aggettivi è inevitabile) Biblioteca, un invaso di suggestiva magnificenza, entrato a far parte dell’Università dopo l’epoca napoleonica, che la riattazione di cui si scrive ha nuovamente collegato con il Museo, un’azione necessaria della quale siamo grati. Accanto, il piccolo Museo dedicato al Marsili all’epoca delle celebrazioni del 1930, nel quale è il ritratto che lo vuole a cavallo, in veste di generale, un dipinto su tela di Antonio Zanchi e Antonio Calza, custodito entro un maestoso monumento plastico eseguito su disegno di Gaetano Gandolfi.  

(Il Museo sarà a ingresso gratuito dal 3 all’8 febbraio 2026, con orario prolungato in occasione di Art City Bologna, 5-8 febbraio, Ndr).

 

 

 

Ludovico Carracci, «Ritratto di Francesco Pannolini», 1584

Completamente rinnovato il Museo della Specola, che nei suoi quattro piani rende ragione dell’attività di Giambattista Guglielmini e di Guido Horn d’Arturo, grandi astronomi del Sette e Novecento; illustra la storia dei telescopi, vede esposti globi, sfere armillari, astrolabi ecc., un passaggio nella storia della conoscenza della terra e del cosmo che culmina nella visita alla terrazza panoramica, da conquistare attraverso una scala a chiocciola vertiginosa ma che, concedendo l’osservazione di Bologna da un punto visuale alto e affascinante, merita la fatica.

Mette conto, e lo si suggerisce, di soffermarsi sulla novità della Sala Alma Mater, che attraverso l’uso di strumenti multimediali permette di conoscere la storia dell’Università e, di conseguenza, di Bologna, nella saletta che precede l’Aula dove tenne le sue lezioni Giosuè Carducci.

Tutto questo è stato reso possibile dai finanziamenti del Pnrr Changes-Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, Spoke 4: Virtual Technologies for Museums and Art Collections, finanziato dall’Unione Europea attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca e, per il Museo della Specola, del Pnrr Cta+, finanziato dall'Unione Europea e coordinato dall’Inaf-Istituto Nazionale di Astrofisica.

«Adamo ed Eva» di Ercole Lelli © Sistema Museale di Ateneo, Università di Bologna

Donatella Biagi Maino, 03 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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