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Andrea Anastasio e Laura Giuliano
Leggi i suoi articoliPresso lo Humayun’s Tomb Museum, uno dei luoghi simbolici del patrimonio storico di New Delhi, fino al 30 maggio è allestita la mostra «Storie condivise. Un viaggio artistico attraverso le civiltà, oltre i confini», frutto della collaborazione tra l’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, il Muciv, Museo delle Civiltà di Roma, l’Aga Khan Trust for Culture di New Delhi, la Centrale Montemartini e il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma. Inaugurata lo scorso 10 dicembre dal vicepremier Antonio Tajani, curata da Laura Giuliano, responsabile delle Collezioni di Arti e Culture Asiatiche del Muciv, e concepita da Andrea Anastasio, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi, la mostra esplora trasmissione, diffusione e trasformazione di codici visivi, la condivisione di motivi culturali e l’intrecciarsi di dialoghi religiosi e speculativi nei territori euroasiatici, ponendo in luce come le diverse culture di questo grande continente si siano reciprocamente influenzate nel corso dei secoli.
Attraverso opere provenienti dal Subcontinente indiano, dall’Asia Centrale, dalla Cina, dall’Iran e dal Mediterraneo, cronologicamente comprese tra i primi secoli dell’era cristiana e il XIX secolo, e un apparato grafico di supporto al percorso di Danilo Rosati e Antonia Sciancalepore, «Storie condivise» propone una riflessione sulla complessità e sulla profondità delle relazioni culturali che lungo le vie carovaniere attraversarono il mondo antico e, con modalità diverse, quello premoderno e moderno, tra conflitti, migrazioni, alleanze, e mutamenti degli assetti politici. Le tematiche trattate lungo il percorso espositivo rappresentano solo alcuni esempi dei motivi figurativi e delle tradizioni culturali condivisi da civiltà diverse e intendono restituire al pubblico la suggestione di un mondo profondamente interconnesso, in cui esperienze, modelli e saperi venivano costantemente rivisitati e rinegoziati alla luce delle specificità di ciascun contesto.
Cuore della mostra è una sezione dedicata all’Afghanistan, terra di passaggio e crocevia dell’Eurasia. L’attenzione si concentra in particolare sulla regione di Ghazni, per indagare la continuità culturale tra il periodo Shahi (seconda metà VII-inizi XI secolo), caratterizzato dalla diffusione del Buddhismo e dell’Induismo, e quello Ghaznavide (tardo X-XII secolo), segnato dall’affermazione dell’Islam, quando, nonostante i profondi mutamenti politici e religiosi, motivi iconografici e tecniche di lavorazione della pietra testimoniano la resilienza e la capacità di trasformazione delle tradizioni locali e sud-asiatiche. Partendo dall’analisi figurativa di alcune opere rinvenute dalla Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO a Ghazni, si sviluppa un secondo itinerario, che mette in luce la diffusione di alcuni motivi animalistici e fitomorfi che attraversarono gran parte dello spazio euroasiatico sin da epoca molto antica, assumendo varianti formali e sempre nuove valenze simboliche. L’esposizione illustra la trasmissione di una serie di temi figurativi, tra cui volatili e felini nelle più svariate composizioni, animali fantastici, motivi vegetali abitati da figure, accostando opere di diverse epoche, provenienti da differenti territori, realizzate in una vasta gamma di media artistici: dalla scultura alla pittura, dal tessile alla metallurgia.
Dopo aver indagato gli aspetti visuali, la mostra approfondisce la diffusione dei fenomeni di costume e la circolazione e rielaborazione di temi e contenuti letterari. Tra i motivi transculturali analizzati emergono il gioco del polo, fenomeno dalle dimensioni quasi globali, diffuso nell’antichità dall’Iran e dall’Asia centrale, fino all’Estremo Oriente, all’India e al Sud-Est asiatico, e temi letterari come la storia d’amore tra Layla e Majnun, che dall’Arabia del VII secolo raggiunse la Persia, dove Niẓami (1141-1209) reinterpretò il racconto dell’amore impossibile tra i due protagonisti nella parabola sufi dell’anima alla ricerca di Dio; da qui, la narrazione superò ulteriori confini, diffondendosi in Asia centrale e nell’India moghul, assumendo nuove sfumature di significato e riflettendo valori locali e differenti sensibilità religiose.
«Storie condivise» conclude il suo percorso con una riflessione sui dialoghi interreligiosi e sulla circolazione di idee e sistemi di pensiero. Un approfondimento è dedicato alla convivenza religiosa nell’antico Nord-Ovest indiano durante l’epoca Kushana (I-III secolo d.C.), in un contesto cosmopolita di grande complessità. La dimensione multireligiosa di questo ambiente si riflette anche nella contemporanea arte del Gandhara, uno dei più significativi fenomeni figurativi del Buddhismo antico, i cui rilievi mostrano talvolta scene riconducibili a pratiche rituali locali e figure divine di origine greco-romana, iranica o indiana reinterpretate alla luce del pensiero buddhista. Un focus particolare è dedicato allo yoga, fenomeno che sin dalle origini si configura come patrimonio condiviso di diverse correnti religiose indiane, in particolare Buddhismo, Jainismo e Induismo, e alla prima diffusione transregionale delle sue pratiche tra i secoli successivi la nostra era e il periodo medievale, quando tali pratiche entrarono in contatto, in diversi contesti dell’Asia, con tecniche contemplative e di controllo del complesso mente-corpo proprie di altre tradizioni.
Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono l’immagine di un mondo in cui le culture non si definivano per isolamento, ma attraverso il dialogo, l’interazione e la contaminazione reciproca e rivelano come la lettura delle testimonianze artistiche possa offrire un’ulteriore chiave interpretativa alla storia, integrando talvolta quanto emerge dalle fonti letterarie. Il progetto valorizza lo straordinario ruolo delle Collezioni di Arti e Culture Asiatiche del Muciv quale ponte tra culture e testimone di secoli di scambi, migrazioni, dialoghi artistici e condivisione di saperi, ed evidenzia come queste raccolte, insieme a quelle dei Musei Civici di Roma con cui sono poste in relazione nell’ambito dell’esposizione, possano offrire una chiave preziosa per comprendere la complessità dei processi storici e culturali che hanno modellato il volto dell’Eurasia, un passato che continua ancora oggi a interrogare con forza il nostro presente.