Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Marc Chagall, «Details of La fuite coq et bouc au dessus du village»,1962.

Credits Ruben Cantu Rajnoldi. Courtesy by NOTTE.

Image

Marc Chagall, «Details of La fuite coq et bouc au dessus du village»,1962.

Credits Ruben Cantu Rajnoldi. Courtesy by NOTTE.

«Il volo meraviglioso» di Marc Chagall a Milano

Alla Galleria NOTTE di Milano, fino al 15 giugno 2026, una mostra racconta il mondo onirico dell’artista tra amore, colore e ricordo. Un percorso che non descrive Chagall, ma invita a entrare nel suo sguardo

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

C’è un modo di vedere in cui il peso non scompare, ma cambia funzione. Le figure non sfidano la gravità, la attraversano. Sono riconoscibili, eppure instabili. Perché il mondo, in Marc Chagall, è filtrato da una memoria che agisce, «sposta» e ricompone. Ed è su questo piano che si costruisce «Marc Chagall. Il Volo Meraviglioso», la mostra alla Galleria NOTTE. Curata da Carolina Lanfanchi e Mattia Melzi, l’esposizione non procede per cronologia né per icone. Piuttosto, introduce al suo modo di vedere, a quel mondo onirico in cui realtà, fantasia e memoria si intrecciano.

Nato nel 1887 a Vitebsk e morto nel 1985 a Saint-Paul-de-Vence, Marc Chagall attraversa Parigi, il ritorno in Russia e l’esilio. Nessuna traiettoria lineare. Piuttosto, una sequenza di ritorni. L’infanzia nello shtetl resta un nucleo attivo. Non sfondo, ma origine del linguaggio. «Non dipingo ciò che vedo, ma ciò che ricordo», affermava. E la mostra traduce questa impostazione in spazio: l’allestimento è aperto, senza gerarchie, con opere che convivono sullo stesso piano – figure, animali, amanti – senza un ordine imposto. Si entra e si attraversa, proprio come la memoria, che non segue un percorso lineare ma si muove liberamente tra i ricordi.

Perché la realtà, nelle opere di Marc Chagall, non è deformata ma riorganizzata con una coerenza interna: una logica emotiva che tiene insieme i singoli elementi. In questo senso, l'arte di Marc Chagall risuona con le intuizioni di Henri Bergson, per il quale il tempo non è una successione meccanica di istanti, ma una «durata reale» (durée réelle), un flusso continuo in cui passato e presente si compenetrano. Le figure sospese di Marc Chagall traducono visivamente questa continuità, manifestando come l'«élan vital» dell'artista rompa gli argini della percezione comune. Gli animali, lungi dall'essere semplici elementi decorativi, spostano il senso, introducono scarti e aprono l’immagine, diventando veicoli di un significato profondo e trasfigurato.

Questa dinamica emerge con particolare evidenza in opere tarde come «Amoureux à l’arc-en-ciel» (1984), dove il motivo degli amanti – tra i più ricorrenti dell’artista – si carica di una dimensione insieme intima e memoriale. La coppia abbracciata, sospesa su uno sfondo che richiama Vitebsk, non è solo una presenza affettiva ma una forma di persistenza: un’immagine che trattiene e restituisce il legame con Bella Rosenfeld. Attorno a loro, un arcobaleno costruito per campiture cromatiche organizza lo spazio secondo una logica non descrittiva ma emotiva. Figure umane, animali e oggetti convivono senza gerarchie – una lattaia, un asino, galline, fiori – in una composizione eterogenea che non mira all’ordine ma alla risonanza interna. Anche nei dettagli più ironici, come il volto che affiora dalle piume di una gallina, si avverte questa libertà combinatoria: un mondo che non rappresenta, ma ricompone.

Come scriveva il poeta Blaise Cendrars, nello studio di Marc Chagall a Parigi «tutto è sottosopra», perché la visione precede sempre la regola. E la realtà viene reinventata dall'interno, non semplicemente seguita. È un dialogo costante tra il visibile e l'invisibile, il detto e il non detto, che si manifesta in ogni pennellata.

Questa reinvenzione del reale permette a Marc Chagall di mantenere un rapporto laterale con le avanguardie, pur essendone profondamente influenzato. Guillaume Apollinaire coglie presto la qualità «surnaturel» (soprannaturale) del suo lavoro, visitando il suo studio a La Ruche nel 1911. André Breton lo avvicina al Surrealismo, ma Marc Chagall resta indipendente. Il suo non è automatismo, ma una costruzione consapevole, una memoria che si accende e una visione che nasce da un'intimità profonda con il vissuto. In questa complessa sinfonia, la musica entra come struttura portante. Il celebre violinista sul tetto richiama la tradizione chassidica e la musica klezmer, dove il suono media tra terreno e trascendente, diventando un ponte mistico verso il divino. In pittura, questa funzione passa al colore, che connette, organizza e dà ritmo. Marc Chagall stesso affermava: «Il colore è tutto, quando il colore è giusto, la forma è giusta. Se metto un punto rosso sulla mia tela, non è un punto rosso, è il mio cuore».

Marc Chagall, «Amoureux à l'arc en ciel», 1984. Courtesy NOTTE.

Se il colore è il cuore pulsante dell'opera, l’amore ne è l'asse fondamentale. Bella Rosenfeld non è solo presenza biografica, ma perno simbolico che orienta le composizioni. Le figure si avvicinano, si sollevano. La relazione modifica lo spazio, cedendo alla gravità come se l'amore fosse una forza fisica alternativa. Lionello Venturi lo sintetizza con precisione: «Picasso è il trionfo dell’intelligenza; Chagall è il trionfo del cuore». Qui il cuore è struttura visiva, un principio attivo che permea ogni tela. Persino Pablo Picasso, pur nella sua distanza stilistica, dovette ammettere: «Chagall è l'unico pittore che ha capito cos'è veramente il colore dopo la morte di Matisse». È in questa dimensione affettiva che l'arte di Marc Chagall trova la sua più autentica risonanza, trasformando l'esperienza personale in un linguaggio universale.

Allo stesso tempo, questa tensione tra memoria e visione si estende allo spazio geografico e biografico, come accade in «Ecuyère rouge dans le ciel bleu-rosé entre Vitebsk et Paris» (1982). Qui due luoghi fondamentali – Vitebsk e Parigi – non sono semplicemente evocati, ma fusi in un’unica immagine mentale. Da un lato, la silhouette della Torre Eiffel introduce la città moderna; dall’altro, l’aggregarsi compatto di edifici e cupole richiama la dimensione raccolta della città natale. Non c’è separazione, ma continuità: i due poli si dispongono lungo un asse visivo che attraversa la composizione, collegando la figura del pittore in primo piano a una scena circense sospesa. È una geografia interiore, in cui esperienza e ricordo si sovrappongono, restituendo una visione che non distingue tra ciò che è stato e ciò che è immaginato, ma li tiene insieme in una stessa qualità onirica.

Questa profonda connessione tra interno ed esterno, tra emozione e percezione, trova la sua massima espressione nel motivo della finestra. Un elemento che introduce la «soglia» – uno spazio di confine che non separa, ma collega l'io e il mondo, il dentro e il fuori. In «Rencontre à la grande fenêtre» (1976), opera chiave in mostra, interno ed esterno si compenetrano. Lo spazio cambia qualità, trasformando l'osservazione in esperienza, il guardare in attraversare. La mostra insiste proprio su questo punto: non si deve «solo» rappresentare Marc Chagall, ma ricostruirne le condizioni creative, permettendo allo spettatore di abitare la sua stessa visione.

Attraverso questo allestimento immersivo, ogni opera resta in equilibrio tra stati diversi: presenza e memoria, peso e leggerezza, forma e dissoluzione. È una variazione continua, un invito a superare le barriere del visibile.

Resta, però, un paradosso: immagini impossibili, ma familiari. Irreali, ma credibili. Come filtrate da una memoria emotiva più che attraverso gli occhi. E la mostra rende visibile questa tensione. Non spiega, ma mette lo spettatore nella condizione di osservare Marc Chagall da un altro punto di vista, da una prospettiva inusuale, diversa. Perché alla fine resta una sensazione semplice: il mondo può essere «leggero» senza essere meno vero. Ed è forse è questo il senso di quel «volo meraviglioso» di Chagal. O meglio, come diceva lui stesso, di una pittura che è «un sogno, ma un sogno del tutto reale».

Marc Chagall, «Gouache préparatoire pour la lithographie d’ interprétation Sirène au poète», 1960. Courtesy NOTTE.

Nicoletta Biglietti, 16 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

«Il volo meraviglioso» di Marc Chagall a Milano | Nicoletta Biglietti

«Il volo meraviglioso» di Marc Chagall a Milano | Nicoletta Biglietti