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Redazione
Leggi i suoi articoliA Biala Podlaska, nella Polonia dell’est, il 15 giugno, in pieno giorno, un uomo ha avvicinato Robert Kuzovkov e lo ha ucciso a colpi di pistola. La vittima, 44 anni, era un artista russo conosciuto con lo pseudonimo di Semyon Skrepetsky, che soleva criticare il regime putiniano, motivo per cui l’Agenzia polacca per la sicurezza interna si era proposta di offrirgli protezione. Un’offerta rifiutata, stando ai media locali.
«Tutto lascia intendere che si sia trattato di un assassinio politico, ha dichiarato durante una conferenza stampa il 17 giugno a Varsavia il primo ministro polacco Donald Tusk, ma dobbiamo attendere prove e riscontri più concreti». Le indagini non hanno ancora rintracciato il colpevole, ma «se emergesse che la Russia è dietro questo attacco, si tratterebbe di un atto di terrorismo di Stato», ha continuato il Ministro.
All’inizio dello scorso mese, Kuzovkov era arrivato a Venezia per partecipare alla protesta che l’8 maggio ha avuto luogo nei pressi dei Giardini contro la partecipazione della Russia alla 61ma Esposizione d’Arte della Biennale. Ma nel mirino delle sue opere non vi erano solo personaggi legati al Cremlino (come Stalin e Putin), ma anche il dissidente Alexei Navalny, morto in una prigione russa nel 2024, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Negli ultimi post del suo canale Telegram, Skrepetsky si è ritratto di fronte all’ambasciata russa a Berlino mentre reggeva un’icona in cui Stalin tiene in braccio Putin, sullo stampo delle icone ortodosse russe. Il giorno della sua scomparsa, invece, alle 8.16 condivideva una serie di screenshot con commenti di persone che lo stavano minacciando.
Le agenzie di stampa delle «parti interessate», Russia e Ucraina, hanno utilizzato le opere di Kuzovkov per inquadrarlo politicamente e da un lato e dall’altro, senza dare ai propri utenti un quadro completo del lavoro dell’artista che, proveniente da una regione della Federazione Russa e installatosi nella cittadina polacca nel 2021, creava caricature grottesche per condannare il conflitto in atto dal 2022.
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