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Cloe Piccoli
Leggi i suoi articoli«Il Cielo Dentro», la personale di Giovanni Ozzola alla Galleria Continua, The St. Regis Rome, fino al 9 maggio, è una mostra modulata su una straordinaria gamma di sfumature di luce. Ciò che interessa Ozzola, artista fiorentino che vive a Tenerife, è quello spazio liminale, il limite, il confine, la soglia come ultimo tassello di un’esperienza che introduce all’infinito, una dimensione per Ozzola che non risiede solo all’esterno ma si espande interiormente. Ne «Il Cielo Dentro» l’artista si sofferma in quello spazio liminale, vivo, attivo, imprevedibile fra paesaggio e anima. Per farlo sceglie architetture abbandonate, luoghi diroccati, a volte addirittura bunker da cui osservare l’infinito. E lo fa attraverso finestre, squarci, feritoie, cieli e oceani, ambienti naturali, notti, albe, crepuscoli. Il punto di vista è un frame, una soglia, un momento cristallizzato in un luogo fisico, architettonico, decisamente connotato, da cui si scorge un orizzonte che appare remoto ma che è più vicino di quanto sembri. Ciò che crea un potente collegamento visivo e concettuale è l’uso della luce come materia atmosferica, morbida, densa, palpabile. In «Light and the inevitable urge to lean over the edge», (2026) le immagini di un edificio abbandonato affacciato sull’oceano a Tenerife restituiscono l’ultimo appiglio, l’ultima inquadratura, l’ultimo orizzonte: ciò che si percepisce è già oltre. Il trittico è il limite dove termina l’orbita della percezione visiva e si apre la dimensione dell’invisibile. È il collegamento fra il campo dell’esperienza, della memoria, della vita vissuta, che resta impressa nei muri e sui murales di questa rovina del contemporaneo, e di un infinito che è fuori, oltre l’orizzonte, ma anche nello spazio interiore.
Ozzola, che ha esposto in importanti mostre internazionali come Quadriennale di Roma (2025); Poly Mgm Museum, Macao (2024); Biennale di Chengdu, Cina (2023) e sta preparando la sua prossima mostra in occasione della Biennale di Venezia da Betraice Burati Anderson e Galleria Continua, ha un talento speciale nell’individuare il punto di contatto fra dimensione umana e coordinate universali. L’intera mostra si sviluppa in un contesto in cui interiorità e paesaggio risuonano all’unisono.
Ne «Il Cielo Dentro» l’artista invita lo spettatore a entrare nell’opera, a farne esperienza diretta. «Un venti settembre di colore blu» (2026) è cielo tropicale, notturno, saturo e vibrante, dove l’aria sembra farsi materia tattile. Il frame che introduce a quest’incanto è un edificio abbandonato che continua a parlare attraverso ciò che resta: materiali consumati, frammenti dispersi, tracce di graffiti che affiorano ancora, ostinate, sulle superfici. La casa abbandonata di Michelangelo Antonioni e di Monica Vitti. «Monica» (2023) è la vista da una finestra verso il mare aperto, di nuovo una soglia, un orizzonte, quella stessa linea che devono aver guardato attori, artisti, registi, ospiti della casa progettata negli anni Settanta dall’architetto Dante Bini, in Costa Paradiso in Sardegna. Siamo di fronte a vedute che si soffermano sull’aria come dimensione atmosferica e poetica, due aspetti inscindibili come suggerisce Gaston Bachelard in L’aria e i sogni, (1943), uno dei riferimenti importanti di Giovanni Ozzola.
Per questa mostra l’artista trasforma lo spazio di Galleria Continua The St. Regis Rome in un luogo dell’esperienza, una macchina scenica dove mettere in scena le opere e creare un’esperienza immersiva e partecipativa. E lo fa attraverso la luce, la luce naturale che filtra dalle finestre non schermate. La luce entra diretta, senza filtri, e con la luce filtrano nella mostra anche le vedute urbane che di questa piazza molto speciale di Roma. Pini marittimi e negli scorci dei muri monumentali delle Terme di Diocleziano si accostano alle immagini di orizzonti lontani. All’ingresso un cielo stellato si espande su un’intera parete a dimensione ambientale e introduce in mostra come in una dimensione cosmica e quotidiana. «L’opera, spiega Ozzola, non è una decorazione, ma un dispositivo che apre lo spazio a un ignoto condiviso: la materia delle pareti e quella delle stelle appartengono alla stessa sostanza; interno ed esterno si equivalgono. Su nuove Colonne d’Ercole, microscopico e macroscopico, scienza e spiritualità iniziano a convergere».
Una veduta della mostra «Il Cielo Dentro», 2026, di Giovanni Ozzola da Galleria Continua, The St. Regis, Roma. Courtesy dell’artista e di Galleria Continua. Foto: Giorgio Benni