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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA cinque anni dalla scomparsa di Franco Battiato (1945-2021), a Roma il MaXXI propone una mostra per continuare a ricordare l’artista che ha accompagnato la poesia e la filosofia in un’esperienza unica nel mondo dei cantautori. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli sottolinea che «ci vuole un’altra vita», e «forse molte altre per capire il genio di Franco Battiato. La sua opera d’arte visionaria e multiforme, musicale e cantautorale in primis, come pure pittorica, cinematografica, teatrale, poetica e filosofica, rappresenta una delle testimonianze più alte della cultura italiana contemporanea”. Perché quella di Battiato, evidenzia Giuli, è stata “un’anima incommensurabile che ha rivoluzionato la canzone italiana». Gli amatissimi dervisci raccontano la sua capacità di voler comprendere anche i significati meno rivelati del patrimonio culturale internazionale.
Così, dal 31 gennaio al 26 aprile, ecco «Franco Battiato. Un’altra vita», una mostra-evento nello Spazio Extra, coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MaXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo, curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato, organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato Ets. I tanti libri che sono stati dedicati alla sua musica, le copertine dei dischi, i ricordi, i materiali inediti e i documenti rari, i suoi quadri: tutto in un percorso espositivo «che restituisce un ritratto intimo e stratificato dell’artista, raccontandone la capacità di continua reinvenzione, la resilienza e l’eredità culturale». Cantautore, musicista, poeta, filosofo e intellettuale, Battiato, è stato un siciliano fortemente attratto dal nord, il luogo nel quale poter produrre in libertà. Come è scritto nella Pergamena del Comune di Milano realizzata per commemorarlo, proprio nel capoluogo lombardo fu residente dal 1967 al 1989, dove «iniziò la sua carriera e affermò il suo percorso artistico e culturale», realizzando «tutte le fasi di composizione, arrangiamento e registrazione dei suoi grandi successi musicali di quel periodo».
La mostra romana si articola in sette sezioni tematiche che ripercorrono la sua vita e la sua opera. L’inizio, dalla Sicilia a Milano, racconta gli esordi negli anni Sessanta, il trasferimento a Milano e il debutto come cantautore pop, sostenuto da Giorgio Gaber. Le prime apparizioni televisive e le canzoni influenzate dal clima beat pongono le basi della sua futura originalità. Con «Sperimentare», dall’acustica all’elettronica, si entra negli anni Settanta, quando Battiato abbandona la canzone leggera per dedicarsi alla ricerca d’avanguardia ed elettronica, ispirata a figure come John Cage e Karlheinz Stockhausen. Album come «Fetus», «Pollution» e «Sulle corde di Aries» lo consacrano come pioniere della sperimentazione musicale in Italia. La sezione «Il successo», dall’avanguardia al pop, documenta l’approdo al grande pubblico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Con «L’era del cinghiale bianco» e soprattutto «La voce del padrone», Battiato fonde cultura alta, spiritualità ed elettronica accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondità artistica. Parallelamente, firma brani notissimi per Alice, Milva e Giuni Russo.
«Mistica (tra Oriente e Occidente)» approfondisce il crescente interesse per la spiritualità, l’esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo. Questa tensione trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh. In “L’uomo (ritorno alle origini)” emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, sull’Etna. Qui Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione: un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole. La sezione «Il Maestro (come un diamante)» racconta il consolidarsi della sua figura di guida culturale e morale, riconosciuta per generosità, rigore e ironia, pur nel rifiuto dell’etichetta di guru. Centrale è il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea.
Infine, «Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato)» esplora l’attività cinematografica degli ultimi decenni, con film come «Perduto amor» e «Musikanten», oltre a documentari e colonne sonore. Un vero e proprio «cinema di Franco Battiato», come riconosciuto da Elisabetta Sgarbi, profondamente intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva. Cuore pulsante della mostra è uno spazio ottagonale, in onore dell’ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un’esperienza multisensoriale e sinestetica. Al termine della mostra, il ragionamento compiuto dal ministro della Cultura Giuli è esemplare: «C’è un Battiato per tutti», afferma, e «tutti hanno un Battiato, sulla “cattiva strada” della libertà di spirito».
Una veduta della mostra «Franco Battiato. Un’altra vita» al MaXXI di Roma. Foto: Cosimo Trimboli
Una veduta della mostra «Franco Battiato. Un’altra vita» al MaXXI di Roma. Foto: Cosimo Trimboli