Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Nicola Zanella
Leggi i suoi articoliFederico Bottino, è un imprenditore tech, alla guida di Kakashi Venture Accelerator, realtà basata sull’intelligenza artificiale che si muove tra consulenza e investimenti. Le sue varie vite si sono spesso intersecate con l’arte contemporanea e ha da poco inaugurato la prima mostra negli spazi di KVA, a Torino. La sua visione a 360 gradi mescola vari piani e vari mondi solo apparentemente paralleli da Kanye West alle carte dei Pokemon, dalla CryptoArt ai meme: il tutto nella consapevolezza di quanto la tecnologia sia fondamentale per fornire all’arte nuovi linguaggi e nuovi capitali.
Quanti cambiamenti e quante emozioni, nell’ultimo periodo: ha venduto parte delle quote della sua azienda, ha scelto di investire in arte contemporanea e ha pure organizzato la prima mostra negli spazi di Kakashi Venture Accelerator.
Vendere una parte della propria azienda è bellissimo. Per le prime due settimane. Poi ti rendi conto che quello che stai facendo non riguarda solo più te, ma una rete di interessi. Ti senti addosso tutto un altro livello di responsabilità. È vero che more money more problems. Però dai, bring on the problems, come canta Drake. Nel mio caso, se vuoi costruire il più grande venture studio AI-nativo d’Europa – hai una responsabilità culturale, non solo finanziaria. L’arte per me è l’apice più grande (assieme alla scienza) dell’intelletto e immaginazione umana. Siamo una realtà deep tech e AI Native e anche per questo crediamo che il futuro sarà dettato ancora una volta dall’immaginazione umana. Le macchine saranno ancora uno strumento, potentissimo, che guiderà e ridisegnerà i confini del nostro potere immaginifico. Questa cosa va celebrata e raccontata senza apocalissi luddiste, ma anche senza facili entusiasmi tecnologicamente ingenui. La prima mostra in Kakashi Venture Accelerator, «Amnesia» di Maca Cerquera a cura di Judith Ccasa Caceres è l’inizio di un percorso che vuole comunicare al mondo in maniera creativa e culturale questo importante messaggio.
Federico Bottino
Ai magnati Tech più blasonati come Zuckerberg, Thiel, Musk a quanto pare dell’arte contemporanea (e della filantropia) importa sempre meno. Il mecenatismo artistico è sempre stata una forma di consacrazione per il potere, ora forse non più, bastano le classifiche Forbes che mettono tutti in fila in base al numero di billions posseduti. Sembra che il mondo tecnologico a certi livelli stia rifiutando vecchie forme di umanesimo.
Credo stia cambiando cosa intendiamo per arte, mecenatismo e cultura. Grandi tech imprenditori hanno collezione di carte da Pokemon vertiginose (fino a un valore superiore a oltre il 60% delle opere di ultra-contemporary in circolazione). Molti di loro a Miami o New York hanno iniziato a collezionare Kao e altri artisti contemporanei che rileggono la cultura pop. I manga originali e le tavole da disegno degli anime più famosi vanno all’asta per milioni di dollari. I videogiochi e le loro edizioni limitate muovono capitali più del cinema e del teatro. Nessuno può comprarsi un Damien Hirst, ma la copertina di Certified Lover Boy di Drake (mi piace molto Drake) era firmata dall’artista inglese e il merch ha venduto tantissimo. Bloomberg a Londra fa «arredare» il suo ufficio da Eliasson con delle opere site-specific. Arte e impresa vanno sempre a braccetto. Poi possiamo discutere su cosa sia l’arte nel 2026, ma la mia idea dell’arte è più vicina a quella dei tecno-capitalisti di Miami, ho una visione più «di mercato» e «popolare», più distante da una visione dell’arte ancora fortemente elitaria, che a me non appartiene.
Se io le dico che la critica d’arte è stata sostituita dalla condivisione social. Ossia in un mondo iper-frammentato sono i social a definire cosa è davvero contemporaneo. Ci fidiamo di questa forma di intelligenza collettiva?
I social sono solo un canale che alloca l’attenzione delle persone, che è l’unica vera risorsa scarsa del mercato. Sono uno specchio della società interconnessa. L’intelligenza collettiva è un concetto in cui non ho molta fiducia, ma penso che stiamo andando verso una nuova «moda del buonsenso» favorita anche dall’ironia e dallo scambio delle informazioni sui social. La critica d’arte per essere messa in discussione deve essere notata e, sicuramente parlo da giovane turista del mondo dell’arte, per una serie di ragioni dettate un po’ dalla chiusura del sistema dell’arte contemporanea italiana, un po’ dalla difficoltà di dialogare con i nuovi strumenti di comunicazione digitali, un po’ dai cambiamenti del mondo e dei linguaggi, io penso che le voci della critica d’arte finiscano per parlare a un pubblico di persone talvolta esiguo, fatto più di relazioni che di capacità editoriale di dialogare con un pubblico più ampio. I social hanno in parte reso evidente questa dinamica.
La tecnologia sta definendo il nostro immaginario collettivo più di qualsiasi altra espressione culturale. Cosa resterà di questi nostri giorni, cosa si storicizzerà? Il balletto di Optimus (il Robot di Tesla ndr)?
Resterà la vita di Kanye West come insieme di opere e visioni del mondo e Life Performances divisive e rappresentative della nostra realtà (più influenti, secondo me, di molte figure storiche, come ad esempio Marina Abramovic). Resterà il concetto di CryptoArt non tanto come collezionismo (l’NFT è stato un fuoco di paglia, ma un sintomo interessante), resterà l’ascesa dei videogame come strumento totalizzante della creatività (l’opera totale di Wagner è letteralmente The last of us 2 di Naughty Dogs), resterà la prima arte prodotta (e forse pure ideata) dai computer. I meme sono la rappresentazione spesso deformante o spettacolarizzante del presente sottoforma di nuovo linguaggio (e comunque producono cultura a modo loro), nel nostro presente ci sono cose culturalmente rilevanti che in certi contesti si fa fatica a incasellare.
Quali saranno l’impatto e l’influenza dell’AI sull’arte contemporanea?
Ci penso tutti i giorni e le risposte possono essere un milione. Bisognerebbe chiederlo a un artista o a chi sta sperimentando. Noi stiamo sperimentando, sfruttando la nostra esperienza e la nostra, appunto, immaginazione. Per quanto ci riguarda con la mostra di Maca Cerqueira abbiamo fatto questo esperimento innovativo: abbiamo «educato» un «RAG (un sistema di AI che risponde sulla base di contenuto prestabilito) d’Artista» ovvero un sistema di chat in grado di rispondere a domande sulla mostra e sull’artista che attingesse esclusivamente alle informazioni contenute nell’archivio dell’artista — una vera e propria base di conoscenza dedicata — rendendo così l’AI unica nei contenuti e nelle risposte. Credo sia stato uno dei primi esperimenti in ambito artistico espositorio di ibridare tecnologia AI Generativa e Arte contemporanea con un artista emergente peruviana. Il nostro «RAG d’Artista» apre un nuovo modo di concepire le interazioni tra le persone e l’archivio d’artista (o l’archivio collegato a una mostra). Spero di sperimentarlo con altre mostre presto.
Le sue prossime mosse nel settore artistico? Lanci un appello agli altri tecno-imprenditori per sensibilizzarli sull’argomento: riprogrammiamoli.
Sto scrivendo un libro su tecnologia e cultura, mi sto molto divertendo. KVA oltre al progetto KVArt che porterà altre mostre sul territorio e piano piano espanderà la propria collezione permanente, in primavera lancerà un magazine che tratterà di cultura, politica e tecnologia e utilizzerà la nostra tecnologia NewJee (una suite AI per l’analisi dell’informazione). Stavamo pensando anche a un piccolo cineforum visto che abbiamo un bellissimo giardino nei nostri uffici a Torino, ma facciamo arrivare l’estate e vediamo che cosa ci serba il futuro. Un appello generale è: «occupiamo i musei» con cultura pop, chiedendoci che cosa ci piace e che cosa ha significato per noi, quali sono i simboli che ci attivano, senza preoccuparci di compiacere questo o quell’attore del sistema. Sosteniamo quella che riteniamo essere cultura.
Altri articoli dell'autore
Docente all’Università Cattolica di Milano, studia da oltre un decennio l’impatto dell’arte sulle imprese. Non solo collezioni e sponsorizzazioni: l’arte, spiega, può incidere sui processi decisionali, rafforzare etica e inclusione, aprire spazi di dialogo con comunità e territori
Andrea Martinucci firma nello stabilimento di Calenzano il secondo capitolo di «Produrre Futuro», il progetto di Aidaf per portare l’arte nelle aziende. Il racconto di Marina Nissim
Tosetti Value, uno dei più importanti Family Office europei, rivoluziona il rapporto tra economia e creatività. Con una collezione corporate dinamica, il progetto Prospettive e il premio fotografico ad Artissima, sostiene gli artisti e trasforma gli spazi aziendali in un hub di cultura e ricerca, alimentando un dialogo innovativo tra arte e strategia
Tra vigneti e visioni contemporanee, la tenuta San Leonardo affida la sua etichetta d’artista 2020 a Linda Fregni Nagler. Un progetto che unisce arte e vino nel segno della memoria, raccontato dai proprietari Anselmo Guerrieri Gonzaga e Ilaria Tronchetti



