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Un progetto collettivo nato dal dialogo tra ex studenti, artisti e collaboratori per continuare l’eredità relazionale e aperta di Alberto Garutti attraverso una costellazione di cartoline-opera
- Redazione GdA
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
«Caro Alberto», alcune cartoline.
«Caro Alberto» una comunità in dialogo nell’eredità di Garutti
Un progetto collettivo nato dal dialogo tra ex studenti, artisti e collaboratori per continuare l’eredità relazionale e aperta di Alberto Garutti attraverso una costellazione di cartoline-opera
- Redazione GdA
- 22 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliIl 24 giugno 2023 veniva a mancare Alberto Garutti. A distanza di tempo, il suo insegnamento continua a generare confronto e pratica, riattivando una comunità che non ha smesso di dialogare, dentro e fuori gli spazi dell’arte.
Da questa continuità nasce «Caro Alberto», progetto espositivo che inaugura il 24 aprile da neon a Bologna e che prende forma come un dispositivo collettivo più che come una mostra tradizionale. Al centro, una costellazione di cartoline – testi brevi, immagini, disegni – realizzate da artisti, molti dei quali suoi ex studenti, insieme ad amici e collaboratori. L’origine del progetto è informale e condivisa: la chat WhatsApp «Condominio Garutti», spazio nato spontaneamente dopo la sua scomparsa, dove il confronto non si è interrotto ma ha trovato nuove modalità, trasformandosi progressivamente in pratica artistica.
In questo passaggio si riflette uno dei nodi centrali del lavoro di Garutti. Più che trasmettere un sapere, l’artista ha costruito nel tempo un metodo basato sulla discussione, sullo scambio e su una relazione orizzontale con gli studenti, chiamati a pensarsi e agire come artisti, non come allievi. Una posizione che attraversava anche la sua ricerca: opere concepite come sistemi aperti, capaci di attivare relazioni tra individui, contesti e spazio pubblico, spesso sviluppate a partire dal dialogo con i destinatari stessi del lavoro.
La mostra riunisce così cartoline-opera provenienti dalle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Milano Brera, oltre che dal Politecnico di Milano e dall’Università IUAV di Venezia, restituendo la dimensione diffusa e trasversale della sua eredità. All’interno dello spazio espositivo, cartoline bianche sono messe a disposizione del pubblico, che può contribuire direttamente al progetto, alimentando nel tempo questo archivio in divenire.
Curato da Giacinto Di Pietrantonio, «Caro Alberto» si inserisce in un percorso già avviato con le tappe precedenti di Recanati e Roma, confermando la capacità del lavoro di Garutti di proseguire anche in sua assenza, come processo condiviso che continua a produrre relazione, pensiero e forme.