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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliNella città di Vinkovci, nella Croazia orientale, un’équipe di archeologi impegnati negli scavi in un sito destinato a un futuro mercato contadino hanno scoperto una rara tomba intatta all’interno di un’antica necropoli romana. Vinkovci era conosciuta come Colonia Aurelia Cibalae quando faceva parte dell’Impero romano (si trovava allora in Pannonia), e l’area del futuro mercato all’aperto si sovrappone alla necropoli settentrionale di Cibalae. L’antica città fu il luogo di nascita di due imperatori romani, i fratelli Valentiniano I (321-375 d.C.) e il suo successore, Valente (328-378 d.C.).
Il direttore del Museo Civico di Vinkovci, Hrvoje Vulić, ha affermato che il caso di tombe in mattoni rimaste intatte e non saccheggiate è estremamente raro. «La struttura della tomba è in mattoni, ma purtroppo il defunto è stato sepolto con pochissimi oggetti. Abbiamo ritrovato un oggetto in ferro vicino al piede destro e un frammento di bronzo sulla spalla destra. Si tratta di un uomo, la cui età è stimata al momento tra i 40 e i 45 anni. Lo scheletro sembra essere in condizioni relativamente buone, circostanza eccellente che potrà fornire una serie di dati attraverso l’analisi», ha detto Vulić. «Nelle altre tombe esaminate finora abbiamo rinvenuto oggetti interessanti quali fiale vitree, fibule e altri oggetti tipici del periodo romano», ha affermato.
L’antica Cibalae riveste un’importanza fondamentale nella storia romana, poiché nelle sue vicinanze si svolse, nel 316 d.C., la battaglia per la supremazia tra gli imperatori Costantino il Grande e Licinio e terminò con la vittoria di Costantino. Licinio aveva riunito il suo esercito a Cibalae, ai piedi di una collina. Gli arcieri diedero inizio alla battaglia con una serie di lanci, seguiti dallo scontro delle fanterie, che durò l’intera giornata. La battaglia fu decisa da un iniziale attacco della cavalleria di Costantino, comandata dall'imperatore in persona, che attaccò l’ala sinistra della compagine nemica, distruggendola, mentre Licinio resisteva al centro. Costantino lo attaccò quindi sul fianco, costringendolo a fronteggiare la nuova minaccia, e finendo per fare una carneficina degli uomini di Licinio: 20mila di loro morirono, e lo sconfitto dovette fuggire con la cavalleria verso la città di Sirmio, approfittando del calare delle tenebre, ma abbandonando viveri, bestiame e ogni altro equipaggiamento.
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