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Redazione
Leggi i suoi articoli«Epitome» è una raccolta di cicatrici, non solo quelle visibili, ma anche quelle invisibili che portiamo dentro di noi. Il progetto è iniziato nel 2020 come un’esplorazione del passaggio all’età adulta e della mascolinità, ma nel 2022 si è trasformato radicalmente con l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Attraverso fotografie stampate a mano in una camera oscura improvvisata nel suo bagno, l’artista affronta le conseguenze della guerra. Questo lavoro, nato come un diario personale, è diventato un’esplorazione dei concetti di appartenenza, all’indomani di uno sfollamento di massa e del caos della guerra. Bakin afferma: «Molti hanno definito Epitome “bello ma triste, triste ma bello”. Ma non è così anche la vita?».
Vic Bakin (1984, Turkmenistan) è un fotografo ucraino autodidatta. Si dedica alla documentazione della gioventù ucraina e ai temi della guerra nel suo Paese.
Untitled (House), 2023, Dalla serie Epitome © Vic Bakin
Storks, 2023, Dalla serie Epitome © Vic Bakin
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Alla presenza dei media, dell’ambasciatore francese nel Regno Unito e del direttore del British Museum, il camion su cui ha viaggiato il fragilissimo ricamo è stato scortato nei pressi del museo alle 2.50 del mattino (ora locale)
Già presidente e direttrice della Sharjah Art Foundation, è ora presidente dell’Autorità dei Musei di Sharjah, cui fanno capo oltre venti istituzioni dedicate all’arte, al patrimonio culturale, all’archeologia, alla scienza e alla civiltà islamica
«Più che crescere continuamente, sarà importante capire come crescere bene»
«Oggi il valore di una galleria non dipende soltanto dal numero delle sue sedi, ma dalla qualità dell'esperienza che riesce a costruire attorno all’arte»



