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Lo scheletro del Triceratops che sarà protagonista dell’asta online dal 17 al 31 marzo

Courtesy of JOOPITER

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Lo scheletro del Triceratops che sarà protagonista dell’asta online dal 17 al 31 marzo

Courtesy of JOOPITER

JOOPITER punta sul Triceratops da 5 milioni e mezzo di dollari

Per 66 milioni di anni è rimasto sepolto e per trent’anni ha raccontato il suo tempo a milioni di persone. Ora il grande fossile si trova di fronte a un nuovo capitolo.

Margherita Panaciciu

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JOOPITER, casa d'aste digitale globale fondata dal musicista e designer Pharrell Williams metterà in asta un Triceratops il prossimo 17 marzo (fino al 31 marzo) segnando una tappa importante: è la prima offerta di fossili che va sulla piattaforma di aste online.

Con una stima tra 4,5 e 5,5 milioni di dollari, lo scheletro, è l’unico esemplare museale di Triceratops mai giunto all’asta, un testimone diretto degli ultimi istanti dell’era dei dinosauri che oggi si affaccia a un nuovo capitolo della sua straordinaria storia. Sessantasei milioni di anni fa, nelle pianure alluvionali dell’attuale Wyoming, un giovane Triceratops si muoveva in un mondo caldo e inquieto. Fiumi lenti attraversavano terre basse e umide, branchi di erbivori cornuti avanzavano compatti tra le vallate e, oltre la linea degli alberi, incombeva il predatore supremo: Tyrannosaurus rex. Era la fine del Cretaceo, un’epoca sospesa sull’orlo dell’estinzione. Nessuna creatura poteva immaginare che un evento catastrofico avrebbe cancellato quasi ogni forma di vita dominante. Tra quegli animali inconsapevoli c’era «Trey» (suo attuale soprannome).

Il suo fossile proviene dalla celebre Lance Formation, uno dei giacimenti più importanti per comprendere gli ecosistemi del Maastrichtiano, l’ultimo atto dell’era mesozoica. È qui che la storia naturale si fa dramma: è qui che si osservano gli ultimi protagonisti di un mondo che stava per scomparire. Il Triceratops, descritto per la prima volta nel 1889 dal paleontologo Othniel Charles Marsh, è diventato nel tempo molto più di un genere scientifico. Con le sue tre corna protese in avanti e l’ampio collare osseo, è la sagoma stessa della preistoria, un’icona riconoscibile a colpo d’occhio. L’olotipo, noto come YPM 1820 e illustrato nel 1896, ha rappresentato una pietra angolare per la paleontologia moderna, contribuendo a ricostruire gli equilibri ecologici del tardo Cretaceo. Trey si inserisce in questa tradizione scientifica con una forza rara in quanto esemplare di fossile esposto, studiato, documentato, parte integrante della memoria pubblica.

Per oltre trent’anni è stato osservato da generazioni di visitatori. Bambini con il naso all’insù, studenti di paleontologia, famiglie, studiosi. La sua presenza non è stata silenziosa: ha raccontato una storia di evoluzione, adattamento e fine improvvisa. Ha incarnato l’immaginario collettivo dei dinosauri, diventando un ponte tra il mondo scientifico e la meraviglia popolare. Ora, la sua comparsa in asta rappresenta un momento storico: significa mettere in circolazione un frammento autentico della fine di un’era, un testimone materiale dell’ultimo respiro dei dinosauri. Per milioni di anni è rimasto nascosto, per decenni ha educato e affascinato e oggi porta con sé non solo ossa fossilizzate ma il peso simbolico di un mondo perduto che continua, sorprendentemente, a parlare al nostro presente.

Margherita Panaciciu, 03 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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