Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliSocrate le definiva «Dee solenni». Aristofane ne descriveva la funzione: «Esse le idee ci dànno, la dialettica, la ciurmeria, l’ingegno». Le nuvole, da allora, attraversano la cultura occidentale come immagini instabili: elementi atmosferici e insieme dispositivi simbolici, fenomeni naturali e costruzioni mentali.
La mostra «Oltre le nuvole Installation view «Oltre le nuvole/Beyond the Clouds», XNL Piacenza./Beyond the Clouds», a XNL Arte, si inserisce in questa tradizione, indagando la nuvola come forma visiva, struttura concettuale e oggetto di osservazione. Il progetto, curato da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini, Gianmarco Romiti e dal collettivo Storyville, integra arte, cinema, letteratura, suono e teatro. L’allestimento, progettato da Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi e Annalucia D’Erchia del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, si sviluppa su due livelli organizzati in sezioni distinte.
Al piano terra, il visitatore entra in uno spazio fluido e immersivo, in cui il suono costituisce il primo elemento di orientamento. Le installazioni sonore, progettate da S. Ali Hosseini e XNL Musica con il Conservatorio di Piacenza, sfruttano un sistema multicanale di sedici diffusori e due subwoofer. Come sottolinea Hosseini: «Il suono non accompagna le opere, le attraversa; diventa corpo narrativo in cui l’ascoltatore si immerge e fluttua tra visibile e invisibile».
In questo contesto, il percorso sonoro segue una progressione spaziale: da un’ambientazione diffusa e discreta a un campo immersivo più intenso, modulando densità, risonanza e direzione. La luce reagisce al suono e alla presenza del pubblico, costruendo un’esperienza multisensoriale che suggerisce la mutevolezza della nuvola e del cielo. All’interno di questo ambiente si collocano anche installazioni site-specific che traducono la trasformazione atmosferica in esperienza percettiva, attraverso nebbia, pioggia, vapore e tuoni simulati, con materiali come cera, gesso, sapone e fibra di vetro. Tra queste spicca l’opera di Mauro Pace, «Senza Titolo 23» (2026), che indaga la dimensione materica dell’inafferrabile.
Accanto a queste ricerche, «Beyond» propone un’installazione video che trasforma cielo e nuvole in protagonisti: attraverso il montaggio di sequenze cinematografiche, le immagini vengono liberate dal loro contesto originario e diventano simboli di sospensione, cambiamento e immaginazione. Le nuvole, da sfondo, si fanno soglia percettiva, invitando a «guardare in alto» e a decentrarsi dall’utile per aprirsi alla contemplazione.
In questa stessa direzione si inserisce anche Leandro Erlich con «The Cloud - Tlon» (2023), che tenta di racchiudere e fermare la nuvola evidenziando il paradosso della sua cattura. Ne emerge così una sorta di «atlante», in cui scienza e immaginazione si fondono in un’esperienza contemplativa.
Il primo piano ospita invece opere visive, videoinstallazioni e innesti teatrali, spostando l’attenzione dalla dimensione immersiva a quella riflessiva. Qui, ad esempio, le «nuvole» di Manzoni interrogano la consistenza artificiale del cielo, mentre il «Cielo anemico» di Schifano riduce l’orizzonte a superficie mentale.
I «Cirrus» instabili e quasi organici di Denis Santachiara riflettono sul design effimero e sulle nuove tecnologie, mentre David Medalla, con i «Cloud Canyons», mette in scena un processo continuo di creazione di «nuvole» di schiuma, generando un’esperienza al tempo stesso visiva, sonora e temporale.
Installation view «Oltre le nuvole/Beyond the Clouds», XNL Piacenza.
Su un piano più interattivo, Jeppe Hein con «Smoking Bench» (2002) invita lo spettatore a confrontarsi con la propria immagine che svanisce nella nuvola generata dalla pressione esercitata sulla seduta, in un gioco di percezione e auto-riflessione.
In ambito contemporaneo, alcuni lavori introducono invece il tema della «nuvola antropica», come nelle ricerche di Martin Romeo («Anthropic Cloud») e di Filippo Minelli («Shape B/E», 2021): opere che invitano a considerare la nuvola non solo come presenza eterea, ma anche come atto di protesta e segnale politico.
In dialogo con queste posizioni si colloca Fausta Squatriti con «Cubo con nuvola blu» (1967), realizzato in acciaio specchiante e plexiglas, che anticipa riflessioni sulla materialità e sull’illusione attraverso l’uso di materiali industriali.
In questa prospettiva, il cielo diventa archivio e traccia visibile di un mondo trasformato: la nuvola non è più soltanto vapore acqueo, ma segnale, documento e dispositivo critico legato all’Antropocene. Parallelamente, emerge anche come anti-monumento: instabile, non archiviabile, capace di sfidare la tradizione della permanenza artistica. Come osserva la curatrice Chiara Gatti: «Le nuvole ci ricordano che la forma, anche quando catturata, resta effimera. E l’arte affronta questo paradosso».
La dimensione teatrale si innesta in continuità con questo percorso: le nuvole diventano figura drammaturgica, quinte mobili e instabili. Gli interventi, a cura di Giuseppe Benvegna, Federica Carra, Fabrizio Costella e Anna Manella, attraversano testi da Aristofane a Shakespeare, Goethe, Schiller, Pirandello e Beckett.
In parallelo, XNL Teatro sviluppa il progetto Delle nuvole o dell’identità, un ciclo di tre spettacoli curato da Paola Pedrazzini, in cui il teatro contemporaneo offre nuove prospettive sui temi dell’identità, della memoria, del sogno e dell’illusione. Il programma si è aperto il 21 marzo con «Autoritratto», scritto e interpretato da Davide Enia, vincitore di due Premi Ubu 2025. Il secondo appuntamento, il 16 aprile, è «Nel blu. Avere tra le braccia tanta felicità», spettacolo di e con Mario Perrotta dedicato a Domenico Modugno, premiato per il miglior progetto sonoro. Il ciclo si conclude il 6 maggio con «Re Lear è morto a Mosca», diretto da César Brie.
Arte, musica e teatro, ma anche accessibilità. Il percorso espositivo è infatti progettato per essere pienamente inclusivo: grazie alla collaborazione con l’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti di Piacenza, sono state realizzate descrizioni audio tramite QR Code, riproduzioni tattili e modelli tridimensionali. L’accessibilità diventa così parte integrante del progetto, permettendo di percepire – trasversalmente –la complessità e la mutevolezza delle nuvole.