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Il Walker Art Center chiude in segno di protesta contro le violente operazioni dell’ICE

La chiusura temporanea del museo assume un valore simbolico, una sospensione dell’attività come atto di solidarietà e partecipazione civica. Un segnale che conferma come, nel panorama culturale statunitense, le istituzioni museali siano sempre più coinvolte nel dibattito pubblico, chiamate a ridefinire i confini tra neutralità istituzionale e impegno sociale.

Michelangelo Tonelli

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Il Walker Art Center di Minneapolis resterà chiuso oggi 23 gennaio in segno di adesione al Day of Truth and Freedom, una giornata di protesta su scala statale organizzata in risposta alla presenza e alle recenti operazioni dell’ICE nelle comunità del Minnesota.

L’iniziativa, promossa da sindacati locali e organizzazioni comunitarie, invita i cittadini a partecipare a uno sciopero generale simbolico: non lavorare, non spendere denaro e non frequentare scuole o luoghi pubblici per l’intera giornata. In questo contesto, il Walker Art Center è la più grande istituzione culturale ad aver annunciato ufficialmente la propria adesione, affiancandosi a oltre 300 piccole imprese, enti non profit e organizzazioni culturali che sospenderanno le attività.

In una dichiarazione rilasciata al media locale Bring Me the News, un rappresentante del museo ha spiegato che la decisione «riflette i valori istituzionali del Walker, orientati a mettere al centro la comunità, sostenere il personale e affrontare il lavoro culturale con attenzione alla sicurezza e al benessere collettivo». Il museo riaprirà regolarmente sabato 24 gennaio.

La giornata di mobilitazione arriva in un clima di crescente tensione, innescato dall’operazione Metro Surge, avviata dall’ICE all’inizio di gennaio, che ha portato a un massiccio dispiegamento di agenti nell’area metropolitana di Minneapolis–Saint Paul con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’immigrazione irregolare. Secondo numerose associazioni civili, le modalità dell’operazione avrebbero però avuto un impatto sproporzionato sulle comunità locali. Il clima si è ulteriormente aggravato dopo l’uccisione, avvenuta il 7 gennaio a Minneapolis, di Renée Good, cittadina statunitense, durante un intervento attribuito a un agente dell’ICE. L’episodio ha dato origine a proteste diffuse in diverse città americane e all’avvio di una serie di azioni legali contro il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) e alti funzionari federali.

La decisione del Walker Art Center si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo delle istituzioni culturali nel contesto sociale e politico contemporaneo. Negli ultimi anni, musei e centri d’arte negli Stati Uniti sono sempre più spesso chiamati a prendere posizione su temi che riguardano diritti civili, sicurezza e politiche pubbliche, bilanciando la propria funzione culturale con una crescente responsabilità nei confronti delle comunità di riferimento.

Michelangelo Tonelli, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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