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Il Barberini di Potsdam (4 luglio-11 ottobre) approfondisce il Neoimpressionismo attraverso Paul Signac

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Il Barberini di Potsdam (4 luglio-11 ottobre) approfondisce il Neoimpressionismo attraverso Paul Signac

Da Paul Signac a Carsten Höller. Le 20 mostre da non perdere nel mondo questa estate

Dalle grandi retrospettive dedicate ad Ana Mendieta, Julio Le Parc e Cao Fei alle nuove produzioni di Laure Prouvost, Tomás Saraceno e Carsten Höller, passando per Manifesta nella Ruhr, la stagione estiva conferma la centralità dei musei internazionali. Ecco venti mostre che raccontano le principali direzioni della ricerca artistica contemporanea, tra riletture storiche, ecologia, identità, tecnologia e nuove geografie culturali.

Amanita Iervolino

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L'estate continua a rappresentare uno dei momenti più intensi del calendario internazionale dell'arte. Se il mercato rallenta e le grandi fiere si prendono una pausa, musei, kunsthalle e istituzioni culturali concentrano alcune delle mostre più ambiziose dell'anno. Il 2026 conferma questa tendenza con una stagione che attraversa quattro continenti e mette in dialogo grandi maestri del Novecento, protagonisti dell'arte contemporanea e nuove riletture della storia globale.

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la grande retrospettiva dedicata ad Ana Mendieta alla Tate Modern di Londra (15 luglio 2026-17 gennaio 2027), destinata a rileggere una delle figure decisive del secondo Novecento attraverso oltre 150 opere che intrecciano corpo, natura, femminismo e memoria postcoloniale. Sempre a Londra la Tate dedica un'importante retrospettiva a Julio Le Parc (11 giugno 2026-3 maggio 2027), mentre la Royal Academy riporta al centro Richard Dadd (25 luglio-25 ottobre), uno dei casi più affascinanti della pittura britannica ottocentesca.

Sul fronte della contemporaneità, Parigi affida a Laure Prouvost gli spazi monumentali del Grand Palais (10 giugno-26 luglio), dove l'artista sviluppa un progetto dedicato alla fisica quantistica tra installazioni, video e sculture cinetiche. A Monaco la Haus der Kunst ospita Tomás Saraceno (17 luglio 2026-7 febbraio 2027), mentre a Pechino l'UCCA Center for Contemporary Art presenta il nuovo "Laboratory of Doubt" di Carsten Höller (dal 4 luglio al 31 gennaio 2027), una delle mostre più enigmatiche dell'anno.

L'Asia propone anche una delle retrospettive più importanti dedicate a Cao Fei, al Kunstmuseum Basel (30 maggio-11 ottobre), dove l'artista cinese ripercorre oltre vent'anni di ricerca sul rapporto tra tecnologia, urbanizzazione e immaginario contemporaneo. A Seul il National Museum of Modern and Contemporary Art dedica una vasta antologica a Do Ho Suh (27 agosto 2026-9 febbraio 2027), mentre Tokyo celebra Tada Minami con una grande ricognizione sul dialogo tra scultura, luce e percezione.

Grande spazio anche alla rilettura delle storie indigene e delle ecologie contemporanee. Il MASP di San Paolo presenta la retrospettiva di Carolina Caycedo (3 luglio-4 ottobre), mentre la National Gallery of Canada riunisce artisti provenienti da Inuit Nunaat, Sápmi e Denendeh nella collettiva Qillaniq (12 giugno-20 settembre). A Nottingham arriva invece la prima retrospettiva europea dedicata all'artista amazzonico Chico da Silva (6 giugno-6 settembre), protagonista di una rilettura critica della modernità latinoamericana.

Le grandi mostre storiche non mancano. Il Museum Barberini di Potsdam (4 luglio-11 ottobre) approfondisce il Neoimpressionismo attraverso Paul Signac, mentre l'Art Institute of Chicago dedica una monumentale esposizione ai disegni di Willem de Kooning (14 giugno-20 settembre), offrendo una prospettiva diversa su uno dei protagonisti dell'Espressionismo astratto. Il Rijksmuseum di Amsterdam (19 giugno-13 settembre) celebra il fotografo Ed van der Elsken, figura fondamentale della fotografia europea del dopoguerra.

L'estate 2026 coincide anche con un'intensa stagione di grandi mostre collettive. Manifesta approda nella regione tedesca della Ruhr (21 giugno-4 ottobre), trasformando numerose chiese sconsacrate in spazi espositivi per oltre cento artisti internazionali. A Bruxelles il WIELS propone Call Me Gravity (11 giugno-20 settembre), riflessione sul concetto di debito come categoria economica, politica e sociale, mentre il Museo Tamayo di Città del Messico (10 giugno-18 ottobre) rilegge gli anni Ottanta attraverso il rapporto tra archeologia e arte contemporanea.

Completano il panorama alcune retrospettive attese da tempo: Keith Haring in 3D al Crystal Bridges Museum (6 giugno 2026-25 gennaio 2027), dedicata alla produzione scultorea dell'artista americano; Maren Hassinger al Berkeley Art Museum (6 giugno-29 novembre), la più ampia ricognizione sulla sua ricerca tra performance e scultura; Diego Marcon all'Art Gallery of Ontario (6 giugno-4 ottobre), che consolida la crescita internazionale dell'artista italiano; e Saodat Ismailova al National Museum of Asian Art di Washington (13 giugno-29 novembre), con una riflessione sulla memoria culturale dell'Asia centrale.

Ne emerge una stagione che guarda oltre i tradizionali centri occidentali, amplia il canone geografico e mette al centro temi come ecologia, appartenenza, memoria, tecnologia e nuove identità culturali. Un'estate che conferma come siano oggi le grandi istituzioni museali, più ancora del mercato, a orientare il dibattito internazionale sull'arte contemporanea.

Amanita Iervolino, 06 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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