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Vista su Pontremoli

Foto: Jacopo Grassi

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Vista su Pontremoli

Foto: Jacopo Grassi

Il meraviglioso artificio del secolo d’oro di Pontremoli

Prevendite aperte per «Pontremoli Barocca 2026», l’apertura straordinaria, sabato 11 e domenica 12 aprile, di 10 luoghi rappresentativi del rinnovamento artistico, culturale, economico e urbanistico che la cittadina della Lunigiana conobbe a partire dall’ingresso nel Granducato di Toscana 

Barbara Antonetto

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Il problema dell’overtourism è ormai sentito ovunque nel mondo, ma l’Italia con il suo patrimonio diffuso anche nei piccoli centri ha infinite risorse per contrastarlo. Tra i luoghi che custodiscono tesori inaspettati ce n’è uno, nell’Alta Lunigiana, che si distingue per l’alto livello scientifico culturale della propria offerta turistica. Si tratta di Pontremoli, cittadina che sorge tra due fiumi là dove la via Francigena entra in Toscana, posizione che ha preservato intatto il centro storico su cui i ponti offrono vedute da cartolina. L’occasione migliore per visitarla è il fine settimana dell’11 e 12 aprile quando si terrà l’edizione 2026 di «Pontremoli Barocca», iniziativa di aperture straordinarie (le prevendite sono aperte) di palazzi privati, edifici pubblici, chiese, ville e giardini risalenti al secolo d’oro dell’arte pontremolese, quando la città divenne una piccola capitale del Barocco con un’identità ben definita determinata all’incontro tra lo stile del Centro Italia e il quadraturismo padano.

Le ragioni storiche della trasformazione di un borgo medievale severo e fortificato in una città moderna e fiorente risiedono nell’ingresso di Pontremoli, nel 1650, nel Granducato di Toscana, evento che diede avvio a una stagione di prosperità economica e di rinnovamento culturale, urbanistico e architettonico che si protrasse fino all’Ottocento (nella seconda metà del Settecento la città divenne anche sede di Diocesi). Intorno alla metà del Seicento nel giro di pochi anni le famiglie borghesi di mercanti, arricchitesi in particolare con il commercio di stoffe, fecero a gara per costruire palazzi la cui magnificenza era progettata per stupire, ma anche ville di campagna e scenografici giardini.

Confluirono in città da varie regioni pittori, architetti, decoratori e scenografi. A svolgere un ruolo di primo piano fu il ruolo dei quadraturisti, che affrescarono sulle pareti scenografie di chiari colori pastello caratteristiche del barocco pontremolese: elementi architettonici e sfondamenti prospettici che dilatano e moltiplicano gli spazi. Francesco Natali, il capostipite di quattro generazioni di maestri della prospettiva attivi a Pontremoli, proveniva dalla patria del quadraturismo, la Bassa padana. Con, e dopo, di lui lavorarono il figlio Giovanni Battista, che fu anche valente architetto, il nipote Antonio Contestabili e il figlio di quest’ultimo Niccolò Contestabili. Le figure che popolano tali architetture illusorie si devono invece a pittori di cultura toscana, tra cui Alessandro Gherardini, Sebastiano Galeotti e il figlio Giuseppe.

La due giorni di aperture straordinarie di 10 luoghi del Barocco pontremolese si deve all’organizzazione, forte di un lunga esperienza e di tanta passione e professionalità, di Sigeric, una cooperativa di servizi per il turismo e guide turistiche e ambientali attiva in Lunigiana, nel Parco Appennino e nelle Cinque Terre, e di Farfalle in Cammino, associazione impegnata fin dal 2006 nella divulgazione e valorizzazione del patrimonio pontremolese, che nel 2022 ha organizzato un Convegno Internazionale di studi sul Barocco locale, un patrimonio studiato già negli anni Settanta e Ottanta da eminenti storici dell’arte come Mina Gregori, ma non ancora sufficientemente conosciuto e valorizzato quanto merita.

Protagoniste del «sabato delle ville» saranno tre dimore nobiliari della campagna della Lunigiana: Villa Pavesi Negri Baldini, Villa Pavesi Ruschi e Villa Dosi Delfini sorge a 800 metri dal Castello del Piagnaro, sede del Museo delle Statue Stele Lunigianesi , in cui sono esposte in modo suggestivo importanti testimonianze della megalitica europea scolpite in pietra arenaria tra il IV e il I millennio a.C.

