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Una veduta della mostra «Cecily Brown: Picture Making» alla Serpentine South di Londra, 2026

© Cecily Brown. Foto © Jo Underhill

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Una veduta della mostra «Cecily Brown: Picture Making» alla Serpentine South di Londra, 2026

© Cecily Brown. Foto © Jo Underhill

Cecily Brown alla Serpentine South tra cultura pop e rimandi colti

La prima grande retrospettiva della pittrice inglese in uno spazio pubblico londinese

Francesco Sala

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C’è una tensione sottesa, una carica gentile ma non per questo meno potente nei lavori che Cecily Brown (Londra, 1969) presenta fino al 6 settembre alla Serpentine South in «Picture Making», prima grande retrospettiva in uno spazio pubblico di Londra per una pittrice che da sempre fa i conti con la tradizione e la smantella un pezzo alla volta. Una pennellata alla volta.

«La morte di Bacon ha reso (per me) più semplice dipingere», scriveva lei stessa ormai trent’anni fa, a inizio carriera, in un testo pubblicato su «FlashArt». Una provocazione che suonava tuttavia come lucida dichiarazione di intenti, il programma di un approccio riottoso, ruvido e abrasivo, con i totem della pittura britannica del ’900. Lucian Freud e, appunto, Francis Bacon. Modelli evidenti, com’è evidente la lezione di Willem d Kooning. Modelli da cui non è possibile scappare, che diventano modelli da esorcizzare, sia dal punto di vista formale sia, se vogliamo, sotto l’aspetto politico.

Quella di Bacon è stata la figura cui il padre di Brown, David Sylvester, deve la sua fortuna come critico d’arte, punto di riferimento da cui partire con la volontà manifesta di andare oltre.

Oltre la figura, oltre la sensualità, per definire una figura e una sensualità nuove. Nella dichiarata contrapposizione tra un mondo dell’arte al maschile, per il quale è stato speso in sede di critica persino l’aggettivo «machista», e un mondo dell’arte invece al femminile.

Il blocco di lavori più interessanti, tra quelli esposti alla Serpentine, esplora allora una carnalità riportata alla sua dimensione più naturale, quasi ferina: coppie di amanti si nascondono e si rivelano tra le fronde di una natura convulsa, dove non c’è soluzione di continuità tra rami e braccia, petali reali e fiori invece stampati sui tessuti che frenetici e voluttuosi scivolano via dalla pelle. Il vigore di abbracci affrettati si stempera nella poesia di una tecnica controllata con enorme talento: basta una pennellata per dare la sensazione tattile di una calza che appena copre e tutto in realtà disvela. E c’è un sublime senso della composizione nell’inquadrare due teste che si avvicinano nell’attimo che precede il bacio, inserendo il tutto nella perfetta armonia di un bosco, passato da poco il temporale.

Le grandi pareti vetrate della Serpentine inquadrano la primavera esplodere silenziosa nei Kensington Gardens, con la natura ordinata del parco che si alterna a quella irrequieta che Cecily Brown cattura nei suoi paesaggi campestri. Una felice impaginazione quella orchestrata da Lizzie Carey-Thomas, che firma la curatela della mostra e che in una delle sale sceglie di portare le tele fin quasi al soffitto, quasi fossimo in una sala della Tate Britain o della National Gallery. Si legge, nella scelta, un rimando ai referenti più profondi di Brown, che ha sempre esplicitato la sua devozione per Francisco Goya e che alla Serpentine porta una serie di lavori apertamente ispirata a «La zattera della Medusa» di Géricault. E se in «The last shipwreck» l’omaggio è più esplicito, con le onde furiose ad avvolgere una rovinosa scena di naufragio, in opere come «Untitled (Boating)» i riferimenti si fanno più sottili. Una coppia abbracciata sul fondo di una barca è lasciata andare sulla superficie dell’acqua, avvolta nella propria sensualità, quasi a chiudere il cerchio introdotto dalle scene di amori furtivi che occupano altri cicli: temi che si inseguono di tela in tela, in un flusso che costruisce una trama unitaria.

Alto e basso, riferimenti colti e cultura pop. Non manca un’indagine sul disegno, che si manifesta nel corpus di lavori legati all’immaginario del fantastico, tra fiabe e favole per bambini. Tutto nasce dalla fascinazione per i libri di Beatrix Potter, ideatrice del personaggio di Peter Rabbit, che Brown legge però oltre la patina moralista, riconducendo il tutto a una crudezza che si addice forse più ai fratelli Grimm. Storie che sono «tenere e terribili, come lo è la natura stessa, sostiene l’artista. Bella e horror: se avete un giardino, sapete che là fuori è un campo di battaglia». Ecco allora una processione di gattini antropomorfi, lo sguardo svuotato e il pelo arruffato come dopo un acquazzone, incamminarsi nella colonna di un esercito sconfitto (le stampelle, le zampine bendate) sotto l’occhio inclemente del nemico vincitore.

«Cecily Brown: Picture Making», Serpentine South, 2026. © Cecily Brown. Foto © Jo Underhill



Francesco Sala, 09 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Cecily Brown alla Serpentine South tra cultura pop e rimandi colti | Francesco Sala

Cecily Brown alla Serpentine South tra cultura pop e rimandi colti | Francesco Sala