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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIl MuCiv di Roma, da tempo oggetto di cambiamenti e riallestimenti, potrebbe concludere una prima fase di lavoro entro il 2026, a 150 anni dalla fondazione di uno dei corpi principali, il Museo Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini. Il Museo delle Civiltà di Roma celebra l’anniversario con una mostra e un convegno di studi; e, contestualmente, accoglie una nuova direttrice reggente, Luana Toniolo, al momento responsabile anche dell’Etru, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
La mostra celebrativa «Origine e Prospettive. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026)» nella Sala delle Colonne del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari (20 marzo-28 giugno 2026) è curata da Paolo Boccuccia, Camilla Fratini con Myriam Pierri e con la supervisione di Andrea Viliani, direttore uscente del MuCiv, dal 5 marzo scorso incaricato di curare e coordinare la Digital Heritage Gateway Platform, metaverso museale del Ministero della Cultura. La neodirettrice ad interim, Luana Toniolo, nominata solo pochi giorni fa, durante la presentazione della mostra, annuncia «tanti importanti riallestimenti. Perché oggi l’approccio comparativo di Pigorini non è più applicabile; e poiché la missione del museo è anche ricerca, abbiamo organizzato un convegno di studi, dal 19 al 21 marzo, che non tratta solo la storia di Pigorini, ma anche una serie di progetti che dovremmo portare a termine entro l’anno». A margine dell’incontro, la direttrice anticipa a «Il Giornale dell’Arte» quella che definisce una rilettura globale del Museo e spiega: «I progetti del 2026 riguardano un nuovo allestimento della collezione sull’Asia e della sezione Arti e Tradizioni Popolari. Inoltre, in autunno, inaugureremo un’importante mostra organizzata in collaborazione con la Direzione generale Musei, che rimarrà aperta fino a gennaio 2027».
Il primo nucleo della mostra «Origine e Prospettive» propone documenti originali, che testimoniano i contatti del fondatore Luigi Pigorini (1842-1925) con il mondo politico e culturale, riviste rare (come il «Bullettino di Paletnologia Italiana») e libri d’epoca (fra gli altri, la prima edizione in inglese del volume di Heinrich Schliemann che racconta la scoperta di Troia, dedicata e autografata, in greco, all’archeologo Giuseppe Fiorelli). Per esporre questo materiale, si è proceduto al restauro, ad esempio, delle vetrine originali dove sono sistemati i reperti archeologici o di un prezioso mobile a cassetti appartenuto a Pigorini, con decori sulla storia dell’evoluzione delle forme viventi, dagli invertebrati all’uomo, che il direttore uscente Viliani ci mostra con soddisfazione dopo il recupero. Il percorso prosegue dividendo ciò che era stato riunito da Pigorini, ovvero l’area dell’Archeologia Preistorica e quella dell’Etnografia. Spiega il curatore Paolo Boccuccia: «La sovrapposizione di queste due discipline generò teorie che portavano a considerare gli indigeni moderni come barbari». Fra gli highlight della nuova concezione del MuCiv, c’è il ribaltamento di questa narrazione; e per farlo, sono stati chiamati studiosi e comunità di nativi provenienti da Asia, Oceania e Africa (sezioni che verranno via via rinnovate), come consulenti contemporanei in grado di ampliare in senso anche geografico il concetto di accessibilità, altro punto cardine del progetto di riallestimento dello spazio museale. Il percorso della mostra si conclude con due installazioni contemporanee, una ad opera dello studio 2050+ e l’altra dell’artista giapponese Shimabuku.
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