Villa Dosi Delfini, Pontremoli. Foto: Jacopo Grassi

Culla degli inganni visivi e spaziali del Barocco Pontremolese, Villa Dosi Delfini appartiene ancora oggi alla famiglia Dosi Delfini, il cui stemma campeggia sulla facciata principale che si prospetta tra due enormi cedri del libano al fondo del cannocchiale prospettico di un lungo viale alberato. Uno scenografico scalone a tenaglia conduce all’ingresso attraverso il quale si accede direttamente al grande salone delle feste con ballatoio in ferro battuto, sontuosa console intagliata e dorata tradizionalmente attribuita a Brustolon, in realtà di mano dell’intagliatore piacentino Domenico Setti e pareti interamente affrescate di quadrature di Francesco Natali, popolate di figure dipinte da Alessandro Gherardini. Tra i tanti arredi e dipinti della villa si segnala in particolare il conturbante «Seneca morente» di Luca Giordano, entrato nelle collezioni della famiglia grazie a Giovanni Battista Natali, figlio di Francesco e suo collaboratore a Pontremoli per poi diventare pittore di corte a Napoli. 

Villa Pavesi Negri Baldini, sulle pendici a castagneto del monte Codolo nella frazione di Scorano, fu edificata nella prima metà del Settecento da Giovanni Battista Natali e Antonio Contestabili, impegnati negli stessi anni nella ristrutturazione del palazzo di famiglia in città. La sobrietà dell’edificio su due livelli fa risaltare il disegno barocco del giardino che combina con sapiente regia natura e architettura: grotte, vasche, statue, siepi a ricciolo e giochi prospettici son perfettamente conservati.

Villa Pavesi Ruschi, nella frazione Teglia di Mulazzo, è circondata da un giardino all’italiana da cui si ammira il profilo delle Alpi Apuane e da un’ampia tenuta in cui i committenti coltivavano il baco da seta. Di particolare bellezza l’esuberante decorazione di Giovanni Battista Natali al piano nobile che amplifica gli spazi, in particolare quelli del salone, con finte prospettive e la cappella di famiglia preceduta da un portico in pietra serena.

Nella giornata di domenica sono in programma visite guidate in 7 dei 14 luoghi del Barocco del centro storico: Palazzo Pavesi Ruschi Noceti, Palazzo Dosi Magnavacca, l’Oratorio di Nostra Donna, il Convento di San Francesco, Ca’ di Piazza-Palazzo Zucchi Castellini, il Palazzo Vescovile, la Chiesa di San Giacomo d’Altopascio. 

Palazzo Pavesi Ruschi Noceti, con le sue tre facciate e le oltre cento stanze, è il più grande della città e rappresenta l’esempio più significativo di una grande dimora nobiliare nata dall’accorpamento e ristrutturazione di diversi edifici precedenti (lo scalone di rappresentanza è ricavato da una antica casa torre). 

Al contrario Palazzo Dosi Magnavacca venne completamente ricostruito al fine di soddisfare le complesse esigenze commerciali e di rappresentanza della committenza: da un bel cortile funzionale al deposito delle merci sale al piano nobile uno scalone che prosegue attraverso un’illusione prospettica affrescata. 

«Pontremoli Barocca» aprirà le porte anche di un gioiello molto difficilmente visitabile altrimenti. È l’Oratorio di Nostra Donna, capolavoro assoluto del barocco pontremolese, realizzato su progetto di Giovanni Battista Natali tra il 1732 e 1738 per volontà della Confraternita della Concezione di Nostra Donna, dopo che una rovinosa piena del fiume Magra aveva gravemente danneggiato la chiesa precedente. Le pareti slanciate e mosse dell’edificio a pianta centrale ellittica sono rivestite di affreschi dello stesso Natali, che affianca il padre Francesco nel creare le illusioni prospettiche delle quadrature, e del pittore figurista Sebastiano Galeotti cui si devono elegantissimi angeli, raffinate figure di profeti e tre episodi biblici. Sovrastano l’altare maggiore un’antica immagine cinquecentesca della Vergine che allatta il Bambino e una splendida Madonna vestita barocca (altri interessanti esempi di questa particolare tipologia di statue sono conservati nel Museo Diocesano), mentre gli altri altari ospitano tele di Alessandro Gherardini, Sebastiano Galeotti e Giuseppe Galeotti. 

Nel Convento di San Francesco si potrà visitare tra il resto l’antica biblioteca del Seminario che tra i tanti preziosi volumi conserva anche un raro erbario del Settecento, l’«Hortus siccus», di alto valore scientifico in quanto testimonia le biodiversità botaniche della Lunigiana dell’epoca e la tradizione dell’uso delle erbe spontanee nelle comunità montane. 

Per avere un panorama completo del Barocco pontremolese si consiglia di visitare anche il grande Duomo (la Concattedrale di Santa Maria Assunta), edificato tra il 1636 e il 1687 su progetto dell’architetto cremonese Alessandro Capra (gli affreschi originali di Francesco Natali sono stati qui sostituiti tra XVIII e XIX secolo da una decorazione a stucco), e la piccola, deliziosa, Chiesa di San Geminiano, patrono di Pontremoli, con finte architetture affrescate a colori pastello che rimandano più a un edificio laico che a un luogo di culto.

Barbara Antonetto, 17 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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