Elizabeth Fortescue
Leggi i suoi articoliLa Biennale di Venezia del 2024 è stata un trionfo per l'Australia. L’artista indigeno Archie Moore ha infatti vinto il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale con la sua opera «kith & kin». Ora un pasticciaccio politico ha trasformato l’onore di rappresentare l’Australia alla prossima Biennale in un calice avvelenato e sembra sempre più probabile che nel 2026 il Padiglione australiano a Venezia sarà buio e vuoto. Il 7 febbraio l’agenzia governativa Creative Australia ha annunciato il suo artista e curatore per il 2026 e poi, appena sei giorni dopo, li ha clamorosamente scaricati, scatenando una tempesta di rabbia e incredulità.
Quando Khaled Sabsabi e Michael Dagostino, il team di artisti/curatori scelti, si erano presentati a una conferenza stampa organizzata da Creative Australia nel sobborgo occidentale di Sydney, Granville, era stato un momento di grande gioia. Sabsabi e Dagostino, entrambi originari di Sydney, sono figure note e stimate nel mondo dell'arte australiana. «Il lavoro di Khaled Sabsabi, in collaborazione con il curatore Michael Dagostino, ha dichiarato Adrian Collette, amministratore delegato di Creative Australia, nel materiale informativo per i media, riflette la diversità e la pluralità della ricca cultura australiana e stimolerà conversazioni significative con il pubblico di tutto il mondo».
Pochi giorni dopo il quotidiano «The Australian» riferiva che in due delle opere di Sabsabi, risalenti a quasi 20 anni fa, figuravano immagini di Hassan Nasrallah, l’ex leader di Hezbollah, deceduto lo scorso anno, nonché filmati dell’11 settembre con la distruzione delle Torri Gemelle. Per «The Australian» Sabsabi «nel suo lavoro passato sembrerebbe elogiare un leader terrorista»; il giornale si è quindi chiesto se Sabsabi e Dagostino dovessero essere «i custodi della reputazione della nostra Nazione a questa prestigiosa biennale di Venezia».
Al Senato australiano la conservatrice Claire Chandler ha chiesto al ministro degli Esteri Penny Wong perché a rappresentare l'Australia a Venezia fosse un artista «che dà evidenza a un leader terrorista». Wong ha risposto che avrebbe riferito. Il giorno dopo Collette ha rilasciato una dichiarazione che confermava l’annullamento della partecipazione di Sabsabi e Dagostino. «Creative Australia, si legge nella nota, sostiene la libertà di espressione artistica e non giudica l'interpretazione dell'arte. Tuttavia, il consiglio ritiene che un dibattito prolungato e divisivo sull’esito della selezione del 2026 costituisca un rischio inaccettabile per il sostegno pubblico alla comunità artistica australiana e potrebbe minare il nostro obiettivo di unire gli australiani attraverso l’arte e la creatività».
Sabsabi e Dagostino hanno a loro volta affidato a una dichiarazione il loro dispiacere e disappunto: «A Venezia, vi si legge, volevamo presentare un’opera trasformativa, un’esperienza che unisse tutto il pubblico in uno spazio condiviso aperto e sicuro». Non sono stati forniti dettagli sull'opera proposta, ma stando alla dichiarazione «il team artistico è ancora impegnato a presentare quest’opera su una piattaforma globale e a tale scopo cercherà il sostegno della comunità».
Il sostegno dal settore
Nomi di spicco si sono affrettati a sostenere Sabsabi e Dagostino e a condannare Creative Australia. Elizabeth Ann Macgregor, ex direttrice del Museum of Contemporary Art Australia, ha sottolineato il pericolo di saltare a conclusioni ideologiche senza comprendere appieno un'opera d'arte. «Le immagini online e le brevi descrizioni non possono trasmettere l’intento dell'artista, soprattutto quando esso è ironico e stratificato», ha scritto Macgregor, aggiungendo poi che «Con “Thank You Very Much”, il titolo del video che fa riferimento all’11 settembre, l’artista non plaude all’attacco: è tratto da una citazione di George W. Bush inclusa nel pezzo».
Simon Mordant, filantropo di Sydney attivo nel mondo dell’arte, ha protestato contro l'esclusione di Sabsabi e Dagostino dimettendosi dal suo ruolo di ambasciatore per l'Australia alla Biennale e ritirando il suo sostegno finanziario. Ha descritto la situazione come «un tragico pasticcio» e ha chiesto il licenziamento di Collette e del presidente di Creative Australia Robert Morgan. «Khaled [Sabsabi] è un pacificatore e una persona molto riflessiva, ha dichiarato Mordant a “The Australian Financial Review”. L'idea che egli sostenga il terrorismo, il razzismo o l’antisemitismo è oltraggiosa».
Anche Moore ed Ellie Buttrose, curatori del padiglione vincitore del Leone d'Oro dello scorso anno, hanno criticato la mossa. «Siamo rimasti sconvolti nell’apprendere che il 13 febbraio il Consiglio di Creative Australia ha in tutta fretta e e senza un processo trasparente annullato il contratto con Khaled Sabsabi e Michael Dagostino», hanno dichiarato in un comunicato.
Tutti e cinque i team artistici selezionati da Creative Australia per Venezia hanno dichiarato che avrebbero rifiutato l’incarico se glielo avessero offerto. La National Association for the Visual Arts ha condannato la decisione di Creative Australia, sostenendo che sia stata causata da «pressioni politiche e dichiarazioni false ».
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Khaled Sabsabi e Michael Dagostino alla conferenza stampa organizzata per annunciare la loro partecipazione alla Biennale di Venezia del 2026. Foto Elizabeth Fortescue