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Ambulacri meridionali del Colosseo

Foto: © Simona-Murrone. Courtesy Parco Archeologico del Colosseo

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Ambulacri meridionali del Colosseo

Foto: © Simona-Murrone. Courtesy Parco Archeologico del Colosseo

Il settore «dimenticato» del Colosseo diventa uno spazio pubblico di incontro e condivisione

Sono stati inaugurati ieri, 17 marzo, il nuovo allestimento e l’area archeologica degli ambulacri meridionali dell’Anfiteatro Flavio

Samantha De Martin

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L’Anfiteatro Flavio ritrova i suoi ambulacri perduti grazie a un intervento ideato dal Parco Archeologico del Colosseo (PArCo), che ha curato anche la direzione tecnica e scientifica, su progetto di Stefano Boeri Interiors.

La «Rovina cotta dal sole», che Émile Zola apprezzava con la sua sagoma «dorata, maestosa e ancora gigantesca pur se semicrollata», ritrova adesso la sua immagine dimenticata grazie a un intervento di recupero e valorizzazione che, come ha spiegato il direttore del Parco Archeologico del Colosseo Simone Quilici, «mira a restituire a romani e turisti uno spazio del quale si era smarrita la percezione e che si avvia adesso a diventare un luogo di incontro e condivisione».

Il risultato della riqualificazione degli ambulacri meridionali dell’Anfiteatro Flavio è stato presentato ieri, 17 marzo, nel corso di una conferenza stampa. L’intervento, che si avvale della sponsorizzazione tecnica di Mapei, ha visto collaborare fianco a fianco archeologi e architetti.

Il progetto e il cantiere di lavoro, realizzati dal PArCo durante la direzione di Alfonsina Russo, con Federica Rinaldi come responsabile unico del procedimento e Barbara Nazzaro come direttore lavori, si sono conclusi a febbraio scorso.

Come ha ricordato Federica Rinaldi, già archeologa del Colosseo, alla direzione del Museo Nazionale Romano, in quello che era prima un vuoto tra lo sperone Stern e Valadier, percepito da Percy Bysshe Shelley attraverso l’immagine romantica delle «pietre infrante che furono parte un tempo di una solida muraglia», adesso, «due anni di scavo hanno riportato alla luce duemila anni di storia compressi in poco più di un metro di stratigrafia».

«Gli scavi archeologici, ha detto Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione culturale, già direttore del Parco Archeologico del Colosseo, hanno permesso di riportare alla luce un settore del monumento dimenticato da 15 secoli, quello da cui nell’antichità l’imperatore faceva ingresso nell’Anfiteatro con il suo seguito, consentendo di approfondire diversi aspetti della sua costruzione e del suo funzionamento finora solo ipotizzati, a partire dal suo efficiente sistema idraulico. Vogliamo spiegare al pubblico come quest’area si trovasse prima all’interno all’Anfiteatro».

A partire dal VI-VII secolo d.C., infatti, il fronte meridionale del monumento, compreso tra gli attuali speroni Stern e Valadier, adagiato su un terreno alluvionale instabile rispetto a quello nord, aveva subìto un crollo per via di cedimenti naturali e terremoti, riusi e spoliazioni. Tutto questo ha fatto sì che, nel tempo, questo settore dell’edificio assumesse destinazioni diverse, dal riuso dei materiali alla rifunzionalizzazione degli spazi privati, trasformati in ricoveri, stalle, recinti, fino agli spianamenti dei restauri ottocenteschi. L’intera stratigrafia sedimentatasi tra il VII e il XX secolo è stata oggetto di indagine tra il 2021 e il 2024 da parte del PArCo.

La nuova pavimentazione, oltre a permettere la fruizione dello spazio tramite rampe per i visitatori con difficoltà motorie, delinea ora il perimetro perduto dell’anfiteatro. Partendo dai blocchi rimasti in situ in altri settori del monumento, nel settore meridionale è stata disegnata una pavimentazione in lastre di travertino dalle cave tiburtine, che ne richiama l’estensione originaria, mentre i lacerti originali sono stati delimitati. A terra, in corrispondenza degli archi numerati che scandivano la facciata guidando gli spettatori alla ricerca del proprio settore, sono stati incisi i numeri dei fornici.

Oltre a essere reversibile, l’intero intervento, realizzato con i fondi di compensazione delle opere della Metro C, si è avvalso di materiali innovativi, come il massetto e l’adesivo formulati da Mapei per il Colosseo, nell’ambito di un accordo di sponsorizzazione tecnica con il PArCo.

«La riforma del piazzale sud dell’Anfiteatro Flavio, ha commentato l’architetto Stefano Boeri, svolto in sinergia tra archeologi e architetti, ha finalmente restituito la percezione della dimensione originale del monumento offrendo al pubblico la possibilità di avvicinarsi alle sue mura e di immaginare il ritmo e la sequenza degli ambulacri e dei fornici oggi perduti».

Ambulacri meridionali del-Colosseo, area-archeologica. Foto: © Simona-Murrone. Courtesy Parco Archeologico del Colosseo

Samantha De Martin, 18 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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