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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliOgni nuova storia nasce da un'immagine. Quella di Art Cologne Palma Mallorca (9-12 aprile 2026) inizia dagli oblò aerei di C.J. Chueca, esposti da Kates-Ferri Projects, in apertura di percorso, che riportano il visitatore al viaggio appena concluso, quello che l'ha condotto fino all'isola Baleare dove la fiera tedesca ha deciso di espandersi. I panorami all'interno dei pittorici finestrini sembrano un proseguimento di quelli attraversati in volo, gradati dal rosa all'azzurro a seconda della rifrazione della luce su mare e cielo. Una questione che rimane attuale in tutto il Palau de Congressos, dove è in scena la manifestazione, completamente inondato dal libero accesso che le ampie vetrate garantiscono al sole.
Alla base dei tre piani lungo cui si sviluppa l'edificio si scorge la vegetazione mediterranea che prelude alla spiaggia, e al suo confine l'acqua azzurra. Il contesto stende un tappeto emotivo rilassato lungo cui i collezionisti e appassionati superano i primi booth. Ne troveranno 88, provenienti da 20 paesi, inebriati dalle belle speranze della novità. Le sensazioni sembrano diverse, rispetto al 2007, quando Art Cologne provò la tappa a Palma, posizionandosi nell'aeroporto ma non riuscendo a lasciare il segno. Quasi venti primavere dopo l'ente ci riprova, inserendosi con tatto in un contesto che nel frattempo si è evoluto. Il tessuto urbano è ricamato di gallerie (circa 16 di queste sono in fiera, su 32 spagnole; 26 le tedesche), impreziosito dall'arrivo due anni fa del colosso Hauser & Wirth (oggi assente, domani chissà). E poi l'Es Baluard Museum, che nella sola settimana dell'arte (questa appena passata) ha all'attivo quattro mostre, e sulle colline sopra la città la Fundació Miró.
È forse quest'ultima, più di altre, a condensare il mood culturale cittadino: una proposta artistica snella, fiorita all'ombra di lontani pini marittimi, senza fretta o pressioni, nutrita dal benessere spensierato di ogni luogo di mare e da quello economico, che arriva insieme ai facoltosi collezionisti e turisti internazionali, soprattutto tedeschi. Terreno in cui s'inserisce la pianificazione ragionata del direttore Daniel Hug, che punta esplicitamente a una fiera che cresca dal basso, privilegiando le gallerie locali, spingendo ancora più a fondo le radici di uno scenario culturale i cui rami possono ancora proliferare. Un approccio conservativo ma lungimirante, che sfrutta la scia positiva di Art Cologne, a Colonia, che negli ultimi anni si è rivelata un'isola felice per le gallerie in ascesa, capace di intercettare e stimolare un collezionismo eterogeneo.
Gli oblò aerei di C.J. Chueca, esposti da Kates-Ferri Projects. Art Cologne Palma Mallorca
Palau de congressos. Art Cologne Palma Mallorca
Ed eccolo, allora, riprendendo finalmente le fila della proposta espositiva accennata in partenza, che questo collezionismo si ritrova a disposizione una proposta che segue in modo spiccato due binari, entrambi pittorici: quello della rappresentazione umana e quello dell'astrattismo. Li si trova entrambi in nuce nei plancton di Jonathan Hammer, proposti da F2 Galeria con una fascia di prezzo che varia dai 10 mila euro ai 50 mila euro. Miscellanea di forme cellulari che prese singolarmente s'avvicinano a creature organiche, ma nell'insieme si perdono invece in scenari imprecisi. Sensazione che scaturisce in modo simile dagli acrilici su alluminio di Alexandra Tretter da Jacky Strenz. Qui forme astratte dai confini geometrici sono tagliate da un orizzonte che ne duplica la rappresentazione in modo simmetrico. Se vogliamo, un altro riflesso del panorama circostante.
