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Germano D’Acquisto
Leggi i suoi articoliTrent’anni non sono solo un anniversario: sono un prisma, un pretesto, talvolta persino un alibi per rileggere una storia da un’altra angolazione. Nel caso del Chardonnay Planeta, la ricorrenza diventa l’occasione per intrecciare vino e arte contemporanea, affidando all’immaginario di Claire Fontaine il compito di dare forma visiva a una stagione che cambia. A Palermo, nel sontuoso Palazzo Butera, oggi 28 novembre non si festeggia soltanto un vino che ha segnato la rinascita enologica siciliana: si riflette su un simbolo, una fiamma, e sulla sua inquietante capacità di dire il presente meglio di molte parole.
La fiamma di «On Fire» (2023), opera da cui nasce la speciale etichetta celebrativa, è infatti una delle icone più ambigue del nostro tempo. Un’emoji che usiamo con leggerezza (per dire «bello», «forte», «ci sono»...) e che nello stesso gesto condensa entusiasmi pop e inquietudini climatiche. Claire Fontaine fa ciò che le riesce meglio: prende un codice apparentemente innocuo e lo ribalta, lo trasforma in scultura luminosa, lo riconsegna allo sguardo come un segnale d’allarme mascherato da entusiasmo digitale. Non più una miccia da chat, ma un totem del nostro rapporto instabile con il pianeta.
In questo dialogo tra luce, materia e percezioni collettive, la ricorrenza del trentesimo Chardonnay acquista un carattere quasi rituale. L’anniversario serve a misurare il tempo, certo, ma anche a interrogare ciò che il tempo sta facendo ai luoghi in cui viviamo. Qui la Sicilia entra in scena non come sfondo bucolico, ma come territorio fragile e complesso, attraversato ogni estate dal tema fin troppo reale degli incendi. È in questo incrocio tra celebrazione e consapevolezza che prende forma il progetto più ampio presentato durante l’evento: un itinerario nel Parco Archeologico di Selinunte che rilegge il paesaggio attraverso interventi discreti, vegetazione autoctona e nuove forme di attraversamento lento.
L’idea è semplice e ambiziosa allo stesso tempo: creare un percorso, «A Long and Magnificent Walk», che riunisca memoria storica, natura mediterranea e percezione contemporanea. Dalle Case del Viaggiatore al Baglio Florio, dalla sorgente delle Case Gaggera alle architetture rurali disseminate nel paesaggio, ogni tappa diventa una piccola scena, un modo per osservare ciò che resta e ciò che può rinascere. È un progetto che si nutre della stessa tensione che attraversa la fiamma di Claire Fontaine: fragile, esposta, eppure capace di generare nuove forme di attenzione. Non sorprende che l’artista (collettivo parigino con radici ormai salde in Sicilia) ritrovi qui un terreno fertile.
Le sue collaborazioni precedenti sull’isola, dal ritratto di Majorana alle riflessioni incandescenti di «Patriarchy=CO₂», sembrano tessere di un mosaico più ampio: quello di una ricerca che sfrutta il linguaggio del presente per illuminare le sue contraddizioni. Oggi «On Fire» si posa su una bottiglia per ricordare che anche gli oggetti celebrativi possono diventare dispositivi critici. Alla fine, è questo l’aspetto più interessante dell’intera operazione: l’anniversario non come pretesto autocelebrativo, ma come finestra per guardare altrove. Un modo per accendere (sì, accendere) una discussione che riguarda il nostro rapporto con il paesaggio, la memoria e le immagini che usiamo ogni giorno. E se in questo attraversamento la fiamma continua a bruciare, almeno questa volta lo fa per farci vedere meglio.
Un render della bottiglia di Chardonnay Planeta con l’etichetta firmata da Claire Fontaine
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