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Diriyah Contemporary Art Biennale 2026

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Diriyah Contemporary Art Biennale 2026

È tempo della Diriyah Contemporary Art Biennale 2026

Con la sua terza edizione, la Diriyah Contemporary Art Biennale si conferma una delle nuove manifestazioni chiave del panorama internazionale, posizionando l’Arabia Saudita come protagonista nel dialogo globale sull’arte contemporanea. Tema, artisti e politica culturale di un progetto che intreccia memoria, movimento e trasformazione.

Amélie Bernard

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Nel 2026 la Diriyah Contemporary Art Biennale (la terza edizione) si svolge dal 30 gennaio al 2 maggio nel JAX District di Diriyah, sito storico alle porte di Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita. L’evento, concepito nel 2021 dalla Diriyah Biennale Foundation, è rapidamente diventato un appuntamento di grande rilievo all’interno delle strategie culturali saudite e del più ampio ridisegno delle geografie artistiche globali.

La biennale di quest’anno, intitolata “In Interludes and Transitions / في الحِلّ والترحال”, invita a riflettere sul tema del movimento, della migrazione e della trasformazione attraverso sguardi e storie che collegano il mondo arabo alle traiettorie artistiche internazionali. Questo titolo non è soltanto evocativo: prende le mosse da un lessico di viaggio e pausa, suggerendo che gli interstizi sono propriamente il luogo in cui si costruiscono narrazioni collettive e soggettive.

La direzione artistica è affidata a Nora Razian e Sabih Ahmed, curatori con una forte esperienza nel collegare scene artistiche di aree diverse e nel porre questioni critiche relative a postcolonialismo, identità e trasformazioni sociali. La scelta di un team curatoriale di respiro transnazionale riflette la volontà di dare alla biennale una posizione critica, non semplicemente rappresentativa, nel panorama delle grandi esposizioni periodiche: un dispositivo che problematizza tanto le storie locali quanto i modi in cui queste entrano in relazione con un pubblico globale.

La selezione degli artisti annunciata per il 2026 è ampia e internazionale, con oltre 65 partecipanti provenienti da più di 37 nazioni, compresi nomi storici e voci emergenti contemporanee. Tra questi figurano figure di rilievo internazionale come Pacita Abad ed Etel Adnan, la cui opera attraversa memorie di migrazione, diaspora e tempo; insieme a una pluralità di artisti che lavorano in Nigeria, Emirati, Arabia Saudita, India, Europa e oltre. La presenza di così molteplici genealogie artistiche indica un progetto che non ambisce a una narrazione univoca, ma piuttosto a tessere rimandi e sovrapposizioni tra contesti, sensibilità e storie.

La biennale occupa il JAX District, un distretto culturale in crescita che sta ridefinendo il rapporto tra arte, patrimonio e rigenerazione urbana nella regione. Il sito stesso, in prossimità del centro storico di Diriyah introduce una dimensione archeologica e politica alla mostra, invitando a considerare la contemporaneità non come discontinuità netta rispetto al passato, ma come ennesimo snodo di relazioni e tensioni temporali.

Ciò che rende questa biennale particolarmente significativa, oltre alla qualità artistica e alla varietà geografica, è la sua posizione strategica all’interno della crescita culturale del Golfo. Come altri grandi eventi nell’area anche la Diriyah Biennale assume la forma di un dispositivo di soft power attraverso il quale l’Arabia Saudita investe nel riconoscimento internazionale e nella legittimazione culturale. La manifestazione, insieme ai programmi educativi e ai progetti di ricerca della Diriyah Biennale Foundation, mira a creare reti di dialogo tra artisti, curatori, istituzioni e pubblico, trasformando l’arte contemporanea in uno spazio di apprendimento e confronto duraturo.

Allo stesso tempo, la partecipazione di artisti di diverse generazioni e background, inclusi creatori provenienti dal Nord Africa, dal Medio Oriente, dall’Asia meridionale e dall’Europa, segnala la volontà di superare logiche di rappresentazione geopolitica unidirezionale, favorendo piuttosto scambi trasversali e coesistenze narrative. Il progetto curatoriale sembra quindi articolarsi attorno all’idea che il contemporaneo sia un campo di tensioni e intersezioni piuttosto che un luogo omogeneo o neutro.

Amélie Bernard, 25 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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