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Andrea della Robbia e bottega, «San Sebastiano», inizio Cinquecento (particolare)

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Andrea della Robbia e bottega, «San Sebastiano», inizio Cinquecento (particolare)

Il «San Sebastiano» di Andrea Della Robbia è casto e puro come prescritto da Savonarola

Al Museo Nazionale d’Arte medievale e moderna di Arezzo restaurato un bell’esempio di quella tecnica distintiva dell’arte rinascimentale toscana che è la scultura in terracotta invetriata 

Laura Lombardi

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Al Museo Nazionale d’Arte medioevale e moderna di Arezzo la Direzione Regionale Musei Nazionali Toscana del Ministero della Cultura ha presentato il restauro della terracotta invetriata che ritrae «San Sebastiano» di Andrea della Robbia e bottega, realizzato da Silvia Gualdani, grazie al sostegno del Club Inner Wheel di Arezzo, presieduto da Antonella Semoli.

Una tecnica, quella della terracotta invetriata, che ben descrive Giorgio Vasari nelle «Vita di Luca della Robbia», nella edizione Giuntina delle Vite: «Dopo avere molte cose esperimentato, trovò che il dar loro una coperta d’invetriato adosso, fatto con stagno, terra ghetta, antimonio et altri minerali e misture cotte al fuoco d’una fornace aposta, faceva benissimo questo effetto e faceva l’opere di terra quasi eterne». L’invenzione di Luca, intorno al 1440, destinata a divenire elemento distintivo dell’arte rinascimentale in Toscana, viene perfezionata negli anni grazie a sperimentazioni sui materiali, che vedono il bianco di stagno unirsi al blu cobalto, ai verdi di rame, ai gialli di antimonio e ai bruni di manganese, rendendo quei manufatti quasi eterni e inattaccabili dagli agenti atmosferici.

La bottega robbiana è molto prolifica e Andrea della Robbia, nipote di Luca, si distingue per la capacità di accogliere e interpretarne l’eredità, come il «San Sebastiano», opera di inizio Cinquecento, testimonia. Grazie ad Andrea, la bottega di via Guelfa diviene infatti un centro produttivo di altissimo livello, e le sculture in terracotta invetriata giungono in Umbria, ma anche nel Meridione aragonese, con una produzione che Giorgio Vasari definisce «infinita».

Nel «San Sebastiano», dopo la pulitura della superficie e il consolidamento strutturale, sono state integrate alcune lacune ceramiche con materiali compatibili e ritocco pittorico finale, volto a restituire piena leggibilità e unità estetica all’opera. L’intervento rientra nella volontà della Direzione regionale, diretta da Carlotta Paola Brovadan, di promuovere una visione integrata del patrimonio, favorendo la collaborazione tra istituti, la condivisione delle competenze e la costruzione di percorsi scientifici comuni. Il museo aretino, ora diretto da Luisa Berretti, conserva, infatti, una delle più importanti raccolte pubbliche di terracotte invetriate e ceramiche della famiglia Della Robbia, tant’è vero che si svolse proprio qui, nel 2009 la grande mostra «I Della Robbia.  Dialogo tra le Arti nel Rinascimento» curata da Liletta Fornasari e Giancarlo Gentilini, importante per il rilancio dell’attenzione del pubblico e degli studiosi su questi temi.

Le scelte cromatiche e tecniche della terracotta invetriata si legano strettamente al messaggio di commozione religiosa teso verso una radicale purezza che risente delle predicazioni di Fra Girolamo Savonarola. Nella casta, e pur dolce, austerità del volto di «San Sebastiano», l’esuberanza decorativa cede il passo al rigore morale e alla purezza evangelica sollecitate del frate predicatore, avverso a ogni compiacimento mondano. A confermare questa inclinazione devozionale è la scelta dei due figli di Andrea, Francesco e Marco Giovanni, di prendere i voti domenicani nel convento di San Marco proprio negli anni della predicazione di Savonarola.  Ed è attribuita a Marco Giovanni, divenuto Fra’ Mattia nel 1496, l'unica effigie tridimensionale delle reali fattezze del frate, oggi conservata nel Museo di San Marco.

Andrea della Robbia e bottega, «San Sebastiano», inizio Cinquecento

Laura Lombardi, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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Il «San Sebastiano» di Andrea Della Robbia è casto e puro come prescritto da Savonarola | Laura Lombardi

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