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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliUno dei principali esempi di brutalismo nel Regno Unito è stato ufficialmente classificato edificio di interesse storico culturale di secondo grado dal Dipartimento britannico per la Cultura, i Media e lo Sport. Stiamo parlando del Southbank Centre, un complesso di edifici situato a sud del Tamigi composto dalla Royal Festival Hall, dalle Purcell Rooms e la Queen Elizabeth Hall (1967) e dalla Hayward Gallery (1968).
Il primo stabile risale al 1951, quando ebbe luogo il Festival of Britain, fiera ed esposizione nazionale organizzata dal Partito Laburista, allora al Governo, per celebrare i successi del Paese post Seconda guerra mondiale. Di quell’evento, il successivo Governo Churchill ha risparmiato solo la Royal Festival Hall, che ottenne il medesimo riconoscimento (di primo grado) già nel 1988.
L’architettura brutalista, spesso definita «mostruosa» per le sue caratteristiche essenziali e l’utilizzo del cemento grezzo (in francese, «béton brut», da cui deriva il nome dello stile), ha sempre fatto molto discutere. In suo sostegno, però, si è sempre schierata la Twentieth Century Society che dal 1979 si batte per la conservazione del patrimonio architettonico non più vecchio del 1914 e, in questo caso, ha guidato la campagna di riconoscimento del Centro. La direttrice Catherine Croft, infatti, ha subito condiviso il proprio entusiasmo: «La battaglia è stata vinta e il brutalismo è finalmente giunto a maturità. Si tratta di una vittoria su coloro che deridevano le cosiddette “mostruosità di cemento” e dimostra un riconoscimento maturo di uno stile in cui la Gran Bretagna ha fatto da apripista... Il complesso artistico è un capolavoro scultoreo altamente sofisticato, con un'enorme ricchezza di forme e dettagli sia all'interno che all’esterno».
La notizia arriva proprio nell’anno in cui il Southbank Centre festeggia il 75mo anniversario con una serie di eventi, tra cui una mostra dedicata ad Anish Kapoor (dal 16 giugno al 18 ottobre).
L’occasione ha inoltre permesso al Centro di ritenere che «la classificazione sottolinea la necessità di investimenti governativi nei nostri edifici, tutti di proprietà dello Stato. Non vediamo l’ora di lavorare con il Governo per garantire che questi edifici possano prosperare a lungo nel futuro», come ha spiegato un portavoce alla BBC. Il complesso è reduce da una serie di lavori di ristrutturazione avviata nel 2005, quando la Royal Festival Hall ha guadagnato un ampliamento del 35%. Nel 2016 è stato invece il turno delle altre tre strutture, che hanno riaperto nel 2018 grazie ai contributi degli architetti Feilden Clegg Bradley Studios. Da allora, il più grande centro per le arti del Regno Unito ha problemi finanziari, ma si spera che questo nuovo traguardo possa giovare al suo futuro.
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