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Gli stand da non perdere a miart 2026

Il cuore dell’esposizione batte forte sul contemporaneo, con una presenza massiccia della pittura, in particolare quella figurativa, che rivendica una centralità significativa senza però oscurare sperimentazioni più audaci

Così come accade per un brano musicale, che può ammaliare istantaneamente o richiedere un ascolto più attento per essere compreso nelle sue trame più profonde, l’edizione 2026 di miart si svela con il ritmo e la complessità di una composizione jazz. L'ispirazione tematica dell'edizione, dedicata appunto al jazz, non è solo una suggestione, ma una chiave di lettura che legittima la sorpresa per un suono nuovo, capace di convincere grazie a soluzioni espositive inedite. Gran parte del fascino di questa edizione risiede nel nuovo respiro che la South Wing di Allianz MiCo conferisce all’evento: una struttura distribuita su tre livelli che rompe la staticità tradizionale, offrendo una dinamicità spaziale fatta di volumi e prospettive differenti.

In questa nuova geografia, il visitatore è invitato a ridefinire le proprie coordinate tra il primo piano dedicato alle realtà emergenti, il livello zero che ospita le gallerie consolidate e il secondo riservato a esposizioni tematiche, focus monografici e accostamenti generazionali. Sebbene il cambio di sede richieda un iniziale sforzo di orientamento, l’eventuale smarrimento tra i corridoi si trasforma in un piacere visivo, complici le ampie vetrate che proiettano lo sguardo verso lo skyline di City Life e le sue torri imponenti. L'esperienza è arricchita da spazi di socialità rinnovati, dove la moltiplicazione delle aree ristoro e dei food truck funge da necessario supporto logistico a un percorso artistico estremamente denso, che conta ben 160 gallerie.

Il cuore dell’esposizione batte forte sul contemporaneo, con una presenza massiccia della pittura, in particolare quella figurativa, che rivendica una centralità significativa senza però oscurare la sperimentazione più audace, fatta di installazioni curiose e allestimenti dal forte impatto visivo. A questo si affianca la solidità del moderno, un territorio familiare popolato da nomi iconici che garantiscono un’alta qualità estetica. Ciò che emerge camminando tra gli stand è una pluralità di linguaggi che si intrecciano: dalle mostre monografiche ai dialoghi tra artisti di diverse generazioni, fino a indagini mirate su specifici materiali o movimenti storici. 

Ecco una nostra selezione dei migliori stand.

Galleria dello Scudo

Artista: Emilio Vedova

Z20 Sara Zanin

Artisti: Silvia Camporesi, Kaarina Kaikkonen, Guglielmo Maggini. Alfredo Pirri, Adelisa Selimbašić.

Mazzoleni

Artisti: Salvatore Astore, Iran do Espírito Santo, Andrea Francolino, Michelangelo Pistoletto

P420

Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Irma Blank, Adelaide Cioni, June Crespo, Victor Fotso Nyie, Paolo Icaro, Merlin James, Khaled Jarada, Xian Kim, Francis Offman, Alessandro Pessoli, Alessandra Spranzi, Monika Stricker, Franco Vaccari, Pieter Vermeersch, Shafei Xia.

Cardi Gallery

Artisti: Mimmo Paladino, Davide Balliano, Tancredi, Agostino Bonalumi, Jannis Kounellis, HENRYTIMI, Ugo Rondinone, Piero Dorazio, Vincenzo de Cotiis, Carla Accardi, Lucio Fonta, Marco Tirelli, Gilberto Zorio, Domenico Bianchi, Gianpietro Carlesso, Bosco Sodi, Mario Schifano.

Corvi Mora

Artista: David Lieske

Matta

Artista: Theresa Büchner

MASSIMODECARLO

Artista: Nicole Wittenberg

Frittelli Arte Contemporanea

Artista: Lucia Marcucci

Robert Delaunay, Rythme II, 1975

Galleria Antonio Verolino

Artisti: Alighiero Boetti, Bertozzi & Casoni, Luca Boffi, Alexander Calder, Sonia Delaunay, Robert Delaunay, Arthur Duff, Alberto Garutti, Luigi Ghirri, Filippo Minelli, Bruno Munari, Silvia Negrini, David Tremlett, Jacopo Valentini

Redazione, 17 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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