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Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

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Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

Fondation Valmont a Venezia. Il sogno e la visione di Didier Guillon

A Palazzo Bonvicini, tra nuovi modelli di mecenatismo internazionale, Didier Guillon racconta la Fondation Valmont: un progetto che va dalle mostre alla meditazione, dalle residenze al cinema, al sostegno alle pratiche artigianali

Nicola Zanella

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Una delle più esclusive case cosmetiche ha aperto la sua fondazione d’arte nella città più bella del mondo: Venezia. La premessa della Fondation Valmont sembra l’incipit di una perfetta operazione di marketing e invece è qualcosa di molto più intimo e profondo. Tutto nasce dalla visione di Didier Guillon imprenditore franco-svizzero. La fondazione propone mostre che prendono spunto da tematiche universali, residenze per artisti e anche sessioni di meditazione che sono un invito al pubblico a riconnettersi con se stessi. Venezia per Guillon non è una città dove esserci e basta, ci vive per molti mesi all’anno godendo del suo lato più autentico.

Didier Guillon, potrebbe raccontarci qualcosa di lei e di che cosa l’ ha spinto ad aprire la Fondation Valmont?
Provengo da una famiglia in cui l’arte è sempre stata presente: i miei antenati erano per lo più mercanti d’arte, artisti e scultori. Sono cresciuto immerso in questo ambiente, che ha plasmato in modo naturale sia la mia sensibilità che la mia curiosità. Fin da piccolo sono stato esposto a opere e mostre di grandi artisti, tra questi vi sono figure di riferimento come Francis Bacon, che hanno fatto parte della mia formazione culturale e contribuito al mio desiderio di scoprire e confrontarmi continuamente con l’arte. È stato quindi naturale per me integrare questa sensibilità in Valmont. La Fondation Valmont è stata creata nel 2015 come estensione artistica del marchio, per unire arte e bellezza in una dimensione condivisa. L’arte per me non è un accessorio, ma un elemento fondamentale che definisce chi sono e il modo in cui vedo il mondo.

Le mostre alla Fondation Valmont esplorano spesso temi universali trasmettendo però un senso di intimità e familiarità. Come nasce questo approccio?
Alla Fondation Valmont partiamo spesso da narrazioni universali: miti e fiabe, perché parlano a tutti. Ciò che mi interessa, tuttavia, è il modo in cui gli artisti reinterpretano questi temi in maniera profondamente personale e intima. Questo crea il dialogo tra immaginario collettivo ed emozione individuale che è al centro del nostro approccio. Le mostre prendono forma anche attraverso workshop collettivi, in cui gli artisti, pur conservando pienamente la propria autonomia, sono invitati a sviluppare opere appositamente per l’esposizione. Questo ci permette di creare un’esperienza di visita coesa ma eterogenea, in cui le diverse installazioni confluiscono all’interno di un unico percorso narrativo. Per noi è molto importante accogliere un pubblico ampio, compresi i bambini. Dico spesso che se i bambini reagiscono positivamente a una mostra, allora è davvero un successo: la loro reazione è immediata, sincera e libera da preconcetti.

Didier Guillon, Photo by Julio Piatti

Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

Alla Fondation Valmont organizzate anche sessioni di meditazione. È un messaggio rivolto al mondo dell’arte, che può anche essere molto frenetico e per certi versi privo di introspezione?
In un certo senso sì. Credo che oggi il lusso sia strettamente legato all’equilibrio interiore e al benessere mentale. Il mondo dell’arte, come molti altri, può essere frenetico e sovrastimolante. La meditazione non è una provocazione, ma un invito a rallentare e a riconnettersi con se stessi mentre si è circondati dall’arte. Riflette un’idea più essenziale di lusso: l’armonia interiore. Palazzo Bonvicini, sede della Fondation Valmont, è stata la prima istituzione a Venezia a organizzare sessioni di meditazione aperte al pubblico e siamo anche molto lieti di constatare che pratiche come la meditazione sono sempre più apprezzate dai visitatori, a conferma di un reale bisogno di spazi dedicati alla pausa e alla riflessione. Nello stesso spirito, in Palazzo Bonvicini abbiamo sviluppato The Intimate Cinema, una sala di proiezione su piccola scala dove soffermarsi liberamente per qualche ora e a godersi film accuratamente selezionati. Attivo sin dall’apertura del Palazzo nel 2019, The Intimate Cinema è un altro modo per incoraggiare i visitatori a rallentare e a immergersi completamente nella settima dell’arte in un ambiente intimo e contemplativo. Il programma di quest’anno includerà la proiezione di Drive My Car (2021, regia di Ryusuke Hamaguchi).

Perché ha scelto Venezia, che cosa può dirci di questa città, così centrale per il mondo dell’arte e capace di attirare un numero crescente di fondazioni da ogni parte del mondo?
Venezia è un luogo unico in cui coesistono bellezza, storia e fragilità. È anche una città profondamente legata alla cultura e allo scambio. La mia prima visita a Venezia è avvenuta molti anni fa, in un giorno d’inverno. Ho conservato un ricordo molto vivido di quel momento, una sorta di legame irrazionale ed emotivo che mi è rimasto nel tempo. Scegliere una città significa, in un certo senso, scegliere uno stile di vita, e pochi luoghi offrono un’atmosfera e un patrimonio così intensi. Per Valmont, Venezia è stata una scelta naturale, poiché offre un forte contesto emotivo. Palazzo Bonvicini, che chiamiamo anche “The Intimate Museum” per la sua posizione centrale, ma tranquillamente appartata, ci permette di creare un’esperienza immersiva in cui arte, bellezza e ospitalità si fondono, offrendo ai visitatori uno spazio intimo e profondamente legato alla città. La bellezza si esprime attraverso il nostro universo estetico e, presso Allegato, uno spazio all’interno di Palazzo Bonvicini dove viene eseguito il Valmont Signature Facial Ritual, si offre un’interpretazione più intima e sensoriale dell’approccio del marchio. L’ospitalità si concretizza attraverso la Résidence Bonvicini, mentre il nostro impegno verso l’artigianato locale si riflette nella Bottega by Valmont, dedicata alla valorizzazione degli artigiani veneziani.

Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

La Fondation Valmont è legata all’azienda Valmont: qual è il loro rapporto e in che modo si influenzano reciprocamente?
Il rapporto è organico. L’arte fa parte dell’identità di Valmont sin dall’inizio. La Fondation Valmont non è un’entità separata, ma una naturale estensione della filosofia del marchio. “When Art Meets Beauty” non è uno slogan, è un modo di lavorare. I due mondi si alimentano costantemente a vicenda, sia emotivamente che creativamente. In qualità di Presidente e Direttore Artistico ho sempre contribuito a plasmare questo dialogo, introducendo riferimenti artistici nello sviluppo del marchio, ad esempio attraverso bozzetti di prodotti per la cura della pelle e fragranze, che sono stati poi effettivamente realizzati come flaconi ed edizioni limitate, traducendo queste idee artistiche iniziali in una forma tangibile. Questo dialogo si estende anche a livello internazionale, attraverso mostre e progetti presentati nelle nostre boutique La Maison Valmont e in altre sedi in tutto il mondo.

Si registra un numero crescente di collezionisti e mecenati internazionali che scelgono l’Italia come base operativa, con un impatto significativo sul sistema artistico locale. Cosa dovrebbe fare l’Italia per rafforzare la vostra presenza e quale evoluzione di questo fenomeno vede nei prossimi anni?
L’Italia continua ad attrarre collezionisti e mecenati internazionali grazie alla sua straordinaria profondità culturale e alla sua capacità di offrire un rapporto immersivo con la storia, la bellezza e l’artigianato. Si tratta di una dinamica molto positiva, che apporta energia e nuove prospettive al sistema artistico locale. Allo stesso tempo credo che oggi la cosa più importante sia rimanere sinceri nel modo in cui interagiamo con il pubblico. Il settore culturale rischia di diventare eccessivamente guidato dalla visibilità, dal posizionamento o dalla convalida esterna. Ciò che conta davvero, invece, è l’onestà, essere chiari sulle intenzioni, rispettare il pubblico e creare esperienze autentiche piuttosto che costruite attorno ad altri ideali. Per me, la strada più sostenibile non è quella di inseguire le tendenze o le aspettative esterne, ma di rimanere fedeli a un semplice principio: la sincerità nel rapporto con l’arte e con le persone.

Résidence Bonvicini, Venice. Photo Alex Molig

Nicola Zanella, 27 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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