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Ilaria Bernardi
Leggi i suoi articoliL’archivio di Giuseppe Penone oggi affianca e integra lo studio dell’artista, con funzioni complementari. «Lo studio gestisce la quotidianità operativa (mostre, prestiti, produzione, logistica) mentre l’archivio si occupa della schedatura delle opere, dell’aggiornamento dei dati, della documentazione e della ricerca», spiega Ruggero Penone, figlio dell’artista nonché responsabile dell’archivio. Le origini dell’archivio risalgono agli anni Settanta, quando Giuseppe Penone (Garessio, Cn, 1947) iniziò a conservare regolarmente materiali di varia natura relativi alla propria attività. Fino agli anni Novanta seguì personalmente anche la fase editoriale dei cataloghi, come testimoniano le prove di stampa conservate nell’archivio. A partire dagli anni Ottanta, la moglie Dina si adoperò per dare una struttura più ordinata all’archivio, predisponendo cartelle contenenti fotografie stampate, negativi e documenti classificati per una consultazione rapida. Dal 2007, con l’ingresso a tempo pieno del figlio Ruggero, l’archivio ha avviato una sistematica digitalizzazione, necessaria per rendere più accessibili i materiali e al tempo stesso preservarli dalla consultazione diretta. Parallelamente, l’archivio ha intrapreso la schedatura completa della produzione. Per farlo, dal punto di vista tecnico, è stato scelto FileMaker, un database che combina facilità d’uso e flessibilità nella predisposizione grafica e strutturale dei record. L’archivio ha scelto di avviare diversi database in FileMaker, tra i quali uno per le opere, uno per i disegni, uno per multipli ed edizioni, uno per le schede espositive e bibliografiche, uno per i testi dell’artista, e uno per informazioni logistiche dettagliate (casse, misure, ubicazioni, imballi). Per quanto riguarda il database delle opere, la schedatura è stata organizzata per serie, rispecchiando il modus operandi dell’artista. «Salvo rarissimi casi, specifica Ruggero Penone, tutte le opere dispongono oggi di una scheda completa». Le voci indicate nelle schede sono molteplici così da coprire tutte le parti (tecniche, espositive, bibliografiche, interpretative) utili a illustrare ogni lavoro.
Relativamente invece alle stampe fotografiche, un tema centrale è stata la distinzione tra «fotografie opera» e «fotografie documento». Alcune stampe fotografiche firmate sono da considerarsi a tutti gli effetti opere, mentre altre, come gli scatti relativi ad azioni performative, sono archiviate come documentazione. La fotografia documento è cruciale anche dal punto di vista tecnico in relazione soprattutto alle grandi sculture. L’archivio ne realizza pertanto internamente gli scatti: «Assumendoci il compito di fotografare le opere, possiamo documentare tutte le fasi di lavorazione, accumulando prezioso materiale documentario, dal punto di vista sia archivistico sia conservativo e allestitivo», spiega Ruggero Penone. L’archivio ricopre un ruolo decisivo anche nella gestione dell’autenticità delle opere. Per l’emissione dei certificati, ha sostituito la precedente prassi che prevedeva il rilascio di una foto dell’opera firmata, con la consegna gratuita di un documento timbrato dall’archivio, contenente titolo, data, materiali, riproduzione fotografica dell’opera e dichiarazione di riconoscimento.
Un’ulteriore scelta rilevante concerne il catalogo generale. «Riteniamo di aver raggiunto un livello di completezza tale, per quanto concerne sia il numero di opere raccolte nel nostro database sia i dati delle relative schede, sostiene Ruggero Penone, da avere un’ottima e ampia base per predisporlo in futuro, ma al momento non rientra nelle nostre priorità imminenti». In modo originale e molto contemporaneo, infatti, l’archivio ha preferito optare per un sito web bilingue (ita/ing) strutturato come un catalogo flessibile e navigabile (giuseppepenone.com), includendo solo una parte (seppur ampia) di opere dell’artista. Realizzato da un grafico programmatore già coinvolto nella monografia The Inner Life of Forms, a cura di Carlos Basualdo (Gagosian e Rizzoli, 2019), il sito permette percorsi per serie di opere e rimandi interni, offrendo uno strumento utilizzabile da specialisti e da un pubblico generico. Vi sono incluse le schede delle opere in collezioni pubbliche, integrate da alcuni lavori ancora oggi nella collezione dell’artista. Le opere sono divise in «Opere», «Disegni», «Edizioni», a cui si aggiunge una sezione dedicata alle «Parole» dell’artista, una sezione di «News» e una di «Note» nella quale un ampio testo critico biografico, di Daniela Lancioni, accompagna l’utente alla scoperta dei principali temi affrontati dall’artista nel corso della sua attività. Questa forma ibrida, tra sito web promozionale e catalogo ragionato, dove la grafica ha un ruolo fondamentale (si evidenziano soprattutto le fotografie molto grandi inserite nell’impaginato), rende il sito piacevole alla navigazione, per nulla noioso e volutamente aperto a generare curiosità, interpretazioni, percorsi, letture altre rispetto a quelle già ampie e dettagliate fornite nella parte tecnica di schedatura delle opere.
Affrontando infine la sua natura giuridica e organizzativa, l’Archivio Penone resta una struttura privata al fine di mantenere flessibilità e libertà di gestione economica. Lo staff si compone di Ruggero Penone, di un archivista e di una figura amministrativa che coordina la vita dello studio. Detiene numerose opere in quanto l’artista ha sempre voluto mantenere di sua proprietà almeno un esemplare di ogni serie prodotta, in modo da poterne disporre liberamente in occasione di progetti espositivi, svincolandosi dunque da richieste di prestito che, per motivi differenti, a volte possono non andare in porto. Una parte consistente di disegni e materiale d’archivio, invece, è stata donata a istituzioni come il Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, il Philadelphia Museum of Art e il Centre Pompidou di Parigi. La digitalizzazione quasi integrale di tutti i documenti d’archivio garantisce all’archivio stesso la possibilità di donare sue parti senza perdere dati e coerenza interna. Alla luce di tutti gli aspetti fin qui affrontati, l’Archivio Penone risulta un modello di archivio d’artista capace di unire rigore documentario, autonomia operativa, capacità di adattarsi alle esigenze di una pratica scultorea complessa, e contemporaneità nello stile e nella struttura degli strumenti digitali, contribuendo in modo determinante alla diffusione, alla tutela e alla comprensione dell’opera di Giuseppe Penone anche da parte delle più giovani generazioni.
Il suo archivio di Torino che oggi riversa parte del database delle opere nel sito web giuseppepenone.com, bilingue e agilmente navigabile, completo ed esteticamente d’impatto. © Archivio Penone
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