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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliNew York si prepara a riaccendere i riflettori su uno dei giganti della Pop Art. Dopo il successo delle sessioni di maggio e giugno, con vendite totali e numeri ben oltre le stime, Sotheby’s annuncia una nuova asta destinata a catalizzare l’attenzione di collezionisti e istituzioni: Reflections on Pop: Works from the Collection of Dorothy and Roy Lichtenstein, in programma il 26 settembre. Una selezione di oltre 90 opere provenienti direttamente dalla collezione personale dell’artista e della moglie, un’occasione per esplorare - e provare ad aggiudicarsi - una serie di opere rappresentative dell'eterogenea produzione dell'autore. Raccolta che complessivamente, nelle stime, supera i 15 milioni di dollari, con lotti che spaziano dai 3 mila ai 2,5 milioni di dollari. Un’offerta che mescola pezzi da museo a lavori accessibili, e che riflette la strategia di Sotheby’s di fidelizzare una nuova generazione di collezionisti. Basti pensare che negli ultimi cinque anni gli offerenti under 30 della maison sono triplicati.
Al di là delle occasioni di mercato, non certo di secondo piano in un evento commerciale, la vendita raccoglie in modo coerente il laboratorio mentale ed estetico in cui Lichtenstein ha lavorato per oltre quarant'anni. Un percorso che va dai collage preparatori alle sculture monumentali, dai disegni a matita alle grandi tele, scandagliano il processo creativo che ha dato origine ad alcune delle icone della cultura visiva del Novecento. Tra queste, a prendersi il primo posto in catalogo, troviamo Eclipse of the Sun II (1975), valutato fino a 3,5 milioni di dollari. Un’opera che reinterpreta il linguaggio cubo-futurista di Giacomo Balla attraverso la lente pop di Lichtenstein. Con i suoi frammenti geometrici e i motivi solari stilizzati, il dipinto non solo cita il passato, ma lo rielabora, spingendo la storia dell’arte in un territorio nuovo, vivido e iper-codificato.
Roy Lichtenstein, Eclipse of the Sun II, 1975 © Estate of Roy Lichtenstein
Roy Lichtenstein, Galatea, 1989-1990 © Estate of Roy Lichtenstein
Un altro highlight è Reflections: Wimpy I (1988, stima 1-1,5 milioni di dollari), parte della celebre serie Reflections, in cui l’artista destruttura alcune icone della cultura popolare, come il personaggio dei fumetti Wimpy, sovrapponendo una serie di effetti ottici che sembrano interferenze di luce. È un’opera che parla della memoria, del tempo, e del ruolo dell’artista come autore consapevole del proprio mito visivo. Dal carattere scultoreo è Galatea (1989, 800 mila-1,2 milioni di dollari), elegante figura femminile in bronzo dipinto. L’opera, che unisce umorismo e classicismo in un equilibrio tipico di Lichtenstein, è esposta in versioni gemelle al Metropolitan Museum e al Museum of Fine Arts di Houston. Un raro esempio del suo lavoro tridimensionale, dove il fumetto diventa statua, e la linea nera gesto plastico.
Il fascino del processo emerge con forza in opere come Interior (Study), stima 700 mila-1 milione di dollari. Un collage di carta, nastro adesivo e stampa che anticipa la serigrafia Yellow Vase. Qui il disordine dello studio prende il sopravvento sulla superficie patinata, mostrando la mano dell’artista dietro l’illusione della macchina. Una poetica che ritorna in Nude with Bust (Study) (1995), dove il nudo femminile - tema classico per eccellenza - viene ricontestualizzato con ironia tra busti classici e citazioni a Brancusi. Per una stima di 400-600 mila euro.
Roy Lichtenstein, Reflections Wimpy I, 1988 © Estate of Roy Lichtenstein
Roy Lichtenstein, Nude with Bust (Study), 1995 © Estate of Roy Lichtenstein
Ma non c’è solo pittura. In Ten Landscapes (1967), Lichtenstein applica i suoi codici espressivi al paesaggio, servendosi di materiali industriali come il Rowlux e il Mylar per costruire vedute artificiali (stima 70-100 mila dollari). In Modern Love Waltz (Music Box), nata in collaborazione con Philip Glass e stimata 80-120 mila dollari, due figure danzano al suono di un carillon meccanico. È Pop che diventa performance, arte che si fa oggetto multisensoriale. A chiudere idealmente il percorso, Water Lilies – Blue Lily Pads (1992). L'omaggio di Lichtenstein a Monet (stimato 100-150 mila dollari), trasfigurato in smalto serigrafato su acciaio inox. Un «Monet meccanico», per dirla con le parole dell’artista stesso, in cui la delicatezza impressionista cede il passo al rigore industriale della cultura visiva contemporanea.
Davvero buffo come la Pop Art, nata per celebrare l'effimero e scherzare con la modernità, sia oggi divenuta un classico.
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