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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIl film italo-spagnolo «Il Caravaggio perduto», sulla storia del ritrovamento e dell’attribuzione dell’«Ecce Homo» di Madrid, è candidato come miglior documentario alla quarantesima edizione dei Premios Goya. Il galà del più importante riconoscimento spagnolo in campo cinematografico si svolgerà a Barcellona, sabato 28 febbraio all’Auditori Forum Ccib. L’evento è stato preceduto da due mesi di proiezioni presso l’Academia de Cine, ente cinematografico organizzatore del premio, con sede a Madrid e a Barcellona. In Italia, «Il Caravaggio perduto» era stato distribuito nelle sale in un evento speciale, dall’11 al 13 marzo 2025, per poi approdare a giugno sul canale tematico Sky Arte e ora in streaming su Prime Video e su Now. La pellicola, diretta da Àlvaro Longoria, è in lizza per il prestigioso riconoscimento spagnolo insieme ad altri quattro documentari con temi molto differenti. Altri due film italiani partecipano ai Premios Goya nella categoria Mejor Película Europea (miglior film europeo) 2026: «Il ragazzo dai pantaloni rosa» di Margherita Ferri e «Napoli New York» di Gabriele Salvatores. Mentre il Goya Internacional 2026 sarà consegnato, nel corso della cerimonia, all’attrice statunitense Susan Sarandon.
«Il Caravaggio perduto» (titolo originale «The Sleeper. El Caravaggio perdido») inizia con la sensazionale scoperta del dipinto che stava per essere battuto all’asta alla cifra incredibile di 1.500 euro, ma che viene subito posto sotto la lente di restauratori, storici dell’arte e antiquari, fino all’attribuzione inaspettata: la mano di Michelangelo Merisi. La parte in inglese del titolo originale, «The Sleeper», si riferisce a quelle opere «dormienti», per le quali non sono stati ancora identificati il valore e la reale provenienza. Nel caso dell’«Ecce Homo» (olio su tela, 111 x 86 cm), il dipinto era rimasto per circa due secoli nella sala dell’inconsapevole famiglia Pérez de Castro, al cui avo Emilio, senatore del regno di Spagna nel corso del XIX secolo, era stata donata la tela. Il viaggio del quadro dall’Italia alla Spagna non è ancora del tutto chiarito. La storica dell’arte Maria Cristina Terzaghi (fra i protagonisti del documentario), dopo un’attenta disamina, ha pochi dubbi: l’«Ecce Homo» è compatibile con la documentazione giunta fino a noi su un soggetto di questo genere, dipinto da Caravaggio e poi smarrito; inoltre, la sua analisi si basa su un complesso di risultanze che solo l’esperienza può suggerire. Il film raccoglie le considerazioni, fra interviste e telefonate convulse di quella che si profila come una vera caccia, anche di altri personaggi italiani noti nel mondo dell’arte; dal restauratore Andrea Cipriani all’antiquario Filippo Benappi, da Edoardo Roberti, ex direttore (fino al 2024) del dipartimento Old Master della casa d’aste Sotheby’s, allo storico dell’arte Nicola Spinosa, più prudente sull’attribuzione a Caravaggio.
«Il Caravaggio perduto» è un docufilm della durata di 76 minuti, prodotto da Morena Films, Mediacrest ed Estrategia Audivisual e Fandango. Appuntamento a fine febbraio per scoprire se gli autori della pellicola riceveranno come riconoscimento la statuetta, nel caso del premio spagnolo, un busto in bronzo del pittore Francisco Goya.
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