A fissarli, a distanza, gli occhi scuri - al centro di una costellazione di lentiggini - della ragazza dipinta da Rachel Lancaster, da Workplace, che per taglio orizzontale e tensione iperrealista ricorda il celebre ritratto di Gerhard Richter alla figlia Betty. Figura femminile protagonista anche da Dierking, che ne mette a confronto due visioni radicalmente differenti. Quella fotografica, sensuale e provocatoria di Ellen Von Unwerth («Naomi with diamonds | Paris») e quella suggestiva e accennata di Joan Mirò («Femme»). L'uomo gioca con la sua reinterpretazione anche da Bastian, che celebra il legame viscerale di Pablo Picasso con il Mediterraneo. Sopracciglia corrucciate e nasi rossi ridotti a macchie gestuali, quasi a voler estrarre l'essenza dell'individuo con pochi tocchi di nero e oliva. Di questo tenore i ritratti impressi su una serie di 20 piatti «Visage» (proposti in blocco a circa 400 mila euro). Accanto ai piatti, brocche a forma di gufo e urne dai volti sorridenti (con prezzi dai 6,2 mila euro ai 68 mila euro) dialogano con le fotografie d'archivio di André Villers e Georgette Chadourne (800 euro - 1.000 euro), che ritraggono il maestro proprio in quei momenti di «ozio creativo» che la fiera sembra voler emulare.
Rafel Joan, La Llum No Esqueixa I, 1996-2000, 162x130cm acr.canvas, Aba Art
Alina Grasmann, 2026, House Taken Over II (sister 1), Oil on canvas, 45 x 35 cm, Galleria Rolando Anselmo
Baró Galeria sposta l'asse verso una riflessione più contemporanea e materica sul corpo. L'artista portoghese Vhils scava letteralmente negli strati di manifesti pubblicitari per far emergere lineamenti delicati. Volti che sembrano collassare nel tempo e nella carta. Il legame con il territorio, auspicato dai direttori della fiera, si concretizza poi nelle scelte della Galeria Reus, che punta su artisti legati all'isola. Come il maiorchino José Fiol, con la sua tele di grandi dimensioni, dominata da una tonalità verde acida e ipnotica, che ritrae il volto serrato del tennista Björn Borg, durante la storica finale di Wimbledon contro McEnroe nel 1980 (circa 4,2 mila euro). L'atleta diventa un pretesto cromatico, una sagoma immersa in una nebbia verde che trasforma la tensione sportiva in un momento fuori dal mondo. Al suo fianco, la pittura di Daniel Roibal (8 mila euro) si sposta decisamente verso un astrattismo esplosivo, una danza di punti e colori che sembra riflettere la luce vibrante di Palma.
L'approdo finale di questa ricerca è forse lo stand della Kornfeld Galerie Berlin, dove Charlie Stein riflette sull'intimità nell'era digitale. La sua opera «Virtually Yours (Kiss)» (2025) presenta due corpi avvolti in voluminosi piumini color lavanda e rosa. Un abbraccio dove la figura umana è presente ma inaccessibile, schermata dal materiale sintetico come noi lo siamo dai nostri schermi. È un'astrazione dell'affetto, dove il corpo perde i connotati per diventare volume puro, una metafora della distanza che intercorre tra noi anche quando pensiamo di essere vicini.
Mentre il sole cala specchiandosi sull'acqua appena increspata, il primo bilancio di questa Art Cologne Palma parla quindi di un collezionismo rilassato ma attento. Se l'opera monumentale di Anselm Kiefer (da Kewenig, circa 1,3 milioni di euro) o il Baselitz (Galerie THK) da sette cifre da attendono il momento propizio, il mercato di fascia media sembra dimostrarsi reattivo. Anche perché, una volta conclusi gli affari, ci sono 3 chilometri di lungomare da percorrere fino alla Cattedrale di Palma, rialzata sul colle quel che basta per godersi un abbagliante tramonto sul mare.
Art Cologne Palma Mallorca 2026, Galerie THK Gallery – Georg Baselitz (Artist)
Charlie Stein, Virtually Yours (Kiss), 2025, Oil on canvas, 150x230cm, Galerie Kornfeld
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