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Frieze Los Angeles 2026

Photo by Casey Kelbaugh/CKA. Courtesy of Frieze

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Frieze Los Angeles 2026

Photo by Casey Kelbaugh/CKA. Courtesy of Frieze

Il sole della California e la pioggia di dollari: il bilancio di Frieze Los Angeles 2026

Da David Zwirner a Gagosian, i giganti del sistema dell'arte internazionale riportano vendite significative in un clima di generale ottimismo

Camilla Sordi

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Il riverbero del Pacifico si rifrange sulle ampie vetrate del Santa Monica Airport, adattato a padiglione di fiera, mentre l'aria tersa della città conduce gli oltre 32 mila visitatori lungo i cento stand di Frieze Los Angeles 2026 (26 febbraio-1 marzo 2026). L’energia della West Coast - vibrante, intrisa di quella commistione unica tra industria dell'intrattenimento e ricerca concettuale - si condensa nei volumi plastici delle opere, invisibile ma onnipresente. È questo il filo che tiene insieme il mondo esterno e il microcosmo della fiera, in un’edizione che ha confermato la maturità definitiva, almeno ad ascoltare l’entusiasmo di chi ha chiuso affari milionari già nelle prime ore dell’opening.

I "bollini rossi" non hanno infatti tardato a comparire, seguendo il ritmo serrato delle trattative che hanno animato il weekend, a partire dal booth di David Zwirner. La galleria ha siglato uno dei colpi più significativi della rassegna con la vendita di un’opera mixed-media di Njideka Akunyili Crosby per 2,8 milioni di dollari, destinata a una fondazione europea, consolidando poi il successo con un dipinto di Lynette Yiadom-Boakye, ceduto a 1,5 milioni di dollari, e un nuovo lavoro su carta di Lisa Yuskavage (280 mila dollari). Poco distante, Thaddaeus Ropac rispondeva con la cessione di un monumentale Georg Baselitz per 1 milione di euro e un Alex Katz da 700 mila dollari, mentre White Cube confermava l'appetibilità della scultura internazionale piazzando tre lavori di Antony Gormley in una fascia compresa tra le 500 mila e le 800 mila sterline ciascuno.

Garth Greenan Gallery’s booth at Frieze Los Angeles 2026. Photo by Casey Kelbaugh/CKA. Courtesy of Frieze

Hauser & Wirth’s booth at Frieze Los Angeles 2026. Photo by Casey Kelbaugh/CKA. Courtesy of Frieze

Il legame con il territorio è stato però il vero baricentro emotivo della fiera. Gagosian ha celebrato cinquant'anni di estetica californiana riportando a casa i lavori di Ed Ruscha, Frank Gehry e Mary Weatherford, mentre Pace Gallery incantava il pubblico con l'installazione luminosa Carat and Schtik di James Turrell, venduta per 950 mila dollari insieme a un dipinto di Jean Dubuffet da 475 mila dollari e una tela di Emily Kam Kngwarray per 450 mila dollari. La tensione tra tradizione e visione si è riflessa anche nelle scelte di Gladstone Gallery, capace di muoversi agilmente tra una scultura di Keith Haring da 700 mila dollari, un grande dipinto di Ugo Rondinone da 260 mila dollari e le edizioni fotografiche di Robert Mapplethorpe, collocate stabilmente intorno ai 200 mila dollari.

Mentre le grandi transazioni stabilizzavano il vertice della piramide, una vitalità elettrica percorreva le sezioni dedicate alle riscoperte e ai nuovi linguaggi. Hauser & Wirth ha bruciato ogni tempistica dichiarando il sold-out per la personale di Conny Maier già al termine del primo giorno, con i dipinti maggiori venduti a 125 mila dollari, imitata da Almine Rech che ha trovato un acquirente per un’opera di Ewa Juszkiewicz a una cifra vicina agli 850 mila dollari e una scultura di Aaron Curry tra i 210 mila e i 245 mila dollari. Anche le proposte più ricercate di Michael Rosenfeld Gallery hanno trovato terreno fertile, con il posizionamento di un capolavoro di Sam Gilliam del 1969 per oltre 1 milione di dollari e un lavoro di Bob Thompson quotato tra i 500 mila e il milione di dollari.

Njideka Akunyili Crosby, Grandmother's Parlour, 2016. © Njideka Akunyili Crosby. Courtesy of the artist, Victoria Miro, and David Zwirner

Georg Baselitz, Eine elektrische Divergenz, 2023. © Georg Baseltiz. Photo by Ulrich Ghezzi. Courtesy of Thaddaeus Ropac.

L'eco delle vendite si è estesa fino ai settori più sperimentali e alle gallerie internazionali che hanno saputo intercettare il gusto locale. Sprüth Magers ha piazzato due dipinti di David Salle rispettivamente per 375 mila e 130 mila dollari, mentre Lisson Gallery ha salutato la fiera con la vendita di una Carmen Herrera da 380 mila dollari, una scultura di Hugh Hayden da 300 mila dollari e un Sugimoto da 250 mila dollari. Persino le proposte più giovani della sezione Focus hanno registrato volumi consistenti di vendita: Anthony Gallery e Hannah Traore Gallery hanno esaurito i propri stand con opere tra i 5 mila e i 17 mila dollari, mentre Sea View ha venduto l'intera serie di sculture di Zenobia Lee con prezzi fino a 20 mila dollari.

Al tramontare del sole californiano ha fatto così seguito una piacevolissima pioggia di vendite, che rinfresca un mercato che ha bisogno, come tutti, di tenersi sveglio in un contesto sempre più ostico e competitivo. 

Camilla Sordi, 03 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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