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Comfort come percezione: la visione dell’abitare di Desirée, al Salone del Mobile 2026

Dalla collezione Homan ai nuovi arredi contenitori, il brand del Gruppo Euromobil esplora un’idea di casa fatta di equilibri percettivi e trasformazioni continue

Davide Landoni

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Prima di essere usato, un oggetto lo si guarda, lo si tocca, talvolta lo si annusa. O, in senso ancora più ampio, lo si percepisce. Se non isolato - ma inserito in un contesto abitativo, d'arredamento, per intenderci, esso andrà assorbito inevitabilmente nell'insieme che lo circonda. Ovvero nella relazione complessiva che è in grado di intessere con gli altri elementi della stanza, e dello spazio in generale. La visione che ne deriva è quella di una fenomenologia dell'abitare, dove l'oggetto d'arredo smette di essere un'entità statica per diventare parte di un sistema di relazioni fluide. 

La pensa così Desirée, brand del Gruppo Euromobil, che oggi 21 aprile inaugura il suo stand al Salone del Mobile di Milano 2026. Assumendo tale prospettiva, la presentazione del marchio specializzato nella produzione di imbottiti, che non si limita all'esposizione di nuovi prodotti, ma delinea una proposta in cui il comfort evolve da concetto funzionale a dimensione percettiva, capace di dilatarsi o contrarsi a seconda dei ritmi del tempo e dello spazio.

Il percorso espositivo trova il suo baricentro nella nuova configurazione «Homan Small» (della collezione Homan), firmata da Matteo Thun e Antonio Rodriguez. In questa evoluzione, il sistema di sedute subisce un processo di sintesi che ne riduce le proporzioni senza intaccarne la densità estetica. La morbidezza, cifra distintiva della collezione originale, viene declinata in dimensioni più agili e versatili, dove il divano curvo diventa un elemento architettonico capace di generare nuove traiettorie visive all'interno della zona living. Accanto a questo rigore flessibile, il divano «Mose» introduce un tema caro al design contemporaneo: l’invisibilità della tecnica. Un meccanismo celato tra le imbottiture permette allo schienale di mutare assetto con precisione millimetrica, trasformando la seduta in un dispositivo capace di assecondare ogni sfumatura della postura quotidiana.

Karen

Mose

Un capitolo significativo della rassegna è dedicato alla migrazione degli interni verso l'esterno. Non si tratta di un semplice adattamento materico, ma di una traduzione culturale. «Karin Outdoor», progetto di Setsu e Shinobu Ito, ne è l'esempio più vivido. La struttura in legno massello di iroko e l'intreccio eseguito a mano recuperano una gestualità artigianale che sembra provenire da un tempo lontano, ma che trova nel segno contemporaneo la propria ragion d'essere. L'elemento tattile diventa qui il linguaggio principale per descrivere un giardino che ha la stessa intensità emotiva di un salotto. In questo scenario si inserisce «Milos», opera di Marc Sadler, che rompe lo schema tradizionale della seduta per proporre una configurazione a isola. Con il suo schienale mobile, «Milos» è un organismo conviviale aperto, progettato per essere riconfigurato continuamente in base al dialogo tra le persone e l'ambiente circostante.

La vera novità di questa edizione è però l'incursione di Desirée nel mondo dei contenitori, un ampliamento che completa l'universo progettuale del brand. I modelli «Cross», «Garbo», «Teatro», «Delineo» e «Silenzio» sono trattati come piccoli volumi architettonici, ognuno con un proprio carattere semantico. Se «Cross» rievoca la profondità delle bow-window attraverso un gioco di bisellature e piani in marmo che lavorano sul rapporto tra pieno e superficie, «Teatro» esplora la fluidità del gesto attraverso ante complanari che scorrono come quinte, trasformando la percezione del mobile da solido a scenario. «Delineo», al contrario, sceglie la strada della sottrazione, eliminando ogni elemento superfluo per concentrarsi sulla purezza del blocco, dove una gola inclinata funge da maniglia invisibile.

A chiudere questo racconto dell'abitare consapevole sono i tappeti «Oasi» e «Sahara». Se il primo gioca con le diverse altezze del vello per creare un paesaggio organico bianco dall'effetto pelliccia e velluto, il secondo rappresenta la sintesi tecnologica del progetto, capace di resistere agli agenti atmosferici senza rinunciare alla morbidezza della trama. L'insieme di queste opere definisce uno spazio domestico che non si esaurisce in una funzione univoca, ma si costruisce come un equilibrio fragile e affascinante tra materia, forma e uso, dove ogni elemento partecipa a un coro silenzioso e coerente.

Milos

Teatro

Davide Landoni, 21 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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