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Un’opera di Francesco Gonin

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Un’opera di Francesco Gonin

Il Museo Accorsi-Ometto si prepara a fare 30 anni in 63 lingue

La Fondazione torinese si prepara all’anniversario con un piano pluriennale che amplia la collezione, introduce una piattaforma digitale per la visita e avvia il recupero dell’antico complesso di Sant’Antonio

Rosalba Cignetti

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In vista delle celebrazioni del 2029-2030, la Fondazione torinese avvia un percorso di rinnovamento che unisce nuove acquisizioni, strumenti digitali per la visita e il recupero del complesso di Sant’Antonio, con l’obiettivo di rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale cittadino. Il primo tassello è rappresentato dall’ampliamento della collezione permanente, che negli ultimi anni si è arricchita di opere comprese tra la fine del XIV secolo e il Novecento. Tra gli ingressi più significativi il Trittico con la Crocifissione e Santi della Bottega degli Embriachi, databile tra il 1390 e il 1400, che rafforza il nucleo tardomedievale del museo. A questo si aggiunge una Natività del 1500 circa attribuita a un pittore vercellese, probabilmente appartenente alla famiglia degli Oldoni. L’opera, individuata sul mercato antiquario e ricondotta al Piemonte grazie ai più recenti studi sul gruppo di artisti, evita così di uscire dal Paese e trova una nuova collocazione storico-artistica. Un capitolo importante riguarda la manifattura Ginori di Doccia, con un nucleo di porcellane del 1740-1750 che comprende due tazze utilizzate per le prove del blu di cobalto, una rarissima tazzina traforata in porcellana bianca e due vasi in vetro con coperchio destinati a conservare i campioni di terre impiegati nella produzione. Per la Fondazione si tratta di acquisizioni di particolare rilievo: le tazze con le prove del colore trovano confronti soltanto al Museo Ginori di Sesto Fiorentino, mentre la tazzina traforata rappresenta, allo stato delle conoscenze, un esemplare unico. Il percorso prosegue nell’Ottocento con quattro bozzetti di Francesco Gonin, realizzati nel 1847 come modelli preparatori per gli affreschi della Sala delle Guardie del Corpo di Palazzo Reale a Torino, e arriva al Novecento con il Ritratto della madre di Carlo Levi, dipinto nel 1930. Le acquisizioni ampliano così l’arco cronologico della raccolta e rafforzano alcuni dei nuclei storici della collezione. Accanto alla collezione cambia anche l’esperienza di visita. Il museo ha avviato una collaborazione con la startup finlandese Reveel, che mette a disposizione una web app accessibile tramite QR code senza necessità di scaricare applicazioni. Il sistema permette di consultare testi, ascoltare contenuti audio e visualizzare materiali di approfondimento in 63 lingue, offrendo inoltre al museo strumenti per comprendere, in forma anonima, gli interessi dei visitatori e sviluppare nuovi servizi digitali. Lo sguardo si estende infine all’intero complesso che ospita la Fondazione. È stato infatti annunciato l’avvio del progetto di recupero dell’antico complesso di Sant’Antonio Abate, sorto all’inizio del Seicento per accogliere i viandanti in arrivo da est. L’obiettivo è restaurare quanto rimane dell’antico monastero e trasformarlo in un nuovo accesso culturale alla città, capace di raccontare il patrimonio artistico del territorio e di affiancare il Museo Accorsi-Ometto in un percorso di crescita che guarda già al trentesimo anniversario della sua apertura. 

Ginori Doccia

Rosalba Cignetti, 08 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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