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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliDomanda e offerta, le due direttrici non sempre lineari della nostra economia, si fanno particolarmente irrequiete quando si parla di arte. Figuriamoci se la sua declinazione in senso ampio arriva a interessare i fossili di dinosauro. Quasi impossibile prevedere l’offerta: quanti fossili sono sensibili alla vendita? Quanti di «nuovi» se ne possono trovare? Ogni quanto tempo? Ed è altrettanto complesso prevedere la richiesta: chi può permettersi un reperto millenario? Chi ha lo spazio per conservarlo? È etico consentirne la compravendita tra privati? Quesiti destinati a rimanere in sospeso e oscillare al ritmo di congiunzioni particolari e imprevedibili, che negli ultimi anni ricorrono però con una certa costanza. Sono infatti consistenti, sia per frequenza che per valore economico, le aggiudicazioni che si sono susseguite ultimamente. Ecco le più preziose.
«Apex (Stegosaurus)», 44,6 milioni di dollari, Sotheby's, 2024
«Stan (Tyrannosaurus rex)», 31,8 milioni di dollari, Christie’s, 2020
«Ceratosaurus (juvenile Ceratosaurus nasicornis)», 30,5 milioni di dollari, Sotheby’s, 2025
«Hector (Deinonychus antirrhopus)», 12,4 milioni di dollari, Christie’s, 2022
«Sue (Tyrannosaurus rex)», 8,3 milioni di dollari, Sotheby's, 1997
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