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Senza titolo (Sentinel Drone) , 2014 C-Print 20 × 25 pollici. Dettaglio

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Senza titolo (Sentinel Drone) , 2014 C-Print 20 × 25 pollici. Dettaglio

Il drone invisibile. Trevor Paglen e l’estetica segreta della guerra contemporanea

Nel ciclo fotografico Untitled (Reaper Drone) Trevor Paglen rende visibili le infrastrutture segrete della guerra contemporanea. Le sue immagini di droni militari quasi impercettibili nel cielo anticipano una realtà oggi sempre più presente nella cronaca globale: quella di conflitti combattuti a distanza, attraverso macchine invisibili e sistemi di sorveglianza diffusi

Sofia Piperno

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Negli ultimi anni i droni militari sono diventati una presenza sempre più costante nella cronaca internazionale. Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino alle operazioni militari condotte a distanza dalle grandi potenze, questi velivoli senza pilota rappresentano uno degli strumenti più caratteristici della guerra contemporanea. Macchine capaci di osservare, sorvegliare e colpire restando quasi invisibili.

Molto prima che il loro utilizzo entrasse stabilmente nel dibattito pubblico, l’artista americano Trevor Paglen aveva già iniziato a interrogare l’immaginario e l’infrastruttura visiva di questa nuova forma di conflitto. Nel ciclo fotografico Untitled (Reaper Drone), realizzato all’inizio degli anni Duemila, Paglen ritrae droni militari mentre attraversano un cielo quasi vuoto, ridotti a un minuscolo punto nero sospeso nello spazio.

È proprio questa quasi invisibilità a costituire il cuore dell’opera. L’oggetto fotografato è uno degli strumenti tecnologicamente più sofisticati della guerra contemporanea, ma l’immagine lo restituisce come una presenza minima, fragile, quasi astratta. In questo scarto tra potenza tecnologica e apparente insignificanza visiva si rivela uno dei tratti fondamentali del potere contemporaneo: la sua capacità di agire fuori dal campo percettivo della vita quotidiana.

Entriamo dentro questa serie di immagini emblematiche della ricerca di Paglen. Reaper Drone condensa in forma visiva alcuni dei temi centrali che attraversano l’opera dell’artista: il potere invisibile della tecnologia, l’infrastruttura segreta della guerra contemporanea e il rapporto tra visibilità e controllo nell’epoca della sorveglianza globale. Le opere di Trevor Paglen (nato nel 1974 a Camp Springs, nel Maryland) traggono origine dal suo interesse di lunga data per il giornalismo investigativo e per le scienze sociali, oltre che dalla sua formazione accademica come geografo. Il suo lavoro si propone di portare alla luce l’estetica nascosta dei sistemi di sorveglianza e delle infrastrutture militari statunitensi, interrogando fenomeni come lo spionaggio, la circolazione digitale delle immagini, lo sviluppo governativo di armamenti e i programmi militari finanziati segretamente. Nel corso degli anni Paglen ha affiancato alla pratica artistica una intensa attività di ricerca, pubblicando libri e tenendo conferenze dedicate alle operazioni segrete della CIA e del Pentagono.

Fin dagli anni Novanta l’artista ha iniziato a fotografare basi aeree militari isolate situate nei deserti del Nevada e dello Utah. Per realizzare queste immagini utilizza teleobiettivi estremamente potenti e strumenti ottici di tipo telescopico, capaci di catturare soggetti collocati a decine di chilometri di distanza. Questa distanza non è soltanto una necessità tecnica, ma diventa un elemento concettuale del lavoro: ciò che Paglen fotografa appartiene infatti a una geografia deliberatamente sottratta alla visibilità pubblica.

In Untitled (Reaper Drone) l’artista ritrae un drone militare MQ-9 Reaper in volo contro un cielo luminoso del mattino. Il velivolo appare quasi impercettibile: un minuscolo punto nero nella parte inferiore dell’immagine. L’oggetto che rappresenta uno degli strumenti più sofisticati della guerra contemporanea è ridotto a una presenza minima, quasi astratta. Questo effetto è il risultato di una precisa scelta visiva. Le fotografie di Paglen sono realizzate da una distanza tale da rendere la scena quasi irriconoscibile e da mettere in crisi la nostra capacità di interpretarla. L’immagine diventa ambigua: ciò che vediamo è allo stesso tempo documentazione e astrazione, testimonianza e dissoluzione del soggetto.

In questo modo Paglen rovescia l’immaginario spettacolare associato alla tecnologia militare. Il drone non appare come un oggetto potente e dominante, ma come una presenza fragile, sospesa in un cielo apparentemente vuoto. Proprio questa quasi invisibilità suggerisce la natura del potere tecnologico contemporaneo: un potere che opera sopra le nostre teste e oltre il nostro campo percettivo. Il drone Reaper è uno dei simboli della trasformazione della guerra nel XXI secolo. Progettato per operazioni di sorveglianza e attacco a distanza, incarna una modalità di conflitto sempre più remota e automatizzata, in cui chi osserva e colpisce può trovarsi a migliaia di chilometri di distanza dal luogo dell’azione. Paglen non rappresenta direttamente la violenza della guerra, ma l’infrastruttura che la rende possibile.

Il suo lavoro si muove così in un territorio che attraversa arte, geografia politica e teoria della sorveglianza. In molte opere l’artista indaga quelle che definisce “infrastrutture invisibili”: reti di satelliti, basi segrete, sistemi di intercettazione e architetture tecnologiche che strutturano il potere globale pur restando invisibili nello spazio pubblico. Le immagini di Paglen non mirano quindi a rivelare un segreto nel senso tradizionale del termine. Piuttosto mettono in discussione la nostra fiducia nella visibilità stessa. Ci ricordano che gran parte delle strutture che organizzano il potere contemporaneo sfugge alla percezione ordinaria e che ciò che vediamo non coincide necessariamente con ciò che governa il mondo.

Untitled (Reaper Drone) diventa così una sorta di paesaggio del presente. Un cielo apparentemente vuoto che in realtà ospita la nuova geografia della sorveglianza e del controllo globale. Un’immagine che, nella sua apparente semplicità, suggerisce quanto sia diventato difficile distinguere tra ciò che è visibile e ciò che resta deliberatamente nascosto.

Senza titolo (Reaper Drone) , 2010 Stampa C 48 × 60 pollici

Senza titolo (Reaper Drone) , 2013 Stampa C 48 × 60 pollici

Sofia Piperno, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il drone invisibile. Trevor Paglen e l’estetica segreta della guerra contemporanea | Sofia Piperno

Il drone invisibile. Trevor Paglen e l’estetica segreta della guerra contemporanea | Sofia Piperno