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Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma

Foto: © Alberto Novelli

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Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma

Foto: © Alberto Novelli

Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII, a Palazzo Barberini il racconto di un sodalizio illuminato

Oltre 70 opere da istituzioni nazionali e internazionali indagano il legame umano e culturale tra lo scultore e Maffeo Barberini

«Una mirabil congiuntura»: così Galileo Galilei aveva salutato, nel 1623, l’inizio del pontificato di Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, poeta, intellettuale illuminato da interessi letterari e artistici, ma soprattutto scopritore di talenti, in primis Gian Lorenzo Bernini, suo geniale pupillo. Questa «congiuntura», che vede nel Barocco una delle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea, trova la sua altissima espressione nella mostra «Bernini e i Barberini», allestita dal 12 febbraio al 14 giugno nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma.

La mostra, che coincide con il 400mo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, è un progetto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, realizzato con il supporto della Direzione Generale Musei-Ministero della Cultura e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano. Main Partner è Intesa Sanpaolo. Il catalogo, edito da Allemandi, è una sorta di «ulteriore sezione della mostra», come l’ha definito Maurizia Cicconi, curatrice del percorso assieme ad Andrea Bacchi, con i saggi dei più autorevoli studiosi italiani e internazionali del settore.

«È la grande mostra su Bernini che mancava, un progetto ambizioso che celebra il sodalizio mai indagato così a fondo tra Gian Lorenzo e il pontefice che ha regnato più a lungo nel Seicento», ha affermato il direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione assieme ai curatori, al direttore generale Musei Massimo Osanna e a Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo.

«Bernini e i Barberini» è anche il secondo atto dell’ambizioso progetto triennale dedicato ai protagonisti delle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica e del Seicento, dopo il successo della mostra «Caravaggio 2025», che ha chiuso con oltre 400mila presenze e che ha visto sempre Intesa Sanpaolo nel ruolo di Main Partner.

«Non c’è due senza tre. Mentre partecipiamo all’inaugurazione di un progetto scientifico straordinario come questo, in realtà non riusciamo a concentrarci su ciò che accade oggi perché temiamo quello che accadrà tra 12 mesi, ha chiosato con ironia Michele Coppola. Un’impresa privata come una banca affianca musei e istituzioni culturali nell’intento che rivendichino quella primazia dedicata all’arte e alla cultura in una dimensione globale che è quella che compete al nostro Paese».

Globalità che trova conferma nel variegato parterre di istituzioni, pubbliche e private, nazionali e internazionali, coinvolte in questo progetto corale, con oltre 70 opere in arrivo da tutto il mondo. Questa iniziativa ambiziosa, come ha spiegato Maurizia Cicconi, «vuole andare oltre il sodalizio intellettuale e artistico che lega Maffeo Barberini allo scultore già prima del pontificato, per soffermarsi sull’aspetto politico, sul tentativo della Chiesa di Roma di affermare, attraverso le arti, il suo primato universale, ma anche sull’operazione culturale condotta dai Barberini attraverso l’uso propagandistico delle immagini».

Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma. Foto: © Alberto Novelli

Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma. Foto: © Alberto Novelli

Questa apoteosi di Urbano VIII e della sua famiglia trova espressione in mostra soprattutto nella sezione dedicata all’attività di Bernini come ritrattista di ben sette papi, che vede sfilare anche il «Busto di Paolo V Borghese», arrivato per la prima volta a Roma dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il «Busto di Urbano VIII» da collezione privata, raro esempio di ritratto in bronzo e porfido, o quello di Camilla Barbadori dallo Statens Museum for Kunst di Copenaghen, una delle opere più precoci di Bernini.

Urbano VIII grandeggia anche nella straordinaria serie di ritratti, mai presentati insieme, che segue l’evoluzione di una formula ritrattistica destinata a diventare canonica: dal pontefice a capo scoperto con piviale ai busti con mozzetta e camauro.

«Offrendo una lettura critica del rapporto tra arte e potere, la mostra accompagna lo spettatore in una Roma ormai politicamente debole a livello europeo, ma che mette a punto modelli di creazione artistica, pittorica, urbanistica che la consacrano a modello assoluto per l’Europa cattolica», ha precisato Andrea Bacchi.

Attorno alla figura di Maffeo ruotano le sei sezioni che costruiscono in un crescendo la parabola creativa di Gian Lorenzo, dagli esordi nella bottega paterna all’apoteosi della maturità.

Tutt’altro che enfant prodige, come lui stesso si definisce, Bernini ha svolto un lungo, determinante apprendistato dal padre, come racconta la prima sezione della mostra (forse la più affascinante) dove i lavori di Pietro (come «Adamo, Eva e il serpente» dal Musée de Tessé, LeMans), e quelli di Gian Lorenzo (il «San Lorenzo» dalle Gallerie degli Uffizi, primo grande capolavoro di Bernini autonomo dal padre, in cui l’artista gareggia con la pittura tentando di scolpire le fiamme del fuoco sotto la graticola) si intrecciano alle opere realizzate a quattro mani.

Bellissima la raffinata teoria delle Quattro stagioni, in prestito da una collezione privata, dove la mano di Gian Lorenzo, accanto a quella di Pietro, emerge nella raffinata cascata d’uva dell’Autunno. «In questa sezione, spiega Andrea Bacchi, è evidente la fine della grande tradizione manierista artificiosa e il nascere progressivo del naturalismo, capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore, che sarà la caratteristica di Gian Lorenzo».

Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma. Foto: © Alberto Novelli

Un altro ospite d’eccezione è il monumentale «San Sebastiano» (dalla Chiesa di San Martino, a Jouy-en-Josas, in Francia) in dialogo con il «San Sebastiano Barberini» di collezione privata. Quest’opera, che inaugura una nuova concezione della scultura, fondata sull’immediatezza emotiva, è la prima commissione di Maffeo Barberini, pagata direttamente a Pietro Bernini nel 1617.

Il tentativo di affermare l’universalità della Chiesa e il potere del papato barberiniano si fa spazio anche nella sezione dedicata al cantiere di San Pietro, tra disegni, modelli e incisioni che documentano la genesi del Baldacchino, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne.

Anche Palazzo Barberini, cornice simbolica della Roma barberiniana e sede del percorso espositivo, viene raccontato attraverso disegni, modelli e opere che seguono la genesi dell’edificio, uno dei primi e più riusciti esempi di architettura barocca «corale» che vede coinvolti Bernini, Borromini e Pietro da Cortona.

Non poteva mancare Guido Reni, il pittore più amato dalla famiglia Barberini e profondamente stimato anche da Bernini, che si unisce al percorso con la «Maddalena Penitente» e il «Putto dormiente».

È intorno alla pittura che si gioca l’ultimo braccio di ferro tra Bernini e Urbano VIII. La libertà creativa dell’artista si svincola dal potere del committente per esplodere nell’ultima sezione, nella quale i dipinti attribuiti a Bernini testimoniano un’attività svolta per diletto. Ci sono anche busti raramente esposti, come quello di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum di Londra: quando papa Urbano VIII scoprì che Bernini stava scolpendo senza la sua autorizzazione il busto del gentiluomo della corte inglese, peraltro per una cifra astronomica, ordinò, senza successo, di interrompere il lavoro.

A congedare il visitatore è il busto di Costanza Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze, unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente. Una Costanza sensuale, con gli occhi sgranati, quasi discinta, restituisce tutta l’intensità di una relazione personale, segnando uno dei vertici della ritrattistica barocca.

Una veduta della mostra «Bernini e i Barberini» nelle Gallerie Nazionali di Arte Antica-Palazzo Barberini a Roma. Foto: © Alberto Novelli

Samantha De Martin, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII, a Palazzo Barberini il racconto di un sodalizio illuminato | Samantha De Martin

Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII, a Palazzo Barberini il racconto di un sodalizio illuminato | Samantha De Martin