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Donnafugata nella terra del Gattopardo

Qualità enologica, arte visiva, ricerca archeologica e identità territoriale: un modello di imprenditoria illuminata per costruire una narrazione culturale del vino e del territorio siciliano unendo all’immaginario del capolavoro letterario, la tutela del paesaggio, la promozione delle arti e della musica e la presenza sui mercati internazionali

Rosalba Cignetti

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Giardino pantesco, Pantelleria FAI

Nella Sicilia del Gattopardo c’è un luogo simbolico che incarna il passaggio dall’aristocrazia alla nuova borghesia nella Sicilia dell’Ottocento. È Donnafugata, il posto immaginario che nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ospitava la residenza estiva della famiglia Salina, un luogo ispirato in parte a Santa Margherita di Belice e a Palma di Montechiaro, entrambi in provincia di Agrigento. Un riferimento culturale da cui ha preso il nome l’omonima azienda di vini, che ha così dichiarato fin dall’inizio un legame profondo con la storia culturale dell’isola. Fondata nel 1983 da Giacomo Rallo insieme alla moglie Gabriella, quarta generazione di una famiglia con oltre 170 anni di esperienza nel vino di qualità, Donnafugata nasce nel momento in cui il vino siciliano inizia a cambiare identità sul mercato internazionale, passando da prodotto di massa a vino di qualità legato al territorio. La scelta è di lavorare fin da subito su tre assi paralleli: qualità enologica, costruzione di immaginario culturale e valorizzazione storica dei luoghi di produzione. Oggi Donnafugata è un’eccellenza del Made in Italy che conta cinque cantine dedicate alla vinificazione e all’affinamento e un patrimonio viticolo di circa 488 ettari distribuiti tra Contessa Entellina, Pantelleria, Vittoria ed Etna. La produzione si sviluppa su 35 aree viticole con suoli, altitudini ed esposizioni differenti, che permettono di interpretare in modo puntuale i diversi micro-territori della Sicilia. Al centro del progetto resta la valorizzazione della biodiversità locale, con dieci varietà autoctone, avvalorate da una presenza internazionale ormai consolidata che supera i tre milioni di bottiglie vendute ogni anno sui mercati globali.

Vittoria

Il rapporto tra arte e vino diventa strutturale nei primi anni Novanta con l’introduzione delle etichette d’artista disegnate da Stefano Vitale. Non una scelta episodica: ogni vino ha una propria identità visiva stabile. Le etichette Donnafugata sono riconoscibili sul mercato internazionale perché costruiscono un linguaggio coerente, basato su figure femminili, paesaggi simbolici e riferimenti letterari siciliani. Le immagini di Vitale attingono a un repertorio fortemente legato all’isola — figure femminili, paesaggi mediterranei, elementi naturali, richiami letterari — e traducono in forma visiva l’identità dei singoli vini. Per esempio l’etichetta La Fuga, legata simbolicamente al movimento e alla trasformazione, di Lighea, ispirata alla figura della sirena nel racconto di Tomasi di Lampedusa, o Sul Vulcano, che restituisce visivamente la dimensione energetica e geologica dell’Etna. Questo patrimonio visivo è stato progressivamente organizzato anche nel progetto Donnafugata Art Gallery, uno spazio digitale che raccoglie le illustrazioni originali e ne racconta la genesi, mettendo in relazione immagine, vino e territorio. La galleria funziona come archivio e come strumento di lettura del progetto culturale aziendale, mostrando come ogni etichetta nasca dal dialogo tra caratteristiche del vino, paesaggio di origine e costruzione narrativa. Donnafugata ha inoltre ampliato la propria visione culturale attraverso il progetto «Sicilia da scoprire», una piattaforma di itinerari, fruibili sul proprio sito web, che intrecciano enoturismo, patrimonio storico e paesaggi identitari. Tale approccio trasforma l’esperienza del vino in un viaggio narrativo attraverso la Sicilia, connettendo le cantine aziendali a luoghi emblematici dell’isola. Il percorso include mete come Erice, con le sue strade medievali e torri panoramiche; Marsala, città del vino e delle chiese barocche; Pantelleria, la “perla nera del Mediterraneo”; l’Etna, vulcano attivo che offre spettacoli naturali unici; Contessa Entellina, tra monti e boschi; e Vittoria, dove il Liberty e il barocco si fondono armoniosamente. Attraverso questi itinerari, Donnafugata propone un modello di imprenditoria illuminata che valorizza la cultura e la storia siciliana, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva che va oltre la semplice degustazione, integrando arte, archeologia e paesaggio in un grande affresco culturale. Negli ultimi anni Donnafugata ha anche sviluppato attività culturali direttamente collegate ai luoghi di produzione, portando interventi artistici, eventi e progetti visivi dentro vigneti, cantine e spazi aziendali. Si tratta soprattutto di iniziative legate a eventi, visite e programmi di ospitalità, in cui l’arte affianca l’esperienza enoturistica senza modificare la funzione agricola dei luoghi. Un esempio è l’utilizzo delle cantine storiche di Marsala come spazi per eventi culturali, concerti e mostre temporanee legate al racconto del territorio e della produzione vinicola. Qui, accanto alle visite tecniche, si svolgono appuntamenti del progetto Music & Wine, in cui la degustazione è accompagnata da performance musicali dal vivo. Un altro caso riguarda Pantelleria, dove l’esperienza di visita integra paesaggio agricolo, architettura rurale e racconto culturale del territorio. Le attività legate allo Zibibbo e al passito sono spesso accompagnate da eventi culturali, incontri e iniziative di valorizzazione del paesaggio agricolo tradizionale, in particolare intorno al sistema del giardino pantesco e alla viticoltura eroica dell’isola. Durante eventi come Cantine Aperte o appuntamenti stagionali legati alla vendemmia, l’azienda integra nei percorsi di visita contenuti visivi e narrativi — materiali fotografici, storytelling sulle etichette, installazioni temporanee legate al paesaggio — ampliando l’esperienza del pubblico oltre la degustazione e la visita tecnica.

Solido anche il rapporto con l’archeologia, soprattutto nei luoghi produttivi. Le cantine storiche di Marsala, costruite nel 1851, rappresentano un caso di archeologia industriale vinicola, sia come spazi produttivi recuperati sia come ambienti utilizzati per attività culturali, visite ed eventi, permettendo di entrare in contatto diretto con la storia produttiva del vino siciliano dell’Ottocento. Il rapporto con la dimensione archeologica riguarda però anche il contesto agricolo siciliano nel suo insieme. La viticoltura si sviluppa su territori abitati e coltivati da millenni — fenici, greci, romani, arabi — e Donnafugata integra questa stratificazione storica nel proprio racconto territoriale. In questa direzione si inserisce anche il recupero del giardino pantesco a Pantelleria, poi donato al FAI, consistente in un sistema agricolo tradizionale che protegge gli agrumi dal vento e che conserva l’umidità in condizioni climatiche estreme, preservando una tecnica agricola storica e rendendola patrimonio culturale accessibile. Da oltre vent’anni Donnafugata sostiene la Scuola Normale Superiore di Pisa attraverso il Premio Giuseppe Nenci, dedicato allo studioso degli Elimi (antico popolo della Sicilia occidentale vissuto dal IX o VIII al I secolo a.C.), assegnato annualmente a tesi di laurea e dottorato sulla storia della Sicilia antica. Nel tempo l’azienda ha inoltre supportato le attività di ricerca e gli scavi archeologici nella Rocca di Entella, sito di grande rilievo storico situato in prossimità delle aree vitate dove vivevano gli Elimi, che già praticavano la coltivazione della vite, come testimoniano i ritrovamenti archeologici, tra cui monete con l’effigie del grappolo d’uva rinvenute nell’antica città di Entella, successivamente nota come Anthìlia in epoca romana. Il legame tra viticoltura contemporanea e storia antica, in questo contesto, è anche territoriale: i vigneti insistono su aree che conservano tracce documentate di una tradizione agricola millenaria. Questo approccio contribuisce a rafforzare la percezione internazionale del vino siciliano come espressione culturale oltre che enologica, veicolando un’immagine della Sicilia contemporanea che tiene insieme paesaggio agricolo, storia, arte, letteratura e cultura materiale. Tra le iniziative culturali anche il sostegno al Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, istituito nel 2003 a Santa Margherita di Belice, assegnato ogni anno a un autore contemporaneo la cui opera si distingua per qualità letteraria e capacità di interpretare il presente, in continuità ideale con l’eredità culturale dello scrittore. Un ulteriore tassello del posizionamento di Donnafugata che affianca alla produzione vinicola la valorizzazione del patrimonio culturale dell’isola.

Rosalba Cignetti, 10 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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