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L'ingresso a Frieze Los Angeles 2025

Photo: Casey Kelbaugh. Courtesy of Frize

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L'ingresso a Frieze Los Angeles 2025

Photo: Casey Kelbaugh. Courtesy of Frize

Frieze Los Angeles: continuità, scala internazionale e centralità locale

La settima edizione della fiera riunisce circa cento gallerie da 22 Paesi e consolida il proprio ruolo nel calendario globale, mantenendo un equilibrio concreto tra grandi operatori internazionali, tessuto losangelino, nuove presenze e programmi pubblici diffusi in città

Monica Trigona

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Dal 26 febbraio al 1° marzo, Frieze Los Angeles inaugura la sua settima edizione tornando per il quarto anno consecutivo negli spazi del Santa Monica Airport, all’interno di una struttura progettata su misura che intreccia interno ed esterno in un dialogo continuo con la luce e l’orizzonte della città. Non è un dettaglio scenografico perchè la metropoli di Los Angeles non è una semplice cornice ma «materia viva» della fiera. Dal suo debutto nel 2019, Frieze ha scelto di riflettere la natura interdisciplinare e sperimentale del contesto californiano, e oggi, in una fase di ridefinizione dell’ecosistema artistico locale, questa continuità assume un valore importante.

Sotto la direzione di Christine Messineo, la fiera riunisce circa cento gallerie provenienti da 22 Paesi, rafforzando la propria funzione di snodo tra la scena delle Americhe e la rete internazionale del marchio Frieze. La presenza dei grandi protagonisti del mercato globale – da Gagosian a Hauser & Wirth, da David Zwirner a White Cube, passando per Pace Gallery, Gladstone Gallery, Perrotin, Thaddaeus Ropac, Almine Rech e Lisson Gallery – non si traduce in una mera parata di blue chip ma in un confronto serrato tra modelli di rappresentanza, poetiche e geografie culturali. In questo tessuto internazionale si inserisce con decisione anche la componente italiana, con Cardi Gallery (alla sua prima volta in fiera a Los Angeles), Massimo De Carlo e kaufmann repetto, che contribuiscono a consolidare un asse sempre più dinamico tra Europa e West Coast.

Eppure, il tratto distintivo di Frieze Los Angeles resta la sua capacità di mantenere un dialogo autentico con la scena locale. Gallerie come David Kordansky Gallery, Château Shatto, Commonwealth and Council, Anat Ebgi, The Pit, Roberts Projects e Matthew Brown infatti incarnano quell’energia diffusa che ha reso la città uno dei laboratori più fertili dell’arte contemporanea. Accanto a loro, un arco geografico che si estende dall’Asia al Medio Oriente, dall’America Latina all’Africa – con realtà come Taka Ishii Gallery, Kukje Gallery, Mendes Wood DM, Proyectos Monclova e Southern Guild – amplia ulteriormente il raggio del confronto.

D'altronde lo scorso novembre Kristell Chadé, direttore esecutivo delle fiere, aveva dichiarato che: «L'edizione di quest'anno ha un significato speciale, poiché ci riuniamo per celebrare sia la continuità che il rinnovamento. Frieze Los Angeles è diventato un punto d'incontro fondamentale nel nostro calendario globale, collegando l'energia delle Americhe con la rete internazionale di gallerie, collezionisti e istituzioni di Frieze. Si distingue per la sua energia e apertura, plasmata dalla cultura creativa che rende Los Angeles una città così unica, la cui influenza si estende ben oltre la scena artistica della costa occidentale. Quel senso di connessione e dialogo rimane al centro di Frieze Los Angeles 2026».

 

 

 

Jada Pinkett Smith e Willow Smith, Frieze Los Angeles Vielmetter, Frieze Los Angeles 2025. Photo: Casey Kelbaugh. Courtesy of Frieze and CKA

Le nuove partecipazioni, tra cui El Apartamento e Nicodim, insieme ai ritorni di Sprüth Magers, Gallery Hyundai, Craig Starr Gallery e Various Small Fires, testimoniano una fiera in equilibrio tra consolidamento e rinnovamento. Una tensione che trova la sua espressione più nitida nella sezione Focus, curata per il terzo anno consecutivo da Essence Harden, dedicata a quindici gallerie statunitensi attive da meno di dodici anni e costruita attorno a presentazioni personali che privilegiano rischio, ricerca e identità emergenti. Il sostegno di Stone Island ribadisce come la contaminazione tra arte e altri ambiti culturali possa tradursi in un investimento concreto sulle nuove generazioni.

L’estensione della fiera oltre i padiglioni conferma un’idea di manifestazione diffusa. Per il quarto anno consecutivo Art Production Fund attiva installazioni site-specific gratuite nell’area del Santa Monica Airport, riaffermando una concezione accessibile e pubblica dell’arte contemporanea. Parallelamente, iniziative come il Deutsche Bank Frieze Los Angeles Film Award e il Frieze Impact Prize – quest’ultimo in collaborazione con WME Impact e con NXTHVN, fondato da Titus Kaphar – espandono la portata della fiera verso il sostegno concreto a filmmaker, artisti e curatori emergenti, con un’attenzione particolare alle comunità sottorappresentate.

Durante la Frieze Week, l’intera città si trasforma in un atlante espositivo. Numerose mostre di qualità amplificano l’esperienza della fiera, offrendo una mappatura della complessità culturale di Los Angeles e del suo peso nel discorso globale al MOCA, al The Broad, al Getty Center, all’Hammer Museum, all’ICA LA, al LACMA e alla Marciano Art Foundation, quest'ultimo spazio dedicato all'arte contemporanea ospitato in un edificio storico nel cuore di Los Angeles che collabora dal 2017 con artisti affermati ed emergenti provenienti da tutto il mondo sostenendone la ricerca attraverso acquisizioni e prestiti di opere d'arte a musei e istituzioni.

 

Monica Trigona, 24 